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No Interview – “Savage Sinusoid” l’album totale degli Igorrr

 

 

Che genere di musica suonano gli Igorrr? La domanda rischia di restare senza risposta.

La band francese ha già dato prova nei suoi precedenti album di riuscire perfettamente a mischiare insieme ogni tipo di sonorità, ma la conferma definitiva di questa loro abilità è arrivata con il loro ultimo lavoro, Savage Sinusoid.
L’album sintetizza perfettamente ogni genere musicale, dalle musiche balcaniche, alle barocche, passando per black metal e l’elettronica. Insomma c’è veramente di tutto . Per chiedergli come abbiano fatto a creare questo meraviglioso “mappazzone” musicale abbiamo incontrato Gautier Serre, leader e fondatore degli Igorrr.

Prima di tutto, una domanda generale: chi è Igorrr e dove avete pescato questo nome.

Igorrr è sempre difficile da presentare o descrivere, è stato creato da me in prima persona molti anni fa con l’idea di fare la musica che volevo, quasi fosse la mia musica ideale.
Il nome viene dal mio criceto. Avevo un criceto nero che somigliava moltissimo a Igor di Frankenstein Junior, e quando morì –  molti anni fa – mi intristì e decisi di dare il suo nome ai miei lavori; quasi per farlo vivere un po’ più a lungo.

Come è nato in voi questo desiderio per una musica totale che include metal, elettronica e musica barocca?

Tutto è cominciato quando ero un ragazzino cercando un gruppo o un artista da ascoltare, distruggendo tutti i limiti della musica, e cercando una band lontano dal noioso mainstream delle musiche della televisione o della radio di allora. Non l’ho trovata. Così, ho deciso di scrivere la musica che volevo ascoltare: questo mi ha ispirato. Amo il metal, la musica barocca, l’elettronica e le musiche tradizionali balcaniche ed ho voluto avere tutta la musica che amo in un solo luogo senza separazioni. Immagino che il risultato sia piuttosto particolare, ma non scrivevo la musica perché piacesse agli altri; era più qualcosa di personale: il fare la mia musica ideale, una musica che fosse come una grande festa in cui metallari, zingari, accaniti della musica elettronica e musicisti indiani suonino tutti insieme.
Anche a quell’epoca suonavo in alcuni gruppi e non mi sono mai sentito completamente libero. C’è sempre qualcuno nei gruppi che si lamenta su alcune idee che non sono abbastanza usuali. Igorrr è stato un luogo dove mi sono potuto esprimere senza restrizioni ed essere me stesso musicalmente.

C’è qualche genere musicale che potresti definire “fondamentale” nella registrazione del vostro ultimo Savage Sinusoid

A distanza di un po’ di tempo, mi posso oggi rendere conto che Savage Sinusoid suona un po’ più metal degli altri album degli Igorrr.
Non so se posso dire che si tratta del genere più importante, ma forse si tratta del più visibile.
Lo spirito dell’album è comunque molto ampio, dal barocco all’elettronica, dalle musette francesi alla chitarra classica, dalla classica al death metal; ma forse la forma dominante di quest’album ha forse qualcosa di metallico.

Nonostante i molti strumenti che avete usato nella registrazione di ogni singola traccia, il suono di Savage Sinusoid è estremamente puro e intenso. Come avete fatto ad ottenere questo suono così perfetto?

Il processo creativo di Savage Sinusoid è stato estremamente lungo, specialmente durante il mixaggio, sebbene questo sia stato solamente uno degli aspetti. La cosa è iniziata con la composizione delle tracce, dopo aver registrato la base della traccia – che è stata tirata a lucido per qualche tempo – dopo abbiamo proceduto con la registrazione. Il punto è che, con questo tipo di musica e specialmente in questo album, le registrazioni sono state particolarmente complesse, visto che non siamo né una band metal né dei musicisti da camera. Ci sono moltissimi strumenti da suonare: clavicembali, batteria, chitarre elettriche, sitar, chitarre classiche, fisarmoniche, percussioni, sassofoni, pianoforti, e poi voci, corde. Per esempio, c’è un un clavicembalo nelle tracce ieuD, Opus Brain, Va te Foutre e Apopathodiaphulatophobie. Per registrarlo abbiamo dovuto affittare un camion per portare il clavicembalo dalla Repubblica Ceca fino alla profonda campagna francese – dov’è il mio studio. Dopodiché abbiamo dovuto aspettare che gli strumenti raggiungessero la stessa temperatura dello studio di registrazione affinché l’esperta Katerina Chrobokova potesse accordarli.
A proposito di accordature, la registrazione del sitar (la tipica chitarra indiana) è stata particolarmente insidiosa, già solo per il modo in cui il sitar è generalmente accordato, che non corrispondeva assolutamente con tutte le tracce.  E allora, nonostante il fatto che la parte di Sitar fosse molto corta, siamo stati costretti a riaccordarlo completamente. Per rendere le cose più complicate i nomi delle note negli strumenti indiani non erano le stesse note che tutti conosciamo.
Insomma, tutto l’album è stata una ricerca di dettaglio e di qualità per ogni strumento.
Poi c’è stato il mixaggio ed il mastering che ha richiesto secoli, tanto quanto mi ci è voluto per ottenere la mia musica ideale.

Adesso siete impegnati in un tour internazionale, quanto tempo dovremo aspettare per vedervi in Italia?

Spero non molto, visto che mi manca moltissimo la bruschetta.

Intervista a cura di Andrea Costa

Written By

Avvocato con la passione della musica, dei viaggi e della politica. Dopo anni fuori casa è rimpatriato nella sua Sicilia. Per lui tanto tempo d'appresso al suo strumento: il basso. Al suo fianco esperienze che spaziano dal classic rock, al funky al crossover.

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