No Interview – Diodato: Sanremo, il tour all’estero e il nuovo singolo

Abbiamo fatto una chiacchierata/bilancio con Diodato, parlando della sua esperienza a Sanremo e del suo tour all’estero.

Intervista di Egle Taccia

Questo 2018 si è aperto con la partecipazione a Sanremo. Come hai vissuto questa nuova esperienza al Festival?

È stata molto bella perché l’ho vissuta con un amico, con Roy. Devo dire che emotivamente Sanremo è sempre qualcosa di molto molto forte, però questa volta ho potuto condividere l’ansia con un altro artista, con un grande artista come Roy. È stato, da quel punto di vista, emotivamente forte anche per quel motivo lì, quindi per me è stata sicuramente un’esperienza meravigliosa, è stato un crescendo, giorno dopo giorno. Sono veramente contento.

Com’è nata la collaborazione con Roy Paci?

Io e Roy siamo amici da tempo, abbiamo già collaborato altre volte, abbiamo fatto molte cose insieme e quando ho scritto questo brano ho immaginato subito un grande arrangiamento di fiati, così gliel’ho mandato, lui lo ha ascoltato e gli è piaciuto molto e poi successivamente è nata questa idea festival. È nato tutto in maniera molto naturale, mi piaceva l’idea, piaceva anche a lui ed è andata in porto.

Hai portato un brano che spinge a vivere la realtà, a guardarsi intorno e a vivere ogni momento. Quanto è importante allontanarsi dal virtuale e ritornare nel mondo reale?

Direi fondamentale, nel senso che ritengo sia sbagliato, e probabilmente è anche una malattia del nostro decennio, cercare appagamento in un virtuale, in un non luogo. È importante, a mio avviso, cercare di essere presenti a se stessi nel vissuto di tutti i giorni e cercare di vivere appieno anche le cose semplici come lo stare con gli amici fino al salire su un palco e sentire tutto quello che fai. È fondamentale, mentre il virtuale e la tecnologia aiutano tanto nella comunicazione, sicuramente la vita dev’essere vissuta fuori dai social, fuori da ciò che è tecnologico.

In questi mesi sei stato anche impegnato in un tour all’estero. Com’è stata questa esperienza? Cosa ti è rimasto?

È stato un viaggio che avevo chiesto alla musica di fare tanto tempo fa e la musica poi mi ha accontentato. È stato bello proprio perché ho scoperto tante città che non conoscevo. Ho fatto tantissimo il turista e quella è la cosa che mi è piaciuta di più e poi andare a suonare i tuoi brani davanti a un pubblico straniero, c’erano tantissimi italiani ovviamente, però quando incontri gli stranieri è bello vedere sia la reazione degli italiani che si sentono un po’ a casa che la reazione di un pubblico che non è di lingua italiana ed è affascinato da questa cosa che vede un po’ in maniera esotica, quindi credo che mi piacerebbe rifarlo presto.

Rispetto agli italiani che cantano in inglese e che generalmente non vengono ben visti all’estero, non è meglio andare fuori dai nostri confini portando i brani nella nostra lingua, in versione originale?

Secondo me se si fa musica in lingua inglese è giusto andare proprio a vivere fuori e provare quell’esperienza fino in fondo e non pensare al pubblico italiano che deve ascoltarti, perché da noi non c’è questo tipo di cultura verso quella direzione, cioè verso l’italiano che canta in inglese, mentre veniamo molto affascinati dagli inglesi o dagli stranieri che vengono in Italia a cantare in inglese. All’estero, secondo me sì, è importante, ma c’è da dire che dovrebbe aiutarci il nostro sistema Italia, no? Promuovere la nostra cultura all’estero il più possibile, passando anche attraverso la musica, questo è un aspetto secondo me fondamentale ed è un aspetto che è curato molto da altri Paesi europei, dagli Inglesi non ne parliamo, hanno conquistato il mondo con questa cosa, però è fondamentale avere anche un supporto dallo Stato.

Visto che mi dicevi che hai fatto il turista, qual è stata la tappa che ti ha lasciato il ricordo più marcato?

Mi è piaciuta molto Amsterdam, che non conoscevo, non c’ero mai stato. Città meravigliosa, bellissima sia di giorno che di notte, anche a livello architettonico, mi piace molto. Forse è un po’ umida…

Domanda Nonsense: La cosa più strana che ti è capitata in tour!

Eh, qua ci devo pensare un po’. In passato mi è capitato di arrivare in un posto dove non c’era il palco, non c’era l’impianto, non c’era niente. Io dovevo suonare alle dieci e mezzo di sera e alle otto e mezzo ancora non c’era niente e i proprietari del posto dicevano “vabbè tranquillo, ora arriva tutto, fai tutto, fai il soundcheck”, e noi dicevamo “scusate ma sono le otto e mezzo” e loro rispondevano “ma sì, che ci vuole”. Praticamente abbiamo finito il soundcheck davanti alle persone e poi abbiamo cominciato direttamente a suonare. È stato folle, però sono quelle cose indimenticabili.

I PROSSIMI CONCERTI

04 luglio Milano, Estate Sforzesca

15 luglio Biella, Reload Sound Festival

19 luglio Treviso, Suoni di Marca

26 luglio Sovicille (SI), Museo del Bosco

27 luglio Locorotondo (BA), Locus Festival

29 luglio Trento, Lagorai D’inCanto

03 agosto Grottaglie (TA), Carsica Festival

09 settembre Calice Ligure (SV), Calice Music Fest

Ecco il nuovo video di Diodato, Essere Semplice:

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag, scrive per Qube Music e Lamusicarock e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!