No Report – Fantastic Negrito, il lato diabolico della musica

Circolo Magnolia, mercoledì 12/06/2019: è una serata dal clima piacevole e dall’aria elettrizzante, quella che troviamo all’Idroscalo per il ritorno di Fantastic Negrito. Dopo i recenti sold out, il nuovo eroe della black music ha difatti deciso di cavalcare l’onda del successo per una serie di nuove date italiane outdoor, sfruttando il tardo arrivo della bella stagione per consentire di godere del proprio spettacolo a chi non fosse riuscito a partecipare ai precedenti show.

Le prerogative per il grande boom ci sono anche in questa serata: dopo il secondo Grammy quale “miglior album blues contemporaneo”  attribuito nel 2019 a “Please Don’t Be Dead” – un bis incredibile a soli due anni dal precedente “The Last Days Of Oakland”, che ha di fatto consacrato Xavier Amin Dphrepaulezz fra i più grandi del genere – ed il meritato successo radiofonico giunto anche nel nostro Paese, sono davvero in molti ad attendere l’inizio del set al Magnolia, ingannando l’attesa con una buona cena nell’area di ristorazione estiva.

Tutto sembra preludere ad uno splendido concerto, perché nulla sembra lasciato al caso in quest’occasione, neanche la scelta del gruppo spalla. Ad aprire le danze ci pensa infatti un ottimo duo blues made in Italy: sono i Superdownhome, dalla provincia bresciana, che propongono un heavy blues “rurale” a base di chitarre slide, cigar box e percussioni esplosive. Presentatisi sul palco in mise ottocentesca, stile “rapina sul treno del Far West”, i Superdownhome si sono rivelati la scelta più azzeccata per aprire il set: il loro blues adrenalinico ha infatti scatenato l’entusiasmo del pubblico, gettando un bel po’ di benzina sugli animi già frementi per l’arrivo di Fantastic Negrito. Meritati pienamente i tanti applausi tributati alla band, uscita recentemente con un nuovo album di cui avremo certamente modo di parlare.

Superdownhome

Il tempo di sistemare rapidamente il set, ed ecco che alle 22:15 la band sale sul palco, subito seguita dal carismatico Xavier. Il loro look colorato ed eccentrico ci fa pensare per un attimo di essere tornati nei gloriosi Seventies, ma l’impressione dura solamente pochi secondi: Fantastic Negrito indossa subito le vesti di diabolico profeta della black music, dando inizio non solamente ad un concerto, bensì ad un viaggio musicale nella storia della black music.

Questo meraviglioso artista, che sembra voler incarnare l’eredità di gente come Jimi Hendrix, Prince e Sly Stone, ha racchiuso nella sua musica il meglio della black music, contaminando con tutti i generi possibili il blues di partenza, inventandosi uno stile eclettico che lo porta a cantare e suonare con disinvoltura brani assai variegati. Se a questo aggiungiamo un carisma ed un talento fuori dal comune, ecco trovata la ricetta per definire la perfetta rockstar contemporanea.

Coadiuvato da una band di altissimo livello, al punto che potremmo benissimo parlare di “Fantastic Four”, Xavier in questa esplosiva serata è in condizioni fantastiche e dimostra di poter fare quello che vuole sul palco, regalandoci il meglio della propria musica. L’apertura del concerto, con la fulminante sequenza “My Time in L.A./Bad Guy Necessity/A Long Long Road/Scary Woman” mette subito in chiaro che non ce n’è per nessuno: la band appoggia formidabilmente il cantante, che può divertirsi ad interpretare i più svariati e classici ruoli del mondo black.

Xavier alterna infatti il ruolo del predicatore, adottando una solenne vocalità gospel, a quello del maliardo seduttore, lasciandosi possedere dalla propria musica e danzando forsennatamente sul palco fra il delirio dei presenti: non vi è dubbio che si sia stabilita una chimica perfetta fin dai primi minuti, così in “Scary Woman” il nostro, che dialoga molto col pubblico e saluta abbozzando un improbabile italiano, riesce a calarsi persino nel ruolo di direttore dei cori, organizzando perfettamente le risposte di un pubblico entusiasta e collaborativo.

Si potrebbe a questo punto pensare che il concerto prenda la piega classica, alternando momenti di calma ad altri più adrenalinici, ma stavolta non è così: Negrito e la sua band non si risparmiano mai e la performance mostra davvero la classica “rara intensità” dall’inizio alla fine, nella quale anche i momenti più soft rappresentano un vero colpo al cuore: dall’interpretazione di “A Cold November Street”, caratterizzata da un mirabile assolo, alle struggenti “An Honest Man” e “A Boy Named Andrew” (quest’ultima con inevitabile coro del pubblico), l’intento della band sembra quello di far esaurire ai presenti l’ultimo fil di voce, versando l’ultima goccia di sudore.

Il set è semplicemente perfetto e racchiude il meglio della discografia del bluesman di Oakland, che ci mostra il lato migliore della musica e tutto il proprio entusiasmo, sentenziando spesso sull’ottimismo e sul messaggio positivo della propria musica, contro ogni barriera e contro quei potenti che vogliono levare alla gente comune i propri diritti.

Particolarmente struggente è stato il delicato momento in cui Xavier ha omaggiato la scena di Seattle intonando “In The Pines”, diventata universalmente nota come “Where Did You Sleep Last Night?” grazie ai Nirvana, e la struggente “Dark Windows”, commovente omaggio dell’artista al caro amico Chris Cornell, ricordato anche in questa magica serata fra gli applausi del pubblico.

La serata procede nell’entusiasmo generale, e viene quasi da pensare che il musicista abbia quasi fatto un patto col diavolo, per essere riuscito a tornare sulla scena in maniera così prepotente dopo l’incidente e le vicende personali che quasi gli costarono la carriera e la vita, non molti anni fa: mentre danza sul palco per la gioia del pubblico, egli paragona la sua band alla furia degli elementi celesti – la batteria è il tuono, le tastiere la pioggia, e la chitarra solista il fulmine – ed è inquietante la sensazione che lascia sul pubblico l’ombra del suo ciuffo, proiettata nei momenti finali del concerto dalle luci di scena, simile all’artiglio di un demone che si protende minaccioso sui presenti. Sono comunque suggestioni che fanno bene all’atmosfera di uno spettacolo che giunge purtroppo al termine, con la killer combo “Plastic Hamburgers/The Duffler” ed il saggio invito a non lasciare che “i computer cambino le nostre idee”.

Finale classico, con una standing ovation generale che richiama gli artisti sul palco e la doppietta “Night Has Turned To Day/Bullshit Anthem” a chiudere definitivamente il set, come un colpo di grazia a base di blues, rock e funk concentrati in un unico sparo. Bang, fine dei giochi e saluti, con il pubblico che non può far altro che smobilitarsi, felice di aver assistito ad uno spettacolo da maestro da parte di Fantastic Negrito, un artista poliedrico capace di infiammare gli animi, come solo le più grandi rockstar sanno fare.

Setlist della serata:

  1. My Time in L.A./Bad Guy Necessity
  2. A Long Long Road
  3. Scary Woman
  4. A Cold November Street
  5. Hump Thru the Winter
  6. An Honest Man
  7. A Boy Named Andrew
  8. Dark Windows
  9. A Letter to Fear
  10. Transgender Biscuits
  11. In The Pines (Oakland)
  12. Dark Windows
  13. Lost in a Crowd
  14. Rant Rushmore
  15. Plastic Hamburgers
  16. The Duffler
  17. Encore Night Has Turned to Day/Bullshit Anthem

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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