No Interview – The Inspector Cluzo tra la terra e il rock

WE THE PEOPLE OF THE SOIL è il nuovo album degli INSPECTOR CLUZO. Anticipato dal singolo omonimo, pubblicato il 26 ottobre per F* The Bass Player Records / Caroline International, è un vero inno alla terra.

Egle Taccia li ha incontrati per saperne di più.

State festeggiando dieci anni insieme. Come vi sentite ad aver raggiunto questo traguardo?

Stiamo festeggiando il decimo anniversario della band, siamo abbastanza fieri di questo perché non è facile, comunque, al giorno d’oggi avere successo pubblicando sei album, suonando in più di mille concerti in 52 Paesi in un periodo di dieci anni, quindi cosa può aspettarsi di più una rock band come noi a parte sapere che una rock band inizia ad essere “rock” con gli anni, che ha proprio bisogno di esperienze “rock”?

Fare musica insieme ad un’altra persona dev’essere un’esperienza molto forte. Qual è il segreto che vi tiene uniti dopo tutti questi anni?

Effettivamente noi abbiamo fatto musica insieme per più di 20 anni. È grandioso che noi ci conosciamo così bene a vicenda a tal punto da poter fare cose che le nuove formazioni non posso fare, come improvvisare tantissimo sul palco. In effetti, noi non abbiamo alcun computer o base alle nostre spalle e non abbiamo alcuna scaletta, noi suoniamo in base alla platea…cosa che rende gli show unici.

We The People of The Soil è il vostro nuovo album. Quale messaggio contiene?

Il nostro nuovo album, pubblicato lo scorso 26 Ottobre, è in accordo con quello che viviamo, ispirato dai nostri viaggi qua e là e dalla gente che incontriamo in giro per il mondo. Noi non vogliamo diffondere un messaggio, noi vogliamo solo mostrare alla gente che il nostro modo di vivere è possibile ( quello di essere contadini e rockers nella stessa vita ). Il messaggio potrebbe essere che siamo tutti gente della terra quindi abbiamo bisogno di prenderci cura di lei. E un modo di prendersi cura di lei è quello di coltivare il proprio cibo dove si vive, lavorando la terra e allevando gli animali. L’idea che sta dietro all’album è: “agisci localmente, pensa globalmente”.

Avete sempre ricercato un suono molto vicino alla versione live per i vostri album. Che tipo di lavoro avete fatto sui suoni di We The People of The Soil?

Bene, in effetti abbiamo provato a fare un disco che avremmo potuto suonare live in tour nella consapevolezza di essere due sul palco.

Tuttavia abbiamo aggiunto giusto qualche arrangiamento come alcuni Hammond B3 o Strings su alcune canzoni, che danno all’album un gusto particolare.

Abbiamo registrato l’album live (chitarre, batterie e voce ) per mantenere l’energia e il suono di Vance Powell ( 4 volte premiato ai Grammy, che ha ideato, prodotto e mixato l’album a Nashville). E’ molto organico, quindi il “Less is More” ha avuto la meglio sull’album.

Possiamo considerare la vostra fattoria come l’anima della vostra musica?

Sì, certamente la fattoria biologica “Lou Casse” è l’anima degli Inspector Cluzo, poiché abbiamo composto la musica lì tra due attività agricole, ogni esperienza è trasferita nella musica laggiù. Questo è il potere della “terra”.

Quanto è importante questo luogo per la vostra musica e per la vostra vita?

Come abbiamo appena detto, la fattoria ci aiuta a comporre brani, ispirandoci, e nella fattoria troviamo un buon equilibrio nel vivere in due mondi: musica (vita notturna, un sacco di gente, sempre di fretta, etc.) e agricoltura (pace, poca gente, essere contornati dalla natura, i suoni della natura).

Pensate che la tecnologia ci stia allontanando dall’ambiente che ci circonda, dal rispetto per la natura?

Noi pensiamo che la maggior parte delle nuove tecnologie ci portano lontano dall’ambiente come se fossimo disconnessi dalla Natura perché lasciamo che tutte le macchine facciano il lavoro al posto nostro. Per esempio, la gente guarda alla natura soltanto attraverso i propri smartphone, guardando simpatiche foto o guardando video, voi avete solo un punto di vista soggettivo della Natura, mentre potreste semplicemente prendervi il tempo necessario per immergervi in essa, respirando, guardando, prendendovi del tempo, ecc. Questo è solo un esempio. Ecco perché noi cerchiamo di dire alla gente di dimenticarsi dei propri smartphone durante i nostri concerti.

Domanda Nonsense: Se la vostra musica fosse un frutto, quale sarebbe?

La nostra musica sarebbe un fico, perché potete trovarne abbastanza, appena raccolti, qui in fattoria dalla metà di Agosto. Questo frutto all’apparenza non è bello, ma ha, invece, un ottimo sapore 😉

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e Qube Music e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!