No Interview – “Bandiera sulla luna”: la poetica essenzialità di Erica Mou

Era uno dei dischi più attesi e le premesse sono state più che soddisfatte. Bandiera sulla luna è il nuovo lavoro di Erica Mou, uscito il 1° dicembre per Godzillamarket. Le tracce contenute all’interno rappresentano perfettamente l’irrequietezza di una generazione intera e mettono in risalto, ancora una volta, la sensibilità e l’autenticità della giovane cantautrice.

 

“Bandiera sulla luna” si divide idealmente in due parti. Ti va di descrivercele?

La prima parte dell’album è quella della fuga, dell’irrequietezza, dello sguardo pieno di critica.

La seconda è quella dell’arrivo sulla luna, nel senso di un posto con meno gravità, diverso da quello a cui si è abituati, in cui ritrovarsi più presenti.

Al centro del racconto troviamo “Azzurro”, un brano di cinquant’anni fa che hai saputo rendere più intimo e delicato valorizzando maggiormente il testo. Come sei giunta alla scelta di questa cover?

Ero sul divano con la chitarra, un pomeriggio, e ho cominciato a canticchiarla suonandola molto più lenta dell’originale.

E in questo andare piano, mi sono soffermata per la prima volta a pensare alle parole di questa canzone, al loro sottotesto più profondo.

“Bandiera sulla luna” è un disco sulla ricerca di calore, di sensibilità. È il percorso che sto facendo nella mia vita adesso.

È come se il protagonista di Azzurro rappresentasse una versione di me che non voglio più essere, bloccato com’è in una stagione interiore fredda, a guardare l’estate senza toccarla.

Correggimi se sbaglio, ma trovo che il filo conduttore di “Tienimi il posto”, il tuo precedente album, e di “Bandiera sulla luna” sia in un certo senso lo stesso. Forse nel primo arrivava di più il dolore, mentre ora siamo di fronte ad una rinascita…

Non ti correggo affatto!  Di sicuro “Tienimi il posto” è un disco pieno di sofferenza e “Bandiera sulla luna” di vita nuova.

Così com’è certo che questi due album, per quanto totalmente diversi, siano legati.

Il primo è la premessa di quest’ultimo.

In fondo forse è naturale, no? La musica è un flusso continuo e un percorso artistico è la somma di tante cose diverse che però si intrecciano, sono coerenti tra loro anche quando sono diversissime.

E’ un’unica vita che, ogni tanto, si lascia fotografare.

 

 

La sensazione è che in questo disco tu ti sia messa completamente a nudo, più che in qualunque altro lavoro. È così?

Sì.

In ogni disco credo di essermi messa a nudo al massimo delle mie capacità.

Adesso, forse, ho più strumenti e meno inibizioni per farlo.

Chissà domani!

Questo è anche il primo album che scrivi lontana dalla Puglia, la tua terra d’origine. È stata una decisione voluta o è frutto semplicemente dell’evolversi della vita che ti ha portata a svuotare cassetti per poi riempirli altrove?

Dovevo andare via, sentivo che lì stavo vivendo un’esistenza che non mi corrispondeva più, che dovevo trovare dei punti di vista diversi da cui affacciarmi a vedere le cose.

Senza avere reti di sicurezza durante il volo.

Il tour di presentazione è iniziato a dicembre; come ti ha accolto il pubblico?

Regalandomi sempre un ascolto attento e caldo.

Sono fiera e commossa di avere un pubblico così, ogni volta è ritrovare e scoprire persone speciali, con cui condividere.

Domanda Nonsense: Di fronte alla foto di una Erica adolescente qual è il primo pensiero che ti viene in mente?

I brufoli fanno schifo.

 

 

Intervista a cura di Cinzia Canali

 

Autore dell'articolo: Cinzia Canali

Cinzia Canali
Cinzia Canali nasce a Forlì nel 1984. Dopo gli studi, si appresta a svolgere qualunque tipo di lavoro, ama scrivere e ha la casa invasa dai libri. La musica è la sua passione più grande. Gira da sempre l'Italia per seguire più live possibili, la definisce la miglior cura contro qualsiasi problema.