No Interview – I Viito ci parlano di “Troppoforte”: fuorisede con la passione per il cinema

Dopo il successo di “Troppoforte”, il loro primo album, e del relativo tour, i Viito sono stati impegnati in quattro nuove date che si concluderanno stasera a Catania.

Li abbiamo incontrati per fare un bilancio degli ultimi mesi.

Intervista di Egle Taccia

Questi ultimi mesi devono aver rivoluzionato non poco le vostre vite. Come avete vissuto gli innegabili cambiamenti che il successo porta con sé?

È stato bello vedere gli amici veri, entusiasti. È bello incontrare la gente per strada che ci riconosce. Facciamo la spesa, e prendiamo i mezzi. Preferiamo sempre i dialoghi alla freddezza dei selfie. 

Da coinquilini a compagni di palco. Com’è coniugare amicizia e lavoro?

Ci viene facile, perché sappiamo da dove veniamo, e dove vogliamo andare. Abbiamo una visione comune, che ci permette di scrivere insieme canzoni, alternandole alla quotidianità della convivenza sotto lo stesso tetto. 

Troppoforte è il vostro primo album. Quali sono i temi che trattate nel disco?

Troppoforte parla dei nostri anni precari, 

Degli amori in affitto, dei regionali presi e di quelli persi. Della speranza di tempi migliori, del voler viver al massimo tutto questo, anche rischiando di schiantarci contro il muro di una cinica realtà. 

La vita da fuorisede sembra essere la protagonista di questo album. Com’è stato il vostro primo impatto con questa realtà?

Liberatorio. 

Veniamo entrambi da piccoli paesi di provincia e arrivare nella capitale, anche da fuorisede, ci faceva sentire grandi e liberi. Siamo stati fortunati, perché abbiamo avuto la possibilità di evadere. 

Come vi siete trovati a lavorare con Marta Venturini?

Marta è un’anima. 

Già dai primi lavori insieme, è entrata nei brani, si è messa nei nostri panni. 

Ha dato un’impronta sensibile e sentita, ha capito cosa e come volevamo comunicare. 

Ci ha ascoltato e sopportato per mesi (e non è facile). 

Una cosa che mi ha colpita dei vostri brani è l’abilità descrittiva che li rende molto cinematografici, la riprova è la scelta di “Tempi Migliori” come colonna sonora di “La prima pietra”. Che rapporto avete col cinema?

Vito ha studiato cinema all’università, Giuseppe è attento al cinema d’autore. 

Siamo molto attenti, pensiamo che tutte le forme d’arte siano connesse tra loro. 

In particolare, è stata casuale la sorte di ”Tempi migliori” come colonna sonora de ”La prima pietra”. 

Rolando Ravello ha ascoltato il brano, ha subito colto la vicinanza con il bellissimo messaggio del suo film. 

Siamo stati felici di mettere la nostra musica a servizio di una commedia intelligente e attuale. 

Domanda Nonsense: Quanto tempo impiegate per scegliere cosa guardare su Netflix?

È forse la ricerca di  qualcosa da guardare su Netflix, qualcosa da guardare su Netflix? 

Cit.

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e Qube Music e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!