No New – I Ponzio Pilates sono tornati al grido di “Sukate”

Un disco registrato in presa diretta dentro una vecchia mangiatoia per vacche, un disco esplosivo, un disco che non teme il grigio. Sukate è il nuovo album, uscito per Brutture Moderne, dei Ponzio Pilates, band romagnola che se non ci fosse… bisognerebbe inventarla!

Cominciamo alla Marzullo: è più facile apparire per ciò che non si è o essere ciò che non appare? (Sappiate che non so nemmeno io cosa vi ho appena chiesto).

Oggi forse è ancora più difficile distinguere tra ciò che si è e ciò che si appare, specialmente perché oltre che identificare la realtà con la sua distorta proiezione nei social network, oggi si tende a proiettare sugli altri le proprie frustrazioni e l’incapacità di inseguire i propri sogni, quindi si fallisce anche nel lavorare su stessi per realizzarli, o per fallire nel farlo, e quindi anche nel trovare una misura di se stessi e delle proprie capacità.

Paradossalmente, forse è davvero più semplice alla fin fine essere poi tutto ciò che non appare.

“Sukate”, il vostro primo full-lenght, è appena uscito. Come ha preso vita questo nuovo disco?

In modo imprevisto: quella che doveva essere una bella esperienza musicale in cui registrare e sperimentare liberamente è divenuta poi una sessione in cui abbiamo consolidato in forma differente dei brani che fino a quel momento avevamo solo suonato dal vivo.

Melodie morbide e psichedeliche, suoni acuti e altri più dolci. Esisterebbero i Ponzio Pilates senza quell’imprevedibilità che vi contraddistingue?

Direi proprio di no, come ho già detto prima anche il disco stesso ha preso forma in modo imprevedibile: l’imprevedibilità è un fattore preponderante della vita, almeno della nostra, e trova modo di esprimersi anche nella musica… del resto, per quanto riguarda le esibizioni dal vivo, è nei momenti di improvvisazione, anche folle, che la presenza e l’azione attiva o passiva del pubblico può influenzare fortemente il concerto stesso. In questo senso l’imprevedibilità è qualcosa che forse nasconde il senso stesso del suonare e del vivere un concerto, che sia da musicista o da ascoltatore, e su cui abbiamo più o meno consapevolmente creato le basi del nostro modo di fare musica.

Per dedicarvi completamente a questo lavoro avete scelto di “isolarvi” in una villa sperduta, che esperienza è stata?

È stata un’esperienza fuori dal tempo, più anni ’70 che da nuovo millennio.

Casa in aperta campagna, stufe a legna in ogni camera, un sacco di patate e di melagrane squisite… poter montare con calma, provare a qualsiasi ora, qualsiasi cosa, con un assetto in presa diretta per suonare tutti insieme più o meno come in un concerto… che dire, un sogno che è divenuto realtà, certamente, ma ci sono stati anche momenti un po’ tosti. Di sicuro non è un’esperienza per tutti e non è adatta per fare tutto, ma la consiglio comunque a tutti quelli che ne hanno la possibilità.

E la Romagna che ruolo gioca nel vostro approccio alla musica?

Per fortuna una parte di Romagna conserva ancora un germe di follia che riesce a trovare sfogo in modo stravagante e creativo; certi romagnoli sono matti, ma di quei matti che semplicemente si appellano alla loro visione della vita, non a quella comune. Quella è gente che volente o nolente ti impressiona e ne vieni influenzato. In altri casi capita di avere anche brevi scambi con dei vecchiardi romagnoli e, anche se effettivamente magari son tutte “pataccate” quelle che si dicono, è gagliardo il modo di vivere e di reagire alle cose che trasmettono, una sorta di goliardia ingegnosa e dissacratoria. Questi sono alcuni degli aspetti che mi garbano di più della Romagna, che infatti partorisce, spesso da angoli strani della regione, artisti di tutti i generi e di tutte le età. In particolare, la maggior parte di noi viene dalla riviera, da Bellaria Igea Marina, un micro-universo che, se volessimo fare una similitudine, potremmo accostare ad un enorme cumulo di letame su cui di tanto in tanto crescono dei simpatici funghi allucinogeni. Ecco, quei funghi sono forse le migliori persone in circolazione a Bel Air, potremo nominare anche solo Roby Puma per fare un esempio concreto. Queste persone e alcune band delle nostre zone hanno sicuramente giocato un ruolo importante nella nostra crescita personale, e quindi anche nella nostra musica una volta insieme.

Che estate vi aspetta?

Andremo all’estero quest’estate, ancora, in realtà, perché eravamo stati già in Austria, ma stavolta abbiamo tre tappe diverse: prima saremo in Germania al Brunswick Buskers Festival, poi andremo in aereo verso l’Inghilterra, al Glastonbury Festival of Arts e, in luglio, in Svizzera, al Lugano Buskers Festival. Per il resto stiamo pianificando un mini-tour verso il sud Italia per agosto. Sarà un’estate bella scannata.

Domanda Nonsense: meglio un live a bordo di un risciò o su un pedalò in mezzo al mare Adriatico?

Assolutamente meglio su un pedalò overcraft anfibio che dagli scogli va all’arrembaggio dei lettini sulla spiaggia e diventa risciò su ruote con tutta la ciurma a pedalare, che discorsi!

Intervista a cura di Cinzia Canali

Autore dell'articolo: Cinzia Canali

Cinzia Canali
Cinzia Canali nasce a Forlì nel 1984. Dopo gli studi, si appresta a svolgere qualunque tipo di lavoro, ama scrivere e ha la casa invasa dai libri. La musica è la sua passione più grande. Gira da sempre l'Italia per seguire più live possibili, la definisce la miglior cura contro qualsiasi problema.