No Report – Salmo ha letteralmente ribaltato il Pala Alpitour di Torino

E’ iniziato dal Pala Alpitour di Torino il 2019 di Salmo e del suo Playlist Tour nei palazzetti, con ogni data totalmente sold out ormai da tempo, a certificare il fatto che, inevitabilmente e meritatamente, questo sarà l’anno del rapper di Olbia.

Veniamo subito a quello che è stato il live, dato che per la densità di avvenimenti nel corso dello show si potrebbe benissimo scrivere un libro.

Si spengono le luci, parte la base, come è facile immaginare, 90 min, prima traccia dell’album. Sta cominciando lo show e iniziamo a fare tutt’altro che sederci comodi.

Essendo arrivati proprio nel momento in cui è stata suonata la prima nota, ci fermiamo a goderci per bene lo start dall’alto, prima di raggiungere il parterre. La foga del pubblico vista da posizione sopraelevata è impressionante.

Salmo si trova a cantare in proscenio dietro ad un enorme velo trasparente, il quale ad un certo punto cade, andando a scoprire una gigantesca scenografia in stile tetti urban, montata su un palco fatto a più livelli, nel quale è posizionata la sua band, vera notevole forza del live. Sullo sfondo è proiettata una big city, che in alcuni momenti del live si vede addirittura prendere fuoco.

Si continua subito con Mic Taser , prima traccia, questa invece, di Hellvisback. Viene sancita quindi un’alternanza tra i vecchi e il nuovo album in cui chiaramente il focus principale è centrato sul nuovo, specialmente all’inizio, e cavolo se questo suona bene live.

Durante il corso di tutto il live non mancheranno sorprese, per cominciare infatti, nel momento di Cabriolet ecco arrivare, tra lo stupore di tutti, Sfera Ebbasta. Nessun featuring invece per Stai Zitto e Dispovery Channel eseguite senza i rispettivi Fabri Fibra e Nitro ma non per questo senza ottimi risultati.

A Salmo vanno riconosciuti diversi meriti soprattutto per l’intelligenza con la quale Playlist è stato costruito. Per farla breve, al suo interno ne troviamo una per tutti: da pezzi con signori del rap come Fibra, al pezzo trappato con Sfera, al pezzo con Coez, a cavalcare l’onda di La musica non c’è, nonostante quest’utlimo abbia sempre collaborato col rapper sardo in passato, al pezzo romanticone, un po’ più commerciale del solito, come Il Cielo Nella Stanza, riuscendo così a raggiungere una fetta di pubblico e di ascolti così variegata da conquistare chiunque, senza perdere quello stile e quella qualità che lo rendono unico, vedi tutti i restanti pezzi dell’album. Una colonna del rap.

Subito dopo l’esecuzione di Ricchi e Morti, Salmo si ferma a distribuire bottigliette d’acqua alle prime file del parterre, un’interruzione questa che spesso si ripeterà durante il live, segno dell’attenzione e del contatto diretto del rapper con il suo pubblico e di quanto abbia la situazione sotto controllo, tanto da interrompere e troncare una canzone in piena corsa per accertarsi dello stato di salute di una ragazza in prima fila: “Tesoro, tutto bene? Se non mi dai l’ok noi non ricominciamo”.

All’interno del palazzetto fa caldo e data l’intensità del live nessuno si risparmia. Si salta, si suda, si sviene…

Ecco appunto, a proposito di salti è il momento dell’immancabile Russell Crowe e di S.A.L.M.O., entrambe direttamente da Midnite.

Inizia così il momento back in the past della serata: Daytona, ad anticipare Disobey; ci viene concesso un attimo di respiro nel momento in cui Salmo si mette a giocare con il pubblico facendo partire la ola: “Non sono mai stato allo stadio, mi farebbe piacere vederla almeno una volta”. Momento di calma apparente, perché continuando a giocare col pubblico inizia a farci saltare sulle prime note di Hellvisback, per poi fermarci ancora una volta a catechizzarci su cosa sia il pogo: “E’ una danza, non una lotta!”, detto ciò divide così le acque, lasciando un grosso corridoio a dividere lato destro dal lato sinistro del parterre: “…ti chiedi ch’è successo, cos’è stato, Elvis è tornato!”, è il momento del wall of death!

Si passa allora ad un momento doveroso, il saluto a Keith Flint dei Prodigy, suicidatosi pochi giorni prima; viene proiettata una sua foto affiancata alla scritta “Rest in Flint”. No, no, nessun minuto di silenzio a seguire, per Keith sarebbe stato troppo noioso, la band allora esegue il remix di Voodoo People dei Pendulum, inutile continuare a dirvi l’energia scaturita da questo tributo.

Per chi lo volesse ripassare, ecco il brano in questione:

Si ritorna allora per un attimo al nuovo album con Lunedì e Ho paura di uscire subito prima del momento che chiameremo “profumo” dato che per circa 10 minuti il buon Salmo ha iniziato a suonare, insieme a DJ Slait, cambiatosi di postazione, venendo anche lui in consolle in proscenio, canzoni come, per citarne alcune, Venice Beach, The Island e La prima volta, saltando rapidamente da un brano all’altro, tra il rosicare generale del pubblico.

Dopo aver presentato la pirotecnica band, si ritorna a far sul serio, è il momento di SPARARE ALLA LUNA.

Una scritta viene proiettata sui monitor: “Attenzione all’interno di questo brano verranno utilizzate armi a salve”, due corde vengono slegate dall’alto sul palco, le risaliamo entrambe con lo sguardo accorgendoci della presenza di due “agenti della DEA”, che iniziano a muoversi e a calarsi giù come scendendo da un elicottero. Parte il ritornello della canzone e, altra sorpresa, sale sul palco Coez a duettare con Salmo. Nel frattempo i due agenti hanno raggiunto il palco dall’alto e iniziano a perlustrarlo armi in pugno, la canzone volge al termine e i due incontrano i cantanti i quali si inginocchiano venendo quindi giustiziati come fossero due boss di Narcos.

Prima del finale c’è ancora tempo per 1984, ancora un’ultima spinta prima del brano di chiusura, IL CIELO NELLA STANZA, prima canzone romantica nella carriera di Salmo.

 

Abbiamo assistito ad uno degli Show più potenti e curati degli ultimi anni in Italia, regalatoci da un artista che è definitivamente giunto alla consacrazione con il suo ultimo lavoro in studio, l’affetto e la partecipazione del pubblico ne sono testimoni.

Autore dell'articolo: Giuseppe Fossi

Avatar