No Interview – Gli Hooverphonic ci parlano di “Looking for Stars”

Dopo il successo di “Romantic”, gli Hooverphonic hanno finalmente pubblicato “Looking for stars”, decimo album di inediti, che segna il ritorno di una delle band di maggiore successo degli ultimi 20 anni. Dopo averli visti sul palco di X Factor, saranno al Vox Club di Nonantola (MO) e alla Latteria Molloy i prossimi 22 e 23 marzo.

È proprio poco prima dell’apparizione ad X Factor, che la band si siede attorno ad un tavolo per una chiacchierata con la stampa. La prima cosa che notiamo è l’estrema disponibilità della band, che non si tira indietro alle nostre domande e decide di soffermarsi qualche minuto in più del previsto, per approfondire il discorso e  scattare qualche foto con noi. Ci colpisce anche la timidezza della nuova e giovanissima cantante Luka, che sembra ancora incredula di essersi ritrovata in una band storica come quella degli Hooverphonic.

Parlando di come si possa essere romantici in un mondo così violento come quello in cui viviamo, ci spiegano: “Viviamo in una società dove si suppone di essere romantici, perfetti, ma sappiamo che non è così, che non è possibile esserlo tutti i giorni, nonostante la società quasi ci costringa. È difficile in realtà essere romantici, essere dei perfetti amanti, anzi, l’amore è una cosa sopravvalutata ed ho la sensazione che se ti guardi intorno serva humour, non prenderlo troppo sul serio.”

Come anticipato, la formazione storica è tornata con una nuova voce, quella della giovanissima Luka Cruysberghs, che ci spiega come sia per lei molto speciale far parte del gruppo. “Mi piacevano molto le altre cantanti e le loro voci, ho cercato di interpretare al meglio le loro canzoni con la più totale naturalezza.” Alex Callier prosegue: “Ho sempre cercato di comporre canzoni che potessero essere sentite ed interpretate da chiunque, uomo o donna, non importa l’età. Certo, è diverso se canti qualcosa di romantico a 17 anni o a 45 anni, ma va bene così”.

Durante la chiacchierata abbiamo anche avuto modo di parlare del Belgio e della scena musicale: “Il Belgio è un Paese surreale, ci sono un sacco di artisti. Siamo uno dei pochi Paesi con due culture ufficiali, quella fiamminga e quella francese e questo ci rende molto aperti. Ascoltiamo alla radio musica inglese, francese, tedesca, abbiamo un sacco di influenze, quindi, mentre in Olanda ad esempio, seppur vicina, ascoltano solo musica tedesca, in Belgio, al contrario, siamo più aperti. Siamo un po’ come quelli che vengono sottovalutati, che guardano gli altri e combinano insieme ciò che ascoltano, ed è il motivo per cui abbiamo successo, perché uniamo varie influenze, combiniamo culture e in America, ad esempio, ci amano, perché non ci limitiamo ad imitare ma uniamo stili e suoniamo, come dire, esotici.”

Ho sentito dire che avete avuto un approccio in stile “playlist” verso quest’album. Potete dirci qualcosa di più a tal proposito?

Come dire, sai, gli Hooverphonic sono stati una band eclettica per anni, una volta eravamo un po’ new wave, poi con “Mad About You” eravamo più in stile Fifties, il nostro ultimo album “In Wonderland” è stato ESTREMAMENTE eclettico con cantanti diverse, quindi abbiamo voluto cercare di realizzare album più omogenei, volevamo un album trip hop, uno in stile Ennio Morricone/John Barry, uno più orientato ai toni funk/hip hop… quando è arrivata Luka questi tre album erano già lì, pronti, ma lei ha detto “voglio cantare questo pezzo, quest’altro, ecc.. ecc… ” è finita che ha scelto i single dei tre album e ci ha chiesto “wow perché non fate un best of di questi tre album?”, alla fine non li abbiamo pubblicati e quella che ne è uscita è una playlist.

Quando lavoro su un album mi chiudo in una “zona”, ho bisogno di estraniarmi, ci ho lavorato su per una settimana, alla fine ho pensato a Spotify, a come fa ascoltare i single alle persone, come si faceva una volta, perché alla fine non fare ancora un album eclettico, un album “surrealistic Belgium”?

Riguardo al tour ci hanno spiegato…

“Sarà un mix di Hoover classics, singles, brani nuovi… suoneremo i nostri classici nella maniera più simile possibile agli originali, proprio perché per il pubblico sono tali, cercando di alternarli ai nuovi pezzi. La voce di Luka sarà il tocco di freschezza in tutti i brani.

Le date del tour italiano si terranno il 22 marzo a Modena, al Vox Club, e il 23 marzo a Brescia, alla Latteria Molloy.”

