No Review – “ALIVE IN A NEW LIGHT”, IAMX E IL SUO NUOVO INIZIO

IAMX “Alive in A New Light”

Etichetta: Caroline International / Universal Music

Uscita: 02 Febbraio 2018

Il punto più oscuro è sotto la lampada. In piena luce, infatti, vediamo solo ciò che la luce stessa ci mostra nel cerchio di se stessa e niente più. Il buio, l’oscurità, invece, è spesso luogo d’immaginazione, sito privilegiato in cui l’impossibilità di vedere oltre rende attiva la costruzione di una visione interna, di un percorso immaginativo sofferto e unico. Detto questo, siamo felici che Chris Corner, ex Speaker Pimps, oggi diventato IAMX (facile gioco di parole con “Becoming X”, bellissimo album d’esordio del gruppo inglese), si senta vivo e attraversato da una nuova luce dopo il buio di un periodo di profonda depressione. Lo siamo un po’ meno per il risultato che questo nuovo inizio porta in dote.
“Alive in a new light”, ottavo disco del polistrumentista inglese, è, infatti, un disco piatto, lontano dai suggestivi spunti elettrodark di dischi precedenti come “Metanoia” o “The Unified Field”. Il nuovo lavoro suona di già sentito e i rarissimi momenti di ispirazione sembrano entrare in modalità random da piccoli spifferi nascosti all’interno delle pieghe di pochi brani. Intendiamoci siamo di fronte ad un disco piacevole, la cui facilità d’ascolto, tuttavia, è direttamente proporzionale alla rapidità con cui lo si dimentica. Gli elementi tipici di un bel disco synth-pop ci sono tutti, batterie elettroniche, casse dritte e ritmi sincopati, vortici di sintetizzatori che si stagliano nell’aria del disco, bassi profondi, campionamenti e voci riverberate, ma il tutto ha il sapore di un ottimo piatto molto ben preparato con l’aiuto di un robot da cucina, miscelando, cioè, gli ingredienti in maniera sapiente con il bilancino.
Neanche la presenza all’interno di 4 tracce dell’album della voce della modella e tatuatrice statunitense Kat Von D, anima gemella e grande fan di Chris Corner, sembra donare quel tocco di novità e freschezza che l’ottavo disco di un artista come il polistrumentista degli Speaker Pimps meriterebbe. Sarà perché la voce di Kat, seppur molto bella e sensuale, traccia melodie molto simili a quelle del lead singer e non riesce quasi mai a creare rotture o momenti inattesi e inaspettati all’interno del disco, diventando, spesso, poco distinguibile dal resto.
Il disco si apre con il testo sofferto e decadente di Sturdust, che, con la sua ritmica, attiva subito la modalità “Depeche” evidente in gran parte del lavoro per passare subito alla title track, uno dei momenti più riusciti soprattutto per merito della linea vocale di Corner e del suo ritornello aperto, appeso all’atmosfera trascinata del pezzo. Il testo, ispirato e passionale, costruito sul concetto di “nuovo inizio”, descrive il personale percorso di redenzione del cantante. Il successivo Break the Chain è un brano dalla melodia piacevole e accattivante anche se la ritmica spezzata e ricomposta dal vortice di sintetizzatore ne rende il gusto già più volte assaporato. Body Politics è un brano con un tiro alla Nine Inch Nails privo, tuttavia, della natura selvaggia tipica della band di Reznor, mentre in Exit, soprattutto nelle linea vocale si sentono forti influenze dell’ultimo Bowie e di Matthew Bellamy (Muse), nel modo di interpretare i falsetti. Stalker è un duetto malinconico abbastanza riuscito, soprattutto nel bilanciamento di voci, elettronica e archi che rendono sognante l’atmosfera del brano, mentre Big Man, pezzo surreale, teatrale, da cappellaio matto, dal disegno ritmico e armonico che decentra totalmente il mood generale, entra nel disco con fatica. Preso da sé il brano ha anche una sua identità sperimentale, ma all’interno del disco, onestamente irrompe con la stessa irruenza della pubblicità di Spotify quando non hai l’abbonamento Premium. Il disco si chiude con due brani che poco aggiungono a quanto già ascoltato in precedenza, Mile Deep Hollow, una sorta di ringraziamento a chi ha aiutato Corner a venir fuori dal personale abisso e The Power and the Glory, delicata electroballad, di nuovo con falsetti alla Muse.
Detto questo il disco scivola via liscio dall’inizio alla fine, lasciando, tuttavia, la traccia che lascia la pioggia mentre nuoti in mare: ti bagna mentre sei già fradicio.

Autore dell'articolo: Gianluca Quarta

Gianluca Quarta nasce a Lecce il 15.04.1978. Cresciuto musicalmente negli anni '90, ha creduto che dopo "OK Computer" la musica potesse finire, poi è arrivato "KID A". Legge, ascolta, osserva. In ciclo continuo