No New – “Memorandum”, il viaggio da solista di Fabiana Martone

Canzone d’autore, world music e jazz, numerose collaborazioni e una tavola disegnata per ogni brano. C’è tutto questo e non solo in Memorandum, il primo disco da solista (etichetta SoundFly) di Fabiana Martone, una delle voci più amate e particolari di Napoli.

C’è una frase riferita al tuo nuovo lavoro che mi ha colpita: “un disco come laboratorio del futuro”…

“Memorandum” per me è un compendio di appunti, di consapevolezze raggiunte in particolari momenti della vita e scritti e musicati per poter davvero farne tesoro, per ricordarmene io stessa.

Forse in questa accezione può essere un taccuino da cui attingere notizie di cose già capite per provare a vivere meglio nell’imminente futuro.

Undici canzoni scritte con vari autori: Ciro Tuzzi degli Epo, Marco D’Anna, Emanuele Ammendola, Luca Di Maio e Alessio Arena. Un aggettivo per ognuna di queste collaborazioni?

Con Ciro Tuzzi è stata una collaborazione delicata.

Con Marco D’Anna è stata certa.

Con Emanuele Ammendola è stata attenta.

Con Luca Di Maio è stata giovanile.

Con Alessio Arena è stata desiderata.

Altra caratteristica particolare di “Memorandum” è l’artbook contenente undici tavole, una per ogni canzone della tracklist. Come ha preso forma il progetto?

Semplicemente pensando al fatto che non volevo ci fosse plastica per questo disco.

Non volevo il tipico cofanetto di plastica con il cd in plastica, con la pellicola in plastica, comprato in un negozio in cui ti danno la busta di plastica.

E allora ho pensato che potevo anche solo fare un disco digitale.

Ma poi ho pensato anche che mi sarebbe piaciuto stringere tra le mani un oggetto che custodisse il lavoro svolto; doveva essere quindi di carta, e magari con un codice per scaricare le tracce del disco in alta risoluzione; e per renderlo ancora più emozionante ho pensato che poteva essere una buona idea produrre dei disegni per ogni canzone, che raccontassero visivamente il testo e l’atmosfera.

E quindi, chiedendo prima ad uno e poi ad un altro, ho individuato degli artisti napoletani, alcuni che conosco altri che conosco meno, e ho chiesto loro se avessero avuto piacere a realizzare un disegno per una mia canzone, raccontando loro il progetto complessivo e la realizzazione di un contenitore (poi da me chiamato artbook) in cui sarebbero state presenti tutte le opere. E quasi tutti quelli che ho contattato hanno aderito senza esitazione.

E Napoli in tutto questo turbinio di emozioni?

Napoli è la pentola in cui ho cucinato tutto, dall’inizio alla fine. Io ho deciso di vivere qui, nonostante tutto; alla fine credo, restando qui, di avere lo stesso coraggio di chi se ne va, anzi, forse ne ho un po’ di più.

Arrivi da anni di esperienze musicali e teatrali, da tante collaborazioni, questa è stata però la prima volta in cui ti sei cimentata in un album curandolo interamente da sola. Come ti sei sentita?

Io mi sono sentita.

E mi sono misurata.

E ho capito che posso fare dall’inizio alla fine una cosa che desidero seguendo più o meno tutti i criteri che mi sono prefissata, anche se è davvero difficile, perché sono tante e quotidiane le difficoltà che si presentano.

Ho anche capito che mi do talmente tanto che poi arrivo sfinita.

Ma in fondo anche questo varrà come esperienza, cioè capire che posso fare le cose che dico io, come dico io, ma che devo farle molto più lentamente e senza scadenze.

Cosa significa per te fare arte?

Tra il 2010 e il 2013 ho vissuto un periodo musicale molto intenso, in cui mi sono confrontata con tanti musicisti miei coetanei, con i quali ho cantato tantissimo e con i quali ho scritto e suonato canzoni. In quel periodo in cui il suono diventava una scoperta quotidiana ho realizzato che con esso, con l’energia sonora, con il flusso delle parole ben concatenate e cantate si poteva creare un vortice di meraviglia; in quegli anni ho capito perché mi piaceva la musica, perché l’avevo scelta, perché nonostante tutti i miei tentennamenti e indecisioni, ero sempre rimasta legata al canto. Perché ho capito che potevo diffondere bellezza, o almeno potevo provare a diffondere quelle sensazioni di pienezza e di forte energia che riuscivo a provare io cantando in determinati contesti e con determinate sonorità.

Ho capito che potevo provare a far sentire che esiste altro rispetto al materiale e al contingente, che si può prescindere dall’abitudine di vivere una routine standardizzata in cui il brutto e il degradato è normale, e si può anche pensare di non sopraffare l’altro per i propri scopi.

Ma me lo dicono in molti che in fondo io credo in un’utopia.

C’è già un tour in preparazione?

C’è un piccolo progetto di realizzazione di un tour ma deve ancora prendere forma, probabilmente accadrà appena mi sentirò ricaricata.

Nel frattempo faccio delle piccole cose e raccolgo i feedback di chi ascolta il disco e vede il video del primo singolo.

Domanda Nonsense: l’ultima volta che ti sei fatta un regalo?

Me ne faccio raramente di regali, ma se voglio farmene vado in giro tra mercatini delle pulci e parchi.

Intervista a cura di Cinzia Canali

Autore dell'articolo: Cinzia Canali

Cinzia Canali
Cinzia Canali nasce a Forlì nel 1984. Dopo gli studi, si appresta a svolgere qualunque tipo di lavoro, ama scrivere e ha la casa invasa dai libri. La musica è la sua passione più grande. Gira da sempre l'Italia per seguire più live possibili, la definisce la miglior cura contro qualsiasi problema.