Sui suoni dell’album ci hanno spiegato che “Il mood essenzialmente è quello del trip hop, dei grandi brani e artisti del genere. È l’album più elettronico che abbiamo fatto dopo molti anni e ci riporta alle origini del nostro stile. Come dire… se uno prepara un buon piatto di spaghetti al ragù, deve prestare rispetto alla ricetta, non farli troppo funky o altro, lo stesso vale per la musica. Noi abbiamo però cercato di essere eclettici… pensa ad esempio alla moda, uno può fare quello che vuole ma alla fine certi indumenti tornano, pensa agli stivali, ai jeans, tutto è possibile ma tutto può tornare dopo un po’ di tempo. Viviamo giorni pratici, ma non vogliamo mangiare sempre la stessa cosa, quindi cambiamo le regole”

L’album ha qualcosa a che fare con il nostro Paese, infatti: “Abbiamo registrato parte dell’album nella ridente Gallarate, e quando siamo arrivati ci siamo chiesti se davvero fosse questa l’Italia… scherzi a parte, il modo in cui la nostra musica suona è intimista, non è propriamente italiano. Morricone potrebbe essere una delle nostre influenze, lo adoro davvero. Lo stile degli anni ’60 e ’70, le musiche dei film, le band dell’epoca, la melodia…”

 Parlano anche di Luka, la nuova voce…Ha vinto “The Voice” e abbiamo cercato di fare un single insieme, qualcosa di romantico in stile Hooverphonic e alla fine l’abbiamo fatto, lei lo ha cantato con spontaneità, abbiamo visto che poteva cimentarsi con i nostri classici, abbiamo quindi organizzato un piccolo showcase in cui lei ha fatto un’ottima impressione. Perciò abbiamo composto le nuove canzoni, le cose si sono mosse poco a poco e lei ha dimostrato il suo talento, un po’ come la storia di Cenerentola… lei andava bene per noi… Beyoncé è una cantante fantastica (ride), ma non sarebbe mai andata bene per gli HP, Luka invece ha pian piano dimostrato di avere il DNA degli HP mostrando molta tecnica ma senza ostentarla troppo al pubblico. Il pubblico non deve pensare alla tecnica, lei non deve essere una diva all’italiana. Serviva una voce che rendesse le canzoni con l’orchestra quanto più umane e musicali fosse possibile.

Tornando a Morricone gli chiediamo cosa li colpisca della sua arte: La melodia, poi la tecnica basata sulla modulazione, sui cromatismi, sull’emozione. Quando studiavo piano il mio professore mi costringeva a suonare le Gymnopedies di Erik Satie. Non mi piaceva, ma poi in Morricone ho trovato gli stessi elementi e mi sono piaciuti. Sai, nell’arte è sempre sottile il limite che divide dal kitsch, abbiamo cercato nel nostro stile la giusta misura fra l’essere cool e l’essere kitsch, uno stare al limite.

Ad esempio, c’era una canzone dei tre album che era in stile Shirley Bassey, “Money’s gone”, lei non pensava di poterla cantare a soli 17 anni e le abbiamo detto “OK aspetteremo che ne compi 45” (ridono)

Cosa ne pensate dei talent?

Ciò che davvero conta è se hai davvero del talento. XFactor è una via pericolosa, dipende dal coach che ti capita, è una cosa rischiosa ma devi sempre credere in te stesso, penso che alla fine sia un buon trampolino, seppur rischioso.

TheVoice invece è più simile alla realtà, sei da solo a giocartela, credo che sia più legato al canto e alla musica che devono convincere il pubblico, è più vicino a ciò che sento dovrebbe essere la realtà, è il pubblico ad essere decisivo quando vota.

Ma alla fine è tutto entertainment, divertitevi e godetevi il momento, potete cantare… poi sapete può capitare che dieci cantanti pessimi con buone canzoni alla fine dominino le chart! A Luka era capitata Blue Monday dei New Order cantata da tre generazioni (ride), per cui è la dimostrazione che vince la combinazione fra belle canzoni e belle voci.

Riguardo a cosa significhi fare pop e cosa possa essere qualificato tale: Il pop oggi è difficile da analizzare e da definire, può essere pop l’alternative, la commerciale, puoi riconoscerti nel romanticismo degli Hoover… è questione di produzione, realizzazione. Ciò che so per certo è che se c’è personalità, buone canzoni, buona voce, buone produzioni, se tocchi le corde dell’ascoltatore e inizi a cantare, se c’è quell’elemento alla chitarra, al piano o alla voce che rende la canzone particolare, interessante, allora sei sulla strada giusta (canticchia alcune loro melodie), bisogna rendere la musica interessante, come i Beach Boys, i Beatles del secondo periodo… sei pop allora, suoni pop. Forse noi abbiamo troppi brani pop ovvii in quest’album, ma è un catchy sound, non siamo rock, siamo radiofonici.

Qualcuno scherza sul loro essere una band che abbraccia tre generazioni e loro ribattono scherzosamente: Solo nel pop può accadere che diciottenni suonino con quarantenni e orchestra! Nello sport c’è un approccio differente, ad esempio nel calcio. Se guardate nel vostro lavoro, anche voi lavorate insieme fra giornalisti di più generazioni.

Tutti abbiamo differenze nei gusti, è ovvio, però ad esempio Luka, a cui potrebbe piacere Ariana Grande, vuole cantare i Portishead, è fantastico, c’è una connessione forte anche se c’è una forte differenza di età.

Articolo a cura di Egle Taccia e Fabio Rezzola

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag, scrive per Qube Music e Lamusicarock e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!