No Review – “Humanicide”, suoni devastanti e temi attuali su cui riflettere con i Death Angel

Con immenso piacere ed estremo onore mi accingo a dar conto dell’ultima fatica discografica dei mitici e tremendi Death Angel. Tutti pensavano che i trashers californiani fossero finiti dopo lo split del 1991, ma la spettacolare rimonta dell’angelo della morte nell’industria musicale continua con la reunion del 2004, che ha portato fino ad oggi alla pubblicazione di quattro nuovi album.  Con questo nuovo lavoro in studio, “Humanicide”, che è il seguito aggressivo di “The Evil Divide”, pubblicato tre anni fa con ottimi consensi, questi veterani del thrash metal tornano sempre senza compromessi e senza schemi predefiniti. Ne sono un esempio, la title track iniziale con riff e melodie che accelerano rapidamente impostando il tono di quello che sarà il disco nel proseguo. La rabbia per le ingiustizie del mondo, per la corruzione e le guerre causate dalla egoistica natura umana, vengono  rappresentate da immagini elettriche e incandescenti all’interno di canzoni che proiettano il potere feroce del metal che denuncia e si ribella a questi soprusi. Ancora una volta la produzione del disco è perfetta, grazie al produttore Jason Suecof e al tecnico del suono Ted Jensen. Questa combinazione vincente offre a tutti i musicisti della band una giusta prospettiva e un’ottima visibilità, come nel caso del bassista Damien Sisson, dove la potenza e la precisione dello strumento sono messe in buona luce, così come le brillanti chitarre di Rob Cavestany e Ted Aguilar, le pelli martellanti di Will Carroll e la brutale ugola di Mark Osegueda. I thrashers della Bay Area sputano un fuoco assassino, dando nuova linfa al vecchio genere trash, come in “Divine Defector” e nella pesante “Aggressor” con un sound ancora incapsulato all’interno del classico suono metallico degli anni ’80, che emana energia e malvagità a tutto spiano. Il brano “Immortal Behated” farà discutere i supporters di vecchia data perché, nonostante un’atmosfera tenebrosa e pesante, c’è un pianoforte alla fine che chiude sobriamente la song, facendoci capire come i californiani siano sempre in cerca di sperimentazioni e originalità. Lo stesso discorso vale per “I Came For Blood”, dove gli americani si spostano dai loro territori artistici, rifacendosi al suono veloce dell’hard rock tipico degli indimenticabili Motorhead. Non mancano però alla fine del platter i pezzi thrashers, come “Ghost Of Me” e la classica “Of Rats And Men”, dove prevalgono meravigliosi arpeggi di chitarra in caduta libera e  assoli trituranti. I Death Angel hanno ancora una volta caparbiamente tenuta accesa la torcia della musica estrema grazie a quest’ottimo disco, che non è un capolavoro, ma che piace per la sua potenza e per l’energia che trasmette, invitandoci ancora una volta a riflettere sui mali e sulle ingiustizie che ci circondano. Rivoluzionari e tradizionali allo stesso tempo, li consiglio a chi ama follemente il metal furioso e devastante.

Tracklist:

01. Humanicide
02. Divine Defector
03. Aggressor
04. I Came For Blood
05. Immortal Behated
06. Alive And Screaming
07. The Pack
08. Ghost Of Me
09. Revelation Song
10. Of Rats And Men

Autore dell'articolo: Christian Rubino

Christian Rubino