No Review – Nick Cave – Ghosteen: Dio soffre e porta le scarpe a punta

Il 4 ottobre è uscito ‘Ghosteen’, il diciassettesimo disco di Nick Cave and The Bad Seeds.

L’opera è la prosecuzione virtuale del percorso di catarsi cominciato con ‘Skeleton Tree’, l’album con cui Nick Cave ha affrontato il trauma della scomparsa prematura del figlio Arthur, morto nel 2015 precipitando tragicamente da una scogliera nel Sussex a soli quindici anni.

Infatti se ‘Skeleton Tree’ rappresenta la katabasi, il viaggio nell’Ade, la discesa negli inferi fino al centro della terra, ‘Ghosteen’ rappresenta l’anabasi, il tentativo di risalita dall’inferno alla ricerca della luce. Se in ‘Skeleton Tree’ il tema è la perdita dell’uomo nei meandri della ricerca del senso del trauma, in ‘Ghosteen’ il tema è la ricerca della luce attraverso il superamento del trauma.

Come noto non può esserci ascesa senza discesa, ed anzi è necessario prima sprofondare nell’abisso per poter intravedere un barlume di speranza. Per citare Ferretti, si può ascendere solo in virtù di una forza che è discendente.

Questo lo ha capito bene Nick Cave, suo malgrado un esperto del trauma e della sofferenza umana, che nel dolore si crogiola per trarne insegnamento. In ‘Ghosteen’ l’uomo, messo a dura prova dagli eventi nefasti della vita, tenta di esorcizzarli attraverso l’esperienza creativa e la musica.

Al centro del disco c’è il tema della ricerca di Dio e della fede, quale unica luce nell’oscurità dell’abisso e della tragicità degli eventi.

Esempio ne è la copertina, opera di Tom Dubois, un illustratore d’arte cristiana, intitolata ‘The Breathe of Life’, che sembra una di quelle raffigurazioni infantili ritratte negli opuscoli divulgativi che gli informatori di Cristo distribuiscono porta a porta per diffondere il messaggio di Dio.

Tom Dubois The Breathe of Life

L’opera di Dubois rappresenta il paradiso, ma è curioso notare che nella versione utilizzata dalla band australiana per la copertina del disco, l’uomo raffigurato al centro del dipinto è stato sostituito da un agnellino, chiara rappresentazione dell’innocenza del figlio prematuramente scomparso.

 

La copertina non deve trarre in inganno in quanto il disco, pur se improntato alla ricerca della luce, è permeato da un’aura di sofferenza e dolore così devastante che a tratti appare davvero insostenibile, proprio come il pianto inconsolabile di un padre distrutto dalla perdita del figlio.

L’album, presentato in anteprima il 3 ottobre su youtube, è uscito in supporto fisico il 4 novembre in CD o vinile doppio.

Come ha precisato la band australiana le canzoni del primo album sono i bambini, mentre le canzoni del secondo album sono i loro genitori, spiegando che Ghosteen è uno “spirito migrante”.

Ed invero questa distinzione tra le due diverse parti dell’album emerge già dai primi ascolti: nella prima parte infatti Ghosteen è lo spirito di Arthur, che il padre vede vagare ora tra cavalli infuocati, ora immerso in foreste piene di luce, ora nel profondo degli abissi, o ancora veleggiare nel cielo tra galeoni fantasma; mentre nella seconda parte decisamente più cupa e meno luminosa lo spirito di Arthur svanisce per lasciar posto alle fantasie oscure di un padre perduto nel dolore.

La prima parte del disco si apre con ‘Spinning Song’ una canzone dedicata ad Elvis Presley di cui Nick Cave lascia un’immagine di re del rock n’ roll. La figura di Elvis è un pretesto per parlare dell’idea della morte e del vuoto che lascia in chi rimane, con la speranza che alla fine “Peace will come in time.”

La seconda traccia è ‘Bright Horses’, una canzone dal testo commovente in cui Cave ripete “I’m by your side, I’m holding your burning hand”, confidando che il suo bambino tornerà col treno delle 5,30.

Nick Cave con i figli

L’album prosegue con ‘Waiting for You’, un pianto colmo di dolore veramente devastante non solo per il testo