Marissa Nadler

No Report – Marissa Nadler, una musa nera all’Ohibò

In una fredda serata milanese che lascia scorgere i primi barlumi d’autunno, il concerto che ci attende al circolo Ohibò in via Brembo sembra quasi un rito di passaggio, che dalla bella stagione ci conduce verso climi ed atmosfere più freddi e oscuri. Ad attenderci presso il locale meneghino vi è infatti la cantautrice statunitense Marissa Nadler, autrice di un folk oscuro e sofisticato, giunta al termine di un breve tour italiano di tre date.

Facciamo il nostro ingresso nel locale all’apertura delle porte, attendendo fino alle 22:00 per assistere all’esibizione di Nero Kane, a cui spetta l’onore di scaldare il pubblico per l’affascinante cantautrice. In un breve ma intenso set di cinque brani, quattro dei quali tratti dall’ottimo “Love in a Dying World” più un excerpt dal suo prossimo progetto, l’esibizione di Nero Kane, al secolo Marco Mezzadri, è intensa e visionaria, con il cantautore che, armato della sua chitarra, ci conduce in un trip oscuro attraverso le suggestive vastità del nord America. Evocativo e tenebroso, Nero conferma le ottime impressioni suscitate l’anno scorso con il suo disco, strappando meritati applausi e dimostrando di essere stato una scelta perfetta per introdurre le musiche della Nadler, con le quali condivide il mood crepuscolare.

Passano pochi minuti dall’esibizione di Nero, ed ecco che sale sul palco Marissa. La cantautrice è vestita in un elegante abito nero da sera che, perfettamente in tinta con la chioma corvina, ne esalta la carnagione chiara e la bellezza altera, facendoci pensare a una protagonista dei racconti di E.A. Poe. La Nadler attacca subito con “Poison”, brano pubblicato nel 2019 con John Cale: Marissa incanta da subito tutti con la sua stupenda voce da mezzosoprano e viene raggiunta da Milky Burgess, il fido polistrumentista che la accompagna in questo tour.

Pur fra gli applausi generali, intravediamo un pizzico di nervosismo da parte della cantante, che fatica a trovare il giusto feeling col palco e con le spie a causa di qualche problema tecnico destinato purtroppo a protrarsi per l’intero concerto. Ciò nonostante, il pubblico non si scompone e sembra fare di tutto per incoraggiare la cantante: il “dream folk” di Marissa crea un’atmosfera onirica e ricca di suggestioni, ripercorrendo la discografia vecchia e nuova per il primo terzo del set. Solo al quinto brano iniziamo ad ascoltare qualcosa tratto dall’ultimo, acclamato “For My Crimes”: l’omonima canzone che dà il titolo all’album e l’ottima “I Can’t Listen to Gene Clark Anymore”, interpretate con grazia dalla cantautrice di Washington D.C., finalmente a suo agio a voce e chitarra nonché perfettamente accompagnata da Burgess.

I problemini tecnici purtroppo permangono, ma i due musicisti ormai si trovano a proprio agio, complice l’atmosfera dell’Ohibò, calda sia per clima che per accoglienza: Marissa e Milky scherzano con il pubblico e introducono di volta in volta i brani. Dopo il breve intermezzo di “Strangers”, i due riprendono a proporre brani dall’ultimo album con “Blue Vapor” e “Said Goodbye to That Car”, proponendo la bella cover di “Save Me a Place”, dallo splendido “Tusk” dei Fleetwood Mac.

Musa ispiratrice oscura e ammaliante, Marissa Nadler con la sua voce regala momenti di incanto e classe pura al pubblico dell’Ohibò, che pur non avendo registrato il tutto esaurito può vantare una folta schiera di fan della cantante. Nonostante il caldo, particolarmente fastidioso sul palco, e qualche altro problemuccio che la costringe a prendere letteralmente a pugni la propria pedaliera – seppur con incredibile grazia – per disinserire alcuni effetti, la serata procede per il meglio. A dominare la scena è la voce della Nadler, sempre suggestiva e perfettamente impostata, che con la sua perfetta modulazione può sopperire a quasi tutto il resto.

Si chiude così il set principale con due brani da “July”, album che sta particolarmente a cuore alla cantante, che esce applauditissima dal pubblico e rientra dopo poco più di un minuto. C’è spazio per due brani totalmente “en solo”: “Anyone Else”, ancora da “July” e “Dying Breed”, che ci riporta al 2007 chiudendo un’intensa serata. Annunciato come un piccolo evento in questo ultimo weekend d’estate a Milano, il concerto di Marissa Nadler ha lasciato tutti molto soddisfatti: al di là di qualche difficoltà tecnica che ha comunque contribuito a creare una piacevole empatia fra musicisti e pubblico, in questa serata abbiamo potuto apprezzare la voce cristallina di Marissa Nadler, che ci ha proposto quattordici pezzi assai oculatamente scelti dal suo ormai ampio repertorio.

Un’autentica esperienza di fascinazione oscura da parte di una delle più talentuose dark lady della scena musicale contemporanea.

 

Setlist sella serata:

  1. Poison
  2. Was It A Dream
  3. Drive
  4. Dead City Emily
  5. For My Crimes
  6. I Can’t Listen to Gene Clark Anymore
  7. Strangers
  8. Blue Vapor
  9. Said Goodbye to That Car
  10. Save Me a Place (Fleetwood Mac)
  11. We Are Coming Back
  12. Firecrackers

Encore (solo):

  1. Anyone Else
  2. Dying Breed
Marissa Nadler

 

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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