No Report – Dodi Battaglia, Superstar al Teatro Nazionale coi brani nascosti dei Pooh

Provate ad immaginare di trovarvi a guardare un concerto, magari del vostro artista preferito, lì, spalle alla poltrona del teatro, occhi chiusi e ali libere in cielo, con l’eterna sensazione di volare sospesi tra una nota e l’altra di una canzone.

Questa è la sensazione che si è provata nel seguire il tour teatrale di Dodi Battaglia, storico chitarrista dei Pooh, in scena al Teatro Nazionale CheBanca di Milano, per questo PERLE, il tour che l’artista bolognese consegna ai fan del gruppo italiano di maggior successo degli ultimi 50 anni.

Perle. Un tour costruito esclusivamente per dare spazio dal vivo a quelle canzoni che i Pooh, nel corso del tempo, hanno eseguito raramente o che addirittura non hanno mai sentito il profumo di un’esibizione live. Si incomincia con IO IN UNA STORIA, delicatissima canzone del 1972, la prima scritta da Battaglia per il gruppo, con i ringraziamenti dello stesso Dodi al produttore dei tempi, Giancarlo Lucariello che, dopo averlo incoraggiato a cimentarsi nel canto ( di Battaglia è la voce del primo grande successo dei Pooh, TANTA VOGLIA DI LEI, 1971 ), gli diede l’opportunità di affiancarsi a Facchinetti nella scrittura delle musiche del quartetto. Un’epoca, gli anni ’70, dove i Pooh erano il punto di riferimento di un’Italia musicale che cercava di uscire da una certa arretratezza culturale nel campo, raffinati, allo stesso tempo semplici e leggeri, capaci di arrivare alle grandi masse come pochi altri.

Come in tutte le grandi storie, anche la storia dei Pooh ha vissuto di figli “cresciuti” in maniera diversa. Privilegiate le canzoni con melodie più immediate e commerciali, canzoni di grande spessore son state relegate a ruoli più marginali, quasi di nicchia, destinate a vivere negli LP e nelle menti sognanti degli appassionati. Chi tra il pubblico “mainstream” può dire di aver mai sentito una OCEANO, od una ORIENT EXPRESS? Eppure queste sono due delle canzoni più interessanti dell’intero repertorio del gruppo. La nuova linfa vitale che Dodi Battaglia è riuscito a dare a queste canzoni le ha fatte finalmente uscire dal guscio. Come un bruco che d’improvviso si scopre farfalla. Le farfalle son famose ai più per i colori sgargianti delle proprie ali. Ascoltatevi le chitarre intrecciate di brani come E VORREI o INUTILI MEMORIE, le melodie cristalline di una AIR INDIA o UNA DONNA NORMALE… questo è il mondo nascosto dei Pooh, quel mondo fatto di tante piccole “perle” disseminate in tutta la discografia che i fan hanno sempre richiesto a gran voce ma che, per un motivo o per l’altro, non hanno mai avuto lo spazio che meritavano. Dodi coi suoi collaboratori attuali è stato in grado di costruire uno spettacolo degno di nota. Niente sfarzi eccessivi, la semplicità degli arrangiamenti ha dato ancora più risalto ai suoni di queste canzoni, alle parole che col tempo sia il compianto Valerio Negrini, storico batterista dei Pooh, che Stefano D’Orazio hanno saputo scrivere su melodie così belle, così perfette che sembra impossibile non aver mai sentito ripetutamente in radio. Il pubblico dei Pooh è un pubblico fedele, passionale, innamorato dei dettagli, un pubblico che conosce a memoria ogni singola parola di ogni singola canzone. Così quando dal silenzio del teatro iniziano a scorrere 40anni di vita insieme, il Nazionale si fonde in un’unica voce, un mix di storie diverse, ci son uomini e donne che ormai han superato i sessanta e che ascoltando i brani della gioventù ricordano di quando negli anni ’70 si innamoravano, come forse fanno i figli, i nipoti, al giorno d’oggi, ma senza smartphone, facebook o diavolerie elettroniche. Un concerto con anime variopinte, proprio come ai concerti dei Pooh, c’è di tutto, dalle mamme che han voglia di sentirsi giovani alle giovani che han voglia di immaginarsi già donne, dai ragazzi timidi che sognano con le canzoni romantiche agli uomini che sembra abbian vissuto tutto nella vita, da chi ama a chi canta, da chi sogna, a chi cerca un modo per dimenticare, a chi non è mai ad un concerto per caso.

Dodi parla di come i testi di Valerio Negrini abbiano anticipato l’invenzione dei videoclip, ed è una sacrosanta verità. Ad occhi chiusi, ogni singola canzone sembra scorrere come le immagini di un film. E si torna sempre alla scena iniziale del film, un ragazzo di vent’anni che comincia il percorso della vita, disseminato di amore ( il filone romantico è sempre stato il preferito dai Pooh ) ma anche di profonde riflessioni sulla vita ( pensiamo ai momenti più “progressive” dei Pooh culminati con il disco Poohlover e le canzoni dedicate a quelle categorie allora emarginate dalla società del tempo, tema ancora prepotentemente attuale). E così tra un ricordo e l’altro, tra una lacrima di nostalgia e l’altra, un po’ tutti arriviamo prima agli anni Ottanta ( IN ALTRE PAROLE, SANTA LUCIA, IO STO CON TE, 1987 ), ai momenti chitarra e voce, ai segmenti strumentali per far capire che la musica dei Pooh non è solo “amore” ma anche tanto e tanto “suonato” e poi al periodo anni ’90\2000 dove anche i Pooh si son caricati d’energia scrivendo brani molto più rock del passato, basti pensare a STELLA o ISABEL, con un incedere chitarristico moderno e sbarazzino.

Passano così due ore di passione, la gente è in visibilio, il sogno di una vita si è avverato, poter cantare la “propria” canzone preferita finalmente dal vivo. La mente va a chi è un po’ più grandicello e ha avuto occasione di riempirsi gli occhi d’emozione la prima volta che ha ascoltato certe canzoni, soffiando magari su quei 45 giri tutte le proprie emozioni e speranze di giovane uomo o giovane donna, ritrovandosi oggi, 40 anni dopo, con qualche ruga e capello bianco in più.

Quel bruco è diventato finalmente una farfalla. Una farfalla libera di volare in questo mondo grigio, sempre più difficile e pieno di incertezze. Ma anche volessero ammazzare questa farfalla carica di musica, siamo sicuri che le ali piene di colori delle Perle che Dodi Battaglia ci ha fatto tornare alla mente e agli occhi abbiano compiuto in pieno il proprio ciclo vitale, rallegrando ed emozionando la vita di migliaia di persone. E riaprendo finalmente gli occhi, dopo due ore di concerto, citando il titolo di una delle canzoni più belle e allo stesso tempo più dimenticate dei Pooh, vien proprio da urlare alla vita, al mondo e alla musica … E’ Bello Riaverti …

 

Autore dell'articolo: Cristian Nonsense

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