No Review – “Everything Not Saved Will Be Lost pt.2”, il secondo avvertimento dei Foals

Ci avviciniamo alla fine del 2019 e tornano finalmente i Foals con la seconda parte di “Everything Not Saved Will Be Lost”, concludendo idealmente il loro “doppio album”. La band capitanata dal singer Yannis Philippakis, che ci ha stupito nella prima metà dell’anno con l’ottima prima parte dell’album, sarà stata capace di ripetersi? Di certo c’è il fatto che a ripetersi è solo la struttura formale dell’album: ancora 10 brani, ancora 40′ di durata, ma la sostanza cambia molto.

Ideale controparte “luminosa” della parte 1 fin dall’artwork, luminoso e mistico pur nella sua ambientazione cimiteriale, il nuovo capitolo di “Everything Not Saved Will Be Lost” ci restituisce una band in vena di cambiare nuovamente pelle, divertendosi a sovvertire ogni aspettativa.  A dire il vero, nella prima metà dell’album a prevalere sono le perplessità, per via di una vena melodica ed ammiccante al pop che caratterizza soprattutto i primi brani “The Runner” e “Wash Off” (“Red Desert” è un’intro strumentale breve e tutto sommato efficace): pur nella loro gradevolezza, questi pezzi non riescono ad incidere e a colpire più di tanto, tanto che il disco ingrana solo con “Black Bull”.

Il primo singolo del disco ripropone i Foals più ritmati e agguerriti, apprezzati nel primo capitolo di “Everything…” e può già considerarsi un nuovo classico per la band britannica, così come la successiva “Like Lightning”. Quest’ultima, pur nella sua sfrontata ruffianeria britpop e nel suo abbracciare uno stile che a molti ricorderà forse un po’ troppo i Kasabian, è una canzone odi et amo che semplicemente funziona e fa ballare il pubblico. Seguono la discreta ballad “Dreaming Of” e l’intermezzo strumentale “Ikaria”. Oltrepassata metà della tracklist continuano le perplessità, poiché l’album sembra mancare di un filo conduttore e la sensazione percepita finora è quella di una raccolta di b-side dell’ottima “Part 1”.

Ci rimangiamo subito la considerazione una volta entrati nell’ultima parte del disco: gli ultimi tre brani “10,000 Ft.”, “Into The Surf” e la lunga “Neptune” ci riconsegnano dei Foals desiderosi di osare e di giocare con melodie che danno vita ad atmosfere oscure ed emozionanti: la voce di Yannis si fa teatrale e vibrante dando il meglio di sé, mentre la band si prodiga in un cavalcante fra l’epico e il solenne, che nel secondo brano del trittico strizza l’occhio alle musiche del lontano Giappone. Un colpo di scena efficace, che ci rinfranca e consente di dare una valutazione complessivamente positiva anche a questo album.

Pur non capendo a lungo dove abbia voluto andare a parare la band inglese, “Everything Not Saved Will Be Lost – Part 2” è un album che nel complesso si lascia ascoltare con piacere, nel quale troviamo una buona manciata di nuovi classici per i Foals. Le aspettative sicuramente erano più alte e non sono state completamente soddisfatte, ciò nonostante rimane apprezzabile il modo in cui Philippakis e soci abbiano cercato di dar vita ad un’opera diversa e complementare rispetto alla prima parte del disco: una scelta che conduce però dritta al solito vecchio rischio legato agli album divisi in “parte 1 e 2”, destinati forse per definizione a dividere critica e fan sulla qualità della prima e della seconda parte (vedi le vecchie diatribe sulla superiorità di “Use Your Illusion” I o II dei Guns).

 

Tracklist:

  1. Red Desert

  2. The Runner

  3. Wash Off

  4. Black Bull

  5. Like Lightning

  6. Dreaming Of

  7. Ikaria

  8. 10,000 Ft.

  9. Into The Surf

  10. Neptune

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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