No Report – Scott Matthew incanta e commuove il Tambourine

Australiano di stanza a Brooklyn, Scott Matthew giunge il 10 novembre 2018 all’Arci Tambourine ad allietare una grigia serata autunnale in Brianza. L’ambiente raccolto del piccolo circolo di Seregno si rivela infatti il contesto ideale per mettere a suo agio questo apparentemente timido songwriter giramondo, giunto a proporre il suo ultimo interessante lavoro “Ode to Others”, pubblicato nella prima metà del 2018.

Giunto all’ultima tappa del tour italiano, l’artista divenuto noto per il brano prestato alla soundtrack di “Shortbus” di John Cameron Mitchell ha chiuso in bellezza il suo girovagare per la penisola, offrendo al pubblico uno spettacolo emozionante ora per la spontaneità con cui ha narrato ai presenti storie e aneddoti spesso drammatici, ora per l’interpretazione profondamente sentita con cui ha conferito pathos ai brani della lunga scaletta di questa bella serata.

Lo show inizia puntuale alle 22:30, con Scott che sale sul palco accompagnato dal proprio fidato trio di collaboratori: Gary Langol alle chitarre, Sam Taylor agli archi e la carissima amica Marisol Limon Martinez al piano. Si capisce da subito come l’alchimia fra questi musicisti sia speciale, in quanto, al di là della perfetta esecuzione di ogni brano, è facile per il pubblico scorgere un’intesa particolare fra i quattro, particolarmente a proprio agio in questo clima raccolto ed intimo che facilita il dialogo con un pubblico le cui emozioni oscillano fra divertimento, commozione ed entusiasmo.

Scott sembra una persona timida che acquisisce via via confidenza ora grazie all’ottimo riscontro dei presenti, ora grazie a qualche bicchiere di buon vino che lo accompagna sul palco. Dotato di una voce angelica e delicata che ricorda spesso quella di Antony Hegarty e di un’attitudine che anela a quella di Joshua Tillman, seppur con meno disinvoltura, Scott Matthew si mostra personaggio loquace e profondamente sincero nell’esprimere se stesso e la propria grande sensibilità: che parlino d’amore, drammi personali, tristi vicende familiari o di attualità – la struggente “The Wish”, composta di getto dopo il massacro al Pulse Club del 2016 in Florida – i brani del cantautore australiano rapiscono letteralmente i presenti grazie alla propria profonda intensità interpretativa.

  

Ciò che colpisce nell’esibizione di Scott è tuttavia il messaggio di positività che nonostante tutto emerge dai suoi brani: nonostante l’ingiustizia e l’odio che sembrano avere il sopravvento, alla fine ciò che resta e vince sono la positività dei sentimenti ed il ricordo di chi ha lottato per essi, perché nonostante tutto non sono riusciti ad uccidere la speranza.

La notte al Tambourine procede così fra ricordi, racconti ed intermezzi strumentali acustici in cui la band dà sfoggio di una bravura mai fine a se stessa, quanto ad intensificare ulteriormente le capacità narrative di Matthew, in cui la teatralità interpretativa vince ogni residuo imbarazzo, trasformando il concerto in una serata in cui un vecchio amico venuto da lontano racconta a tutti cos’abbia incontrato nel suo lungo girovagare.

La lunga setlist scorre così, fra note cover dei Culture Club e di Whitney Houston, particolarmente apprezzate in questa nuova veste cantautoriale, al punto da suscitare entusiasti cori in “I wanna dance with Somebody”, con Scott e la band particolarmente soddisfatti a chiudere la serata con due struggenti encore.

Al buon Scott Matthews non rimane che congedarsi dal pubblico, rimanendo nel locale per gustarsi un whisky, ricevendo i meritati complimenti dai presenti e scambiando due chiacchiere con tutti, mostrando una disponibilità che conferma solamente che quello che abbiamo visto sul palco è un artista profondamente sincero ed autentico o, più semplicemente, una bellissima persona di rara sensibilità dentro e fuori dal palco.

Setlist:

  1. Happy End
  2. End of Days
  3. Where I come from
  4. The Deserter
  5. The Wonder of Falling in Love
  6. Market Me to Children
  7. Not just another Year
  8. The Wish
  9. For Dick
  10. Do you really want to hurt me? (Culture Club cover)
  11. Cease and Desist
  12. Flame Trees
  13. Santarem
  14. I wanna Dance with Somebody (Whutney Houston cover)
  15. The Sidewalks of New York
  16. Harvest Moon
  17. Annie’s Song

 

   

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola