Annie Clark

No Report – La seduzione milanese di St. Vincent

È stato un ritorno atteso ed agognato quello di Annie Clark a.k.a. St. Vincent, che il 27 giugno 2018 ha calcato il prestigioso palco del Circolo Arci Magnolia, unica data italiana dell’acclamato “Fear the Future Tour” che ha i attirato sulle sponde dell’Idroscalo un variegato pubblico proveniente da tutta Italia.

La nostra eroina a dire il vero ha cominciato da subito ad utilizzare le proprie tattiche di seduzione, facendosi desiderare da tutti per una buona oretta rispetto all’orario inizialmente previsto, per finalmente apparire attorno alle 22, non appena si sono spente le ultime luci della sera: una strategia di seduzione efficace, con Annie che entra sul palco a seguito della sua band, in una sfolgorante mise arancione fosforescente con stivali tacco 12; non c’è dubbio che ella voglia essere l’unica luce per gli occhi del pubblico, per questa notte.

I quattro artisti si dispongono militarmente in fila, con Annie ad occupare il lato sinistro del palco, ed iniziano subito a suonare. L’attacco del live, che si rivelerà giustamente imperniato sui brani dell’ultimo acclamato, è quanto di  meglio si potesse desiderare: si inizia subito con un trittico delle meraviglie, con la sfrenata “Sugarboy” ad aprire – letteralmente – le danze, per proseguire a raffica col secondo single “Los Ageless” e la title track dell’album, col pubblico estasiato e già dimentico della lunga attesa: nulla da dire, la scintilla è già scattata dentro e fuori dal palco, per la gioia di tutti.

St. Vincent e la sua band si mostrano da subito un ensemble formidabile, in grado di sfornare un sound perfetto ed esaltare al meglio tutti i brani, che durante questa esibizione acquisiscono un piglio spesso più deciso e appassionato rispetto alle registrazioni su disco, specie quando si decide di fare un salto nel passato, che ha omesso solamente “Marry me” e la collaborazione con David Byrne, nonostante la riproduzione di molti brani del musicista inglese durante l’attesa iniziale abbia stuzzicato le fantasie di molti.

Dopo aver rallentato un attimo il ritmo con “Savior”, la band torna progressivamente indietro negli anni passando in sequenza a “S+V”,  “Strange Mercy” per arrivare al 2009 dello splendido “Actor”, dal quale traggono una entusiasmante riproposizione di “Marrow” sospesa fra idillio e rock duro, particolarmente apprezzata dai presenti. La ragazza di  Tulsa in questa prima parte si muove poco, giocando a tratti al ruolo di bambola/burattino coi fili ben nascosti, ma presto la vedremo sciogliersi sempre più nella sua estasi sonora.

Si torna al 2018 con una divertente esecuzione di “Pills”, nella quale un’espressiva Annie ci regala una serie di fantastiche e stralunate espressioni che rievocano i tic da abuso di pillole, ma, stavolta un po’ a sorpresa, ci ritroviamo di nuovo ricatapultati verso un altro trittico di brani del passato, tutti da “Strange Mercy” stavolta, fra i quali spiccano una “Cruel” più rockeggiante che elettronica ed una commovente ed appassionata interpretazione di “Cheerleader”.

In tutto questo Annie è fantastica, suonando alla perfezione le sue chitarre e divertendosi a cambiare chitarra fra un mini set e l’altro, potendo scegliere fra le varie versioni della sua Ernie Ball Signature differenti per accordatura e nuance (tutte tonalità brillantissime): sembra davvero soddisfatta della serata,  muovendosi sul palco con una sempre maggiore nonchalance a dispetto dei vertiginosi tacchi, regalando qua e là sorrisi di compiacimento e dolcezza ad un pubblico ormai in adorazione, innamorato della sua espressività e bravura.

La setlist ci riporta a questo punto a tempi più recenti, con altri due brani da S+V, nei quali brilla  un riarrangiamento di “Digital Witness” in chiave più elettronica, per giungere di nuovo ai giorni nostri con una conclusione pomposa del set grazie ad una esaltante “Fear the Future”, che non a caso ha prestato il titolo al tour, ed una chiusura in dolcezza con il messaggio d’amore contenuto in “Slow Disco”, qui suonata nella versione presente sull’album.

È passata poco più di un’ora, ma la festa chiaramente non può finire qui, perciò ecco che la nostra eroina rientra quasi subito sul palco, senza chitarre stavolta: speriamo tutti si tratti dell’inizio di un secondo set, ma in realtà si capisce presto di esser già arrivati al momento degli encore. L’acclamatissima Annie non nasconde la propria soddisfazione ed emozione, scherzando timidamente con il pubblico, abbozzando una versione di “New York” dedicata a Milano; il pubblico è praticamente conquistato e risponde divertito ed entusiasta, così può partire la versione originale del brano, vibrante e ricco di emozioni, nel quale Annie canta dirigendo i cori entusiasti del Magnolia. 

Le emozioni durano fino all’ultimo secondo, con una dolcissima versione di “Happy Birthday, Johnny” per sola voce e piano che ammutolisce tutto il circolo e una chiusura di primo acchito sorprendente con “Severed Crossed Fingers” (da S+V) interpretata con sola voce e chitarra, che con la sua atmosfera da soundtrack finale si rivela scelta appropriata e gradita da tutti gli astanti.

Volge così al termine, questa per ora unica esibizione italiana di St. Vincent del 2018, un’ora e mezza di puro piacere audio-visivo con un’artista completa capace di cantare, suonare meravigliosamente la propria chitarra e sedurre il pubblico tanto col suo look esuberante quanto con la sua simpatia, dolcezza ed umiltà.

Menzione al merito anche per la band, composta dalla bravissima Toko Yasuda (synth e basso)  e dai “poveri” Matt Mintseris (tastiere) e Matt Johnson (percussioni), esibitisi col viso avvolto da bende per un surreale effetto mummia (N.B. la serata, fortunatamente per loro, è stata piacevolmente fresca).

I fan come il sottoscritto avranno certamente desiderato qualche pezzo in più – personalmente ammetto di aver desiderato per tutto il live un colpo di grazia finale con “I prefer your love” o “Landmines” – ma è difficile trovare difetti nella scaletta, rivelatasi in linea con gli altri concerti europei e con parecchie scelte di brani inattese quanto vincenti.

Non ci rimane che uscire dal Magnolia entusiasti, ringraziando St. Vincent per questa memorabile esibizione e lo staff del circolo per essere ancora una volta riuscito a portare sul proprio palco un’artista internazionale di tale calibro, organizzando magnificamente la serata.

  1. Sugarboy
  2. Los Ageless
  3. MasSeduction
  4. Savior
  5. Huey Newton
  6. Year of the Tiger
  7. Marrow
  8. Pills
  9. Hysterical Strength
  10. Cruel
  11. Cheerleader
  12. Digital Witness
  13. Rattlesnake
  14. Young Lover
  15. Fear the Future
  16. Slow Disco
  17. New York – encore #1
  18. Hang on me – encore #2
  19. Happy Birthday, Johnny – encore #3
  20. Severed Crossed Fingers – encore #4

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola