No Interview – Giovanni Succi: Un Amaro Succi, “Con Ghiaccio”

Abbiamo incontrato Giovanni Succi, che a fine 2017 ha pubblicato il suo primo album di inediti da solista intitolato “Con Ghiaccio”, album che consideriamo come una delle migliori uscite dell’anno appena trascorso. “Con ghiaccio” è un album sincero, nel senso più brutale del termine, racconta la vita e la musica senza filtri o remore di alcun tipo. Se avete apprezzato Succi nei Bachi da Pietra, resterete certamente conquistati da questo nuovo inizio di uno dei personaggi più rivoluzionari della nostra scena.

Intervista a cura di Egle Taccia

“Con ghiaccio” è il primo disco di inediti che ci proponi da solista. Come ti sei trovato a vestire i panni di te stesso in questo nuovo inizio?

Mi sa che in tutto quel che faccio sono nei panni di me stesso, ma la faccenda del nuovo inizio effettivamente l’ho sentita e mi è piaciuta. Poi ho notato che forse il nome di una band fa da scudo e molti non colgono che dietro ci sei sempre tu; forse credono a certe balle che dico, tipo che trovo i pezzi dei Bachi Da Pietra sotto i sassi o che me li mette Satana su Dropbox. Certo, se Spotify & C. riportassero il nome di autori e compositori, forse qualcuno se ne renderebbe conto… Ma a chi frega qualcosa di chi scrive cosa. Le canzoni le fa un algoritmo di Google.

La title track è una confessione, un diario in musica, un manifesto. Ci racconti la tua storia e in qualche modo ti schieri, cosa non comune ai nostri giorni, musicalmente parlando…

Perdona la mia demenza senile, non capisco la domanda. Mi son sempre schierato musicalmente, o no. Di cosa stiamo parlando? La title-track è un messaggio in bottiglia, ti è arrivato? Parlo di me… Non è quello che fanno tutti?

Ascoltando l’album ho pensato molto al concetto di sincerità e a quanto possa essere pericolosa, ma al contempo necessaria. Hai deciso, ancora una volta, di prenderti dei rischi in questa avventura solista?

L’arte è finzione e ciascuno alla fine – bene o male – finge se stesso. Non puoi allontanarti tanto da quel che sei, nemmeno volendo. La sincerità dell’artista mi appare sempre più come un bel mito romantico da cioccolatini. Rischiare ho sempre rischiato. Ho sempre goduto dell’indignazione e lo sconcerto o la disapprovazione di certe educande per le svolte come quelle impresse ai Bachi Da Pietra (o per un auto-tune in Apocalinsect, non ti dico che scandalo). Boh. Se non rischi qualche spicciolo nel rock’n’roll, che cazzo fai. La calza?

Attorno a te, in questo album, si affacciano molti personaggi. A quale sei più affezionato?

Sarebbe impossibile non partire dall’inizio, da Ivan Antonio Rossi che ha arrangiato, prodotto e poi mixato l’album e ci viene già voglia di farne un altro. Non era neanche il primogenito, a dire il vero: Ivan è il suono di “Tarlo Terzo” e “Quarzo”, dei Bachi Da Pietra. Sono ormai affezionatissimo anche a conoscenze più recenti: Tristan Martinelli e Giovanni Stimamiglio, che insieme a me compongono il trio col quale porto in tour Con Ghiaccio; sono dei tipacci ma dal vivo spaccano davvero, provare per credere. Impossibile non dire anche di Matti Coletti, che segue il progetto come fonico live, come già con i Bachi. Pensa che dopo anni e anni di tormentoni, in omaggio alla sua profonda saggezza, mi sono convertito alla fede interista… La cosa non pare lo abbia entusiasmato più di tanto, anzi mi snobba un po’ come il Gran Maestro col novellino. Caratteraccio anche lui, ma gli voglio un gran bene lo stesso. Forza Inter.

L’album mette in luce un grande spirito di osservazione. Sei un tipo a cui piace stare in disparte ad osservare ciò che accade intorno?

Dicevamo? Tutto quel che osservi con l’idea che sia storia è storia. Come musica è qualsiasi cosa ascolti con l’idea che sia musica (…questa non è mia, è di un grande studioso che non ricordo, chiedete a Glauco Salvo).

Oggi essere artisti di nicchia è diventato quasi di moda…non credi sia un’assurdità?

L’assurdità è l’ansia spasmodica di etichettare tutto e relegarlo in un angolo. L’assurdità è che se non sei perfettamente comprensibile e digeribile da un quindicenne in trenta secondi sei già di nicchia. Tutto qui. Francamente farei molto volentieri a meno di essere un artista di nicchia e penso sempre in grande, nel mio piccolo. Nella nicchia non mi ci metto mica io, mi ci mettete voi (generico). Come Jessica Rabbit: non sono così, mi disegnano. Poi per carità, alla mia età dove mi metti sto. Quel che posso fare però, già che mi tocca sta nicchia, è che mi ci attacco e ve la sbatto un po’ in faccia. Con permesso.

Domanda Nonsense: Sei al bar, stai ordinando. Cosa vuoi bere “con ghiaccio”?

Amaro Succi tutta la vita.

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!