No Review – Edda e le serene sperimentazioni di “Fru Fru”

Una vita travagliata quella di Stefano Rampoldi aka Edda: dal suo ritorno sulle scene nel 2009 dopo anni di oblio, il cantante milanese si è via via imposto come una delle voci più sincere e rappresentative del panorama rock italiano non facendo altro se non mettersi a nudo come uomo e artista, dando sfogo senza filtri alla propria interiorità ed al proprio talento eclettico. In questi dieci anni di seconda vita artistica, Edda non ha mai mancato di stupire pubblico ed addetti ai lavori con le proprie canzoni ed attitudine senza peli sulla lingua, oltre ad un talento ed una voglia di sperimentare con la chitarra e le melodie, oscillando fra il rock ed il cantautorato per dar vita ad un proprio stile, tanto personale quanto indefinibile e sfuggente: giocando un po’ con la musica leggera , un po’ con il rock, Edda si è mostrato come uno dei personaggi, anzi, delle persone più uniche nel panorama della musica nostrana.

Così, dopo il capolavoro “Adesso come mi ammazzerai?”, forse l’opera rock più tormentata degli ultimi anni, ed il più pacifico ma altrettanto profondo “Graziosa Utopia”, Edda torna con “Fru Fru” lasciandoci nuovamente basiti per l’ennesima metamorfosi: colpendo il pubblico fin dall’insolito artwork, “Fru fru” prende il proprio titolo proprio dai biscotti wafer ritratti in copertina, chiamati così in alcune parti d’Italia ed apprezzati da Edda, vegertariano ed ispirato dai principi degli Hare Krishna, “in quanto privi di uova”.

Con queste premesse, “Fru fru” non poteva che suonare come l’ennesimo monologo personale a tratti criptico ma nel complesso affascinante e geniale ad opera del cantautore milanese: adottando sonorità sempre meno spigolose e dalla spiccata componente “groove”, grazie all’ottima sessione ritmica e alle sfumature elettroniche create con il suo ottimo staff di musicisti (Luca Bossi, Nick Lamberti e Killa), Edda prosegue il suo personale “stream of consciusness” con maggiore serenità ed una rabbia di fondo che si stempera sempre più in un sarcasmo disinteressato nei confronti del mondo e della sua ipocrisia.

Quello che conta, per l’artista, è restare fedele al proprio ideale di trasparenza e sincerità, grazie al quale egli riesce a dar libero sfogo ai propri pensieri senza curarsi troppo del fatto che risultino comprensibili a tutti: si parla perciò di storie di quotidiana assurdità (“E Se”, “Abat-jour”), storie personali (“Edda”, dedicato alla madre recentemente scomparsa), spiritualità (“Samsara” spazia dagli Hare Krishna ai santi Francesco ed Agostino) e ricordi liceali (“Ovidio e Orazio”).

Quello che ritroviamo in “Fru fru” è un Edda come sempre criptico ed elusivo, in queste storie che partono dalla propria interiorità per sfociare in testi che giocano con le parole in maniera talvolta contraddittoria, non per insincerità ma per la forza del flusso di coscienza inarrestabile che sorge da un’anima in continua rielaborazione di sé: l’unica certezza è la musica, brillante come sempre e, a tratti, ballabile come mai sentito prima nelle sue canzoni, ennesima conferma di un artista che continua a reinventarsi e a stupire come pochi altri nella scena italiana.

Noi non abbiamo dubbi e continuiamo a seguirlo con affetto in questo suo percorso artistico e umano.

Tracklist

  1. E se
  2. The Soldati
  3. Italia Gay
  4. Edda
  5. Vela Bianca
  6. Vanità
  7. Samsara
  8. Abat-jour
  9. Ovidio e Orazio

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola