No Report – Charlotte Gainsbourg incanta il Fabrique

Dopo l’annullamento del Radar Festival della scorsa estate, era forte l’attesa per il ritorno in Italia di Charlotte Gainsbourg, ad ormai un anno di distanza dalla pubblicazione dell’ultimo album “Rest”, acclamatissimo tanto dal pubblico quanto dalla critica: nella sue veste di figlia d’arte, attrice, cantante/non/cantante, nella fredda e nebbiosa serata di giovedì 5 dicembre 2018, Charlotte non ha deluso le attese, incantando a modo suo il pubblico di un Fabrique pieno al di là di ogni attesa, a sottolineare come la musica della brava ed eclettica artista francese non sia legata a questioni di moda ed hype, ma all’affetto di un seguito in grado di apprezzare la sua particolare proposta.

La serata si apre puntualmente alle 21:00 con l’esibizione di L I M / Sofia Gallotti: in coppia col bravo Elia Pastori alle percussioni elettroniche, l’artista milanese ex Iori’s Eyes conquista il pubblico del Fabrique con la sua personalità modesta e schietta e, soprattutto, con le sue sonorità electro/soul vicine a James Blake e agli stessi album della Gainsbourg, padroneggiando il palco con suoni, giochi di luce efficaci – peccato che il set non consentisse la proiezione dei suoi splendidi videoclip – ed atmosfere in grado di rapire l’anima. Una bella soddisfazione per una delle artiste più talentuose nella scena elettronica made in Italy.

Alle 22:00 giunge l’atteso momento di Charlotte Gainsbourg, che fa il suo ingresso con la band all’interno di un allestimento quasi Zen, che fa della semplicità estetica e concettuale il proprio cavallo di battaglia: i musicisti e la stessa Gainsbourg sono difatti “incorniciati” all’interno di quadrati composti da luci neon, che ora catturano lo sguardo del pubblico, guidandolo verso gli artisti nei momenti in cui l’illuminazione si spegne, ora cedono il passo a giochi di luci stroboscopiche che utilizzano quasi esclusivamente una vivida luce bianca ed effetti di fumo, dando al set un’atmosfera quasi trascendentale. Colpisce molto anche l’outfit della band, che si presenta semplicemente in jeans e maglietta bianca, e della stessa Charlotte che in più rispetto agli altri indossa un semplice giubbetto in pelle, che si toglierà verso la metà concerto.

L’approccio semplice ed efficace si può constatare da subito, con la Gainsbourg che si cimenta ai synth con la minimale “Lying with You”, tratta dallo splendido “Rest”: l’introduzione è contrastante, come la personalità dell’artista e dell’ultimo album, divagando fra sonorità glaciali  alle soglie del krautrock più minimale ed un’emotività repressa eppure desiderosa di emergere, attraverso il suo canto sospirato e la grazia innata con la quale l’artista tocca la tastiera.

Il Fabrique a questo punto è pieno ed il pubblico presente, rapito ed ammirato da quest’esibizione struggente, applaude accogliendo nel migliore dei modi una Charlotte piacevolmente sorpresa, che risponde salutando tutti in italiano, con grazia e qualcosa in più delle solite due parole di cortesia rivolte dagli artisti stranieri.

Lo spettacolo ci offre quindi l’esecuzione pressoché completa di “Rest”, album profondamente sperimentale ma allo stesso tempo intenso per il sentimento profuso in esso dall’artista: l’opera è infatti dedicata agli affetti familiari ed in particolare alla sorella Kate Barry, figlia di Jane Birkin e del compositore John Barry e morta suicida nel 2013, alla quale la Gainsbourg era profondamente legata. L’esecuzione dei brani lascia poco spazio ad improvvisazioni di sorta o variazioni sul tema, ma è impossibile non apprezzare l’esecuzione perfetta per professionalità ed espressività offerta dalla Gainsbourg e dalla sua band. Come in un diario aperto, i brani di “Rest” sembrano mettere a nudo parte dei sentimenti dell’artista, che con semplicità e senza recitare alcuna parte esprime se stessa coinvolgendo i presenti ora con l’interpretazione, ora con brevi introduzioni per alcuni brani per lei speciali.

 

Così, “Ring-a-Ring o’ Roses”, “Sylvia Says”, “Deadly Valentine” e “Rest” diventano un momento di estasi per i presenti e per la stessa Charlotte, che cantando circonfusa di luce introduce il pubblico in parte del suo mondo interiore: per quanto sia impossibile sondare completamente il mistero di una personalità così sensibile e complessa, per un’ora e mezzo tutti ci sentiamo introdotti e perfettamente a nostro agio all’interno del mondo di Charlotte.

 

Il concerto tuttavia non è solamente un momento di introspezione e catarsi: agli intimismi delle canzoni di “Rest”, l’artista e la band inframezzano brani di maggiore “divertissement” come la ritmata “Paradisco”, nei quali il pubblico ha modo di danzare svuotando la mente dai propri pensieri, o l’inedita “Such a Remarkable Day”, raffinato esempio di elettro-pop danzereccio il cui sound ammicca parecchio a quello degli amici e collaboratori AIR.

   

La spontaneità di Charlotte colpisce sia nel cantato soave e leggero, sia nella naturalezza con la quale si muove sul palco: messa a proprio agio dall’accoglienza del pubblico milanese, l’artista interagisce col pubblico muovendosi con grazia lungo il palco, improvvisando duetti con la sua splendida band scambiando di volta in volta “cornice” con ognuno di essi, il cui ruolo è fondamentale nel dar vita alle atmosfere dei brani.

 

Poteva forse mancare un affettuoso omaggio a papà Serge? Ovviamente no, perciò ecco che due brani composti dal padre vengono ad essere due dei momenti più intriganti della scaletta: se nella seconda metà del set l’esecuzione al piano della dolcissima “Charlotte For Ever” incanta i presenti,  la chiusura di questa incantevole serata è affidata ad una “Lemon Incest” ancora sbarazzina e provocante come negli anni ’80.

A questo punto, a Charlotte non rimane a questo punto che raccogliere la band per salutare insieme il pubblico e raccogliere una meritata standing ovation sperando di non dover attendere ancora a lungo un suo ritorno in Italia: di par nostro, non possiamo che uscire soddisfatti e rapiti da un concerto che ha rappresentato una forte esperienza estetica e di intimità condivisa, che ha enfatizzato ulteriormente la carica emotiva delle sofisticate canzoni della Gainsbourg.

Un evento davvero speciale, in grado di lasciare molto allo spettatore, nel quale è stato bello esserci. Merci, Charlotte.

 

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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