The S.L.P.

No Review – Dancing with The S.L.P.

In un momento di pausa per la grande famiglia dei Kasabian, Serge Pizzorno colpisce con l’album che in pochi si sarebbero aspettati. The S.L.P., acronimo che sta semplicemente per “Sergio Lorenzo Pizzorno”, è un’opera sorprendente che esalta la vena compositiva ed introspettiva del vulcanico chitarrista della band di Leicester. Il primo capitolo di questo atteso progetto è infatti un’opera curata sotto ogni aspetto, che esce dagli schemi dell’indie rock e ci fa conoscere l’altra faccia del talento di Serge.

Utilizzando un approccio simile a quello dei Gorillaz, è la componente elettronica a dominare il sound di “The S.L.P.”: utilizzando atmosfere sofisticate ed affascinanti, Pizzorno ci regala un caleidoscopio di soluzioni ricercate che potremmo definire come una sorta di dance d’autore. L’intento è quello di farci ballare e per riuscirci fa uso di ogni possibile ritmo ed elemento.

Fin dall’inizio, con la cinematografica intro strumentale “Meanwhile in Genova…” a darci la sensazione di fare il nostro ingresso in un noir anni ’70, Serge ci fa capire che ci attendono sensazioni forti: “Lockdown” è un lento dal ritmo sensuale che prosegue le atmosfere fumose dell’opener, che ritroviamo anche nella sofisticata “((trance))”, ottimo r’n’b contemporaneo che  ci ha ricordato lo stile di Blood Orange. Beat e pulsazioni di daftpunkiana memoria pervadono la frenetica “The Wu” mentre la marziale “Soldiers 00018” ci fa pensare al rigore teutonico dei Kraftwerk.

Molto interessanti i due “featuring” del disco: se la visionarietà cinematografica – a tratti debitrice di Morricone – ritorna in “Meanwhile…”, brano eseguito con slowthai, “Favourites” (con Little Simz) è un bel saggio di crossover contemporaneo fra sonorità dei primi Kasabian, rap e beat tribali. L’ottima produzione valorizza al meglio l’efficacia dei brani, esaltando l’eccelso lavoro a livello compositivo e di ricerca svolto da Serge.

Ogni canzone ha infatti una sua specifica, intrigante particolarità che cattura l’ascoltatore con un mélange di sonorità del passato sapientemente riportate in auge. Oltre alle canzoni già citate, non possiamo omettere lo splendido tappeto di tastiere presente in “Nobody Else”, romantica ballad ispirata dalla migliore house music anni ’90 – quella di “Promised Land” degli Style Council, per intenderci. Così, dopo un intermezzo strumentale  (“Kvng Fv”), e una song più “convenzionalmente” vicina ai Kasabian come “The Youngest Gary” , l’album si chiude con un outro semi-strumentale lungo la quale scorrono idealmente i titoli di coda del disco.

“The S.L.P.” è un side-project che si lascia da subito riascoltare in loop sullo stereo, nel quale Serge Pizzorno dà libero sfogo al proprio talento. Pur restando presente una classica matrice di stile Kasabian, con questo lavoro il cantante inglese rivela all’ascoltatore un notevole gusto ed un estro compositivo assai eclettico, con undici melodie pop sofisticate sulle quali perdersi in trance e ballare. Assolutamente da scoprire.

 

 

Tracklist:

  1. Meanwhile… In Genova
  2. Lockdown
  3. ((trance))
  4. The Wu
  5. Soldiers 00018
  6. Meanwhile… At The Welcome Break (ft. slowthai)
  7. Nobody Else
  8. Favourites (ft. Little Simz)
  9. Kvng Fv
  10. The Youngest Gary
  11. Meanwhile… In the Silent Nowhere

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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