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No New – “Benevolence”, il primo album del progetto Opus 3000

Realizzato con il supporto del Mibact e di Siae  nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura” (Ed. 2016), Benevolence è il primo disco (etichetta INRI Classic) della band Opus 3000, ovvero Gloria Campaner, pianista, Francesco Leali, produttore e percussionista e Alessandro Branca, violoncellista e bassista.

Come ha preso forma il progetto Opus 3000?

Francesco: Nel 2016 fui contatto da Alioscia dei Casinò Royale e Manfredi Romano riguardo Gloria e il suo intento di esplorare la commistione tra classica ed elettronica e mi chiesero se fossi interessato a produrre il progetto che poi avremmo performato al Linecheck Festival all’auditorio S.Fedele di Milano. Trovai l’idea molto interessante poiché era un territorio che volevo esplorare da tanto ma non avevo mai trovato nè il tempo nè le persone giuste con cui farlo. Dopo avere accettato contattai Alessandro per proporgli di co-produrre questo nuovo progetto con me. Accettò e iniziammo a lavorare immediatamente.

Gloria: È stato un meccanismo molto veloce e creativo. Da sempre ho avuto la voglia e la curiosità di esplorare mondi sonori e universi musicali paralleli ed è bastato un solo incontro con Francesco per capire che l’intento era comune e che volevamo provare a buttarci su questo nuovo progetto.

Alessandro: Per me è stato un incontro fortunato con persone di talento, in un particolare momento della vita in cui sentivo la necessità di arricchire il mio metodo compositivo. Per la prima volta, grazie a Opus3000, mi sono trovato a collaborare alla scrittura di un brano in modo nuovo, inaspettato, trovando rispetto e un profondo desiderio di analisi da parte degli altri componenti del progetto.

Non è la prima volta che la musica classica si fonde con sonorità elettroniche, eppure ascoltando “Benevolence” pare di addentrarsi in territori inesplorati. Cosa pensate abbia fatto la differenza?

Francesco: Siamo sempre stati consapevoli del fatto che non ci stavamo inoltrando in un territorio inesplorato ed appunto per questo motivo volevamo cercare il modo di distinguerci tra i vari progetti che hanno adottato questo stesso approccio prima di noi. L’intento iniziale era trovare un filo conduttore, una nostra personalità sonora che avesse un senso ma che allo steso tempo ci desse la possibilità di esplorare nuovi mondi e non porci alcun limite. Per questo la fase di incubazione del progetto è stata basata esclusivamente sulla ricerca, dopodiché abbiamo iniziato a scrivere ininterrottamente. È stato solo quando avevamo così tanto materiale da non sapere cosa farcene che abbiamo iniziato a selezionare quello che credevamo fosse la direzione giusta da intraprendere.

Gloria: Forse il fatto che nessuno di noi ha temuto di confrontarsi con altri fenomeni di contaminazione, o altri progetti già in essere, abbiamo piuttosto dato voce a suoni ed armonie che ci piacevano mettendo sul piatto i ‘nostri’ propri strumenti di lavoro, senza fretta ma soprattutto senza inibizioni. Cercando di creare qualcosa che prima di tutto piacesse a tutti, e che poi potesse fruire con libertà, freschezza e rinnovasse curiosità nell’ascoltatore.

Alessandro: Sicuramente i diversi approcci musicali hanno spinto le composizioni e le sonorità verso sentieri inusuali, come il processo che Rodari chiamava “binomio fantastico”: accostare due elementi appartenenti a due insiemi diversi. Questi, a loro volta, creano un nuovo insieme, un nuovo campo. Questo processo può ripetersi più volte contaminando e ri-direzionando il lavoro verso zone inesplorate.

La prima parola che mi viene in mente di fronte a questo disco è coraggio, vi ci ritrovate?

Francesco: Mi piace pensare che questa sia stata una mossa coraggiosa poiché ognuno di noi è dovuto uscire dalla propria comfort zone, ma credo sia più basato su un comune interesse di esprimerci in un ramo in cui nessuno di noi si era inoltrato prima di Opus, o per lo meno non così intensamente.

Gloria: Certo! Perché abbiamo veramente messo a nudo questa nostra esigenza e voglia di sperimentare , certi delle qualità e competenze di ognuno di noi singolarmente, ma senza sapere fino in fondo dove ci avrebbe portato la commistione finale.

Alessandro: Sì, credo che il coraggio sia cresciuto durante la lavorazione dei brani in studio dove ci siamo spogliati di certi preconcetti e rimodellato i nostri essenziali compromessi.

Alcune melodie sembrano vere e proprie colonne sonore cinematografiche, è un aspetto che vi piacerebbe approfondire?

Francesco: Sia io che Alessandro avevamo già lavorato su film prima di Opus, cosa che continuiamo a fare. Credo che quel tipo di disciplina si sia tradotta anche in ‘Benevolence’. Personalmente la composizione e sound design per film è l’area del mio lavoro che amo di più e volevo tradurre quell’approccio in un linguaggio che si predisponesse per un album. Non è stata un passeggiata e non sono nemmeno sicuro di essere riuscito nell’ intento però l’idea era decisamente quella.

Alessandro: Sì, credo che sia un obiettivo intrinsecamente legato alla nostra direzione creativa. Direi che è una conseguenza piuttosto che un obiettivo.

Da chi è stato realizzato l’artwork di copertina?   

Francesco: La copertina è stata commissionata ad Atilla Fidan, un grafico di origini turche che ormai vive a Berlino da anni. Ho lavorato con lui e continuo a farlo poiché si occupa di tutte le grafiche per l’etichetta che gestisco assieme a Thomas Feriero e Manfredi Romano (Parachute Records). Sono sempre stato attratto dalla finezza dei suoi lavori. Quando gli abbiamo mandato l’album avevamo ancora poche idee e per lo più confuse su che direzione intraprendere per la copertina, a differenza sua che sapeva benissimo cosa fare, tanto è vero che la ha azzeccata al primo tentativo.

Domanda Nonsense: come definireste il rapporto con i vostri strumenti?

Francesco: Morboso.

Gloria: Vitale e anche viscerale.

Alessandro: Il mio strumento mi ha regalato più di quanto io abbia regalato a lui.

Intervista a cura di Cinzia Canali

Written By

Cinzia Canali nasce a Forlì nel 1984. Dopo gli studi, si appresta a svolgere qualunque tipo di lavoro, ama scrivere e ha la casa invasa dai libri. La musica è la sua passione più grande. Gira da sempre l'Italia per seguire più live possibili, la definisce la miglior cura contro qualsiasi problema.

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