No Interview – Daniele Citriniti ci parla di _resetfestival, un’immersione nella musica

Sta per tornare il _resetfestival, il festival dell’innovazione musicale, che si svolgerà a Torino dall’1 al 7 ottobre. La manifestazione, nota per la sua voglia di partire dal basso per scoprire nuovi talenti, unendo addetti ai lavori, pubblico ed artisti, è una vera e propria immersione nella musica attraverso live, workshop e conferenze su tendenze, tematiche e personaggi  tra i più interessanti dell’ultimo anno. Anche in questa decima edizione ci saranno varie aree dedicate a questi temi e tantissime novità che pian piano saranno svelate.

Egle Taccia ha incontrato uno dei protagonisti del _resetfestival, Daniele Citriniti, per una bella chiacchierata sui festival e sulla musica.

Qual è il miglior modo di vivere un festival?

Il miglior modo di vivere un festival è quello di non scegliere la line up, ma di scegliere l’esperienza, scegliere quello che è l’ambito che ruota intorno al festival. Molti festival hanno un claim, hanno un tema, hanno un messaggio, un obiettivo. Sicuramente sì, bisogna scegliere gli artisti che sono stati selezionati, ma bisogna anche andare a scegliere l’ambito, andare a scegliere l’atmosfera che si vuole vivere.

Il fatto che l’indie si stia dirigendo sempre più verso il mainstream sta creando difficoltà ai festival nello scegliere la line up, visto l’aumento dei cachet e dei costi?

A noi no, perché noi non abbiamo una line up di headliners. Il _reset festival si basa su una call che è aperta a tutti, a cui tutti si possono iscrivere. Tendenzialmente si iscrivono sempre artisti pseudo sconosciuti, e sono quelli che poi facciamo esibire sul palco. Gli artisti più noti partecipano al festival in un’altra formula, prestando la propria esperienza, la propria competenza per affiancare gli artisti emergenti. Nel nostro caso questa cosa non ci sposta. Quale sia il limite tra l’indipendente e il mainstream, secondo me, è prevalentemente dato dalla fetta di pubblico che va a raccogliere. Il genere musicale non è tirato in ballo in questo senso, come invece molto spesso capita, per cui non credo crei difficoltà in questo senso, anzi. Se ricordiamo che i Lunapop sono partiti come band indipendente e poi sono diventati Cesare Cremonini…

Te lo chiedevo perché ultimamente si sta sviluppando sempre più il fenomeno del sold out al primo live o comunque del pienone alla prima esibizione, cosa quasi impossibile da pensare fino a un po’ di tempo fa. Questa attenzione nei confronti degli artisti nuovi, che non hanno mai suonato davanti a un pubblico, può cambiare l’idea di festival e il loro approccio con la gente?

Non posso che esserne contento se ci sono tante persone che vanno ad ascoltare un artista nuovo. Nella logica di _reset, che propone artisti nuovi e li mette sul palco, spero che questo fenomeno sia uno stimolo ad andare ad ascoltare anche quello che si conosce meno. Dall’altro lato mi auguro che ci sia sempre una critica costruttiva da parte del pubblico, che sappia selezionare dopo aver ascoltato. Io penso che sia un bene il fatto di abbattere il limite del conoscere per forza prima un artista per andare ad ascoltarlo o dell’averlo già ascoltato prima per andarci; andare sulla fiducia verso qualcosa che ci attrae è positivo, ma dopo averlo ascoltato è giusto che si possa seguire il proprio gusto e si abbia una capacità di discernimento tra ciò che ci piace e ciò che non ci piace e non si segua solo quello che funziona o che in qualche modo nel gruppo viene seguito.

Il reset ha un’impostazione che lo rende un vero festival, dove la musica viene vissuta come un’esperienza. Cosa ne pensi, invece, del fatto che molte volte vengono definiti festival vere e proprie rassegne musicali dove, in realtà, si mettono semplicemente in fila una serie di concerti senza un vero filo conduttore, senza realizzare un’esperienza per il pubblico?

Uno dei primi anni in cui ho organizzato questo festival mi è capitato per caso di andare ad un grandissimo festival chiamato così per via di una birra, per un brand commerciale di birre, e mi sono reso conto di come quello in realtà non fosse un festival, ma fosse un grande palco con dei concerti sopra e questo, secondo me, fa la differenza. Poi, ovviamente, nessuno ha la titolarità del marchio festival, ognuno lo può usare, ma sta al pubblico capire cosa sia un festival e cosa non lo sia e capire cosa si preferisce.

Ho visto che ultimamente a Torino ci sono delle difficoltà nel realizzare eventi con musica dal vivo. Anche il _reset è stato vittima di intoppi burocratici o difficoltà di questo tipo?

Ne troviamo sempre per il nostro festival, perché è un festival che non ha grandi risorse economiche a disposizione. Diciamo che non penso sia un problema esclusivamente di Torino, ma che sia un problema nazionale. Ci sono delle normative molto vecchie, la legge sulla pubblica sicurezza risale al 1938, siamo nel 2018, il problema è molto allargato. Il fatto che ci sia un’incapacità di modificare le norme, di andare a lavorare sull’aggiornamento delle leggi, e invece si continui a cambiare la politica, ma non a cambiare le leggi, e le leggi in qualche modo in materia di pubblica sicurezza sono vecchissime e sono assolutamente non attuali, crea dei problemi, non solo a noi, ma in generale.

La musica come lavoro: come la intendete voi del reset?

Sicuramente la musica deve essere intesa come lavoro e questo riguarda chiunque stia nell’ambito della musica, dai creativi ai professionisti, ai tecnici, ai musicisti, a tutte le agenzie che lavorano nella musica. E’ un indotto molto grosso, che purtroppo ha un’incapacità di essere tracciato, di emergere, molto spesso per problemi legati alla fiscalità, anche in questo senso credo che ci siano delle leggi da cambiare, credo che essendo la musica cultura debba esserci un incentivo ad operare in questo ambito, quindi a cercare di sgravare determinati modelli che sono sicuramente già molto vessanti nel mondo del lavoro ordinario e sicuramente nel mondo della libera professione creativa sono ancora più difficili da gestire. Il mio pensiero sul tema può essere: se la musica è un lavoro, il lavoro può essere una musica.

 

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag, scrive per Qube Music e Lamusicarock e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!