No Report – Julia Holter, un incanto milanese

23 Giugno, Circolo Magnolia: la prima domenica d’estate ci porta una serata piacevole dalle parti dell’Idroscalo, vuoi per la temperatura ideale per stare all’aperto dopo il tramonto, vuoi per l’arrivo a Milano della brava Julia Holter, alla prima data del breve tour estivo che la condurrà in alcune fra le più splendide location della penisola. In un clima assai rilassato, attendiamo l’inizio del concerto approfittando delle adorate sdraio messe a disposizione dal circolo e gustando un drink, per incamminarci verso il palco piccolo per l’inizio del set di apertura: i presenti non sono molti, ma presto la platea si riempirà anche per ascoltare la giovane artista scelta per aprire la serata.

Sguardo timido fisico minuto, Ginevra – classe ’93 – saluta il pubblico ed imbraccia subito una Fender Jazzmaster che di primo acchito sembra sovrastarla, ma quello che avviene è l’esatto contrario: con piglio deciso accompagnato da una grazia soave, Ginevra canta in inglese sfoggiando un sofisticato mix di dream pop e cantautorato che subito conquista i presenti, che dalle varie aree del circolo si radunano sotto il palco per seguirne l’esibizione. Scelta proprio dalla Holter, che ringrazia pubblicamente dal palco, Ginevra propone brani dal suo EP “Ruins” ottenendo un ottimo riscontro dai presenti, che la applaudono ad ogni brano e concordano nel riconoscere che la scelta di farle aprire il concerto di Julia sia stata assai azzeccata. Dopo mezz’ora esatta di concerto, Ginevra saluta tutti fra meritatissimi applausi, e sul palco iniziano i preparativi per l’atteso live a seguire.

Tutti i membri della band entrano in scena mostrando un’intenso grado di concentrazione, verificando cavi, volume degli strumenti ed accordature senza farsi distrarre dal brusio del pubblico, che nelle prime file tace e si appassiona a sua volta a questo approccio decisamente più vicino all’atteggiamento compassato dei musicisti da camera o da opera classica, piuttosto che a quelli dediti alle tante varianti dell’universo pop/rock.

Un simile approccio non poteva che preludere ad un inizio puntuale, e così è stato: attorno alle 22:00 ecco che Julia sale sul palco da sola. Mise semplice ed assai curata, con maglietta nera trasparente a coprire un top nero, pantaloni a paillettes ed un trucco leggero che le mette in risalto gli occhi chiari. Il tempo di disporre in ordine a modo suo il leggio ed il microfono, ed ecco che, dopo alcuni saluti in un italiano incerto ma soave,  l’incanto ha inizio.

Julia attacca con “In Garden’s Muteness”, brano tratto dall’ultimo album “Aviary”, dal quale scopriremo presto essere tratte pressoché tutte le canzoni della serata, fatta eccezione per tre divagazioni di cui parleremo poco innanzi. La compositrice californiana entra in una sorta di trance, attraverso la quale ella stessa ed il pubblico si ritrovano proiettati in una dimensione musical-letteraria, in cui i leit-motiv della musica da camera si incrociano con quelli folk/pop, dando vita a uno spettacolo squisitamente romantico, nel senso più artistico del termine.

Oltre ad essere espressione viva di sensibilità e sentimento, l’arte di Julia Holter è profondamente figlia di un’accurata ricerca in campo artistico, che l’ha portata a misurarsi con le tragedie di Euripide, la musica medioevale, le score cinematografiche, l’elettronica e la letteratura moderna e contemporanea.

Dopo questa intro suggestiva e trionfale, ecco che sale sul palco il quintetto di musicisti che la accompagna con percussioni, contrabbasso, violino e tromba. Situazione inusuale ma non troppo per il Magnolia, che negli anni ci ha stupito come laboratorio aperto ad ogni forma musicale. I brani di “Aviary” rapiscono i presenti, che si fanno sentire solamente per applaudire con entusiasmo l’artista, decisamente a suo agio nel contesto “beautiful” dell’Idroscalo e divertita dagli aerei che di tanto in tanto decollano dalla vicina Linate.

Il concerto raggiunge un ulteriore climax con un interessante trittico di canzoni nella parte centrale del set: si inizia con un’intensa interpretazione di “Voce Simul” col solo accompagnamento della brava Sarah Belle Reid alla tromba, scelta che valorizza al massimo la voce di Julia, poi con “Underneath the Moon”, brano carico di suggestioni fra folklore ed esoterismo in cui la nostra si cimenta coi cimbali assieme alla violinista Dina Maccabee, e, infine, una piccola sorpresa annunciata con imbarazzo al pubblico italiano. Quella che ci sta per essere proposta è una cover, per la quale la Holter è visibilmente agitata e ridispone il leggio per poter vedere al meglio il testo, scusandosi per l’emozione e suscitando una forte curiosità fra i presenti, che iniziano a domandarsi quale brano gli sarà proposto.

Le prime note al pianoforte sono inconfondibili: quella che sta intonando è “Chiamami adesso”, uno dei tanti capolavori di Paolo Conte che ella ha probabilmente apprezzato nella OST di “The Lake House” ed imparato fino ad osare proporla con un’esibizione solista al pubblico italiano. Se anche l’accento è a tratti incerto, questa cover è proposta con la giusta dose di classe e sentimento, e l’ovazione è d’obbligo.

Superato l’unico momento difficile, se così si può dire, del set, Julia e la band proseguono con quattro altri brani da “Aviary”, chiudendo in crescendo con due fra i migliori pezzi della discografica della compositrice: “Sea Calls Me Home” (da “Have You in my wilderness”) e “I Shall Love 2”, a chiudere con brio il set nell’inevitabile trionfo di applausi. L’affetto del pubblico colpisce assai i musicisti, che risalgono sul palco guidati da Julia per proporre l’unico encore, “Betsy on the Roof”, secondo estratto dal penultimo album al quale seguono ringraziamenti ed accorati saluti.

È stata una serata carica di incanto e suggestione nella quale abbiamo apprezzato tanto la colta, raffinata ed a tratti sofisticata musica di Julia Holter, alla quale fa da contraltare la semplicità e l’umiltà che ne contraddistinguono la bella persona: un plus gradito, che  rende ancor più speciale una serata dall’atmosfera sognante, ed usciamo dal Magnolia lieti e desiderosi di tenere con noi un pizzico della magia appena esperita.

 

Setlist della serata:

  1. In Garden’s Muteness
  2. Turn the Light On
  3. Whether
  4. Silhouette
  5. Chaitius
  6. Feel You
  7. Voce Simul
  8. Underneath the Moon
  9. Chiamami Adesso (cover di Paolo Conte)
  10. Les Jeux to You
  11. Words I Heard
  12. Sea Calls Me Home
  13. I Shall Love 2
  14. Encore – Betsy on the Roof

 

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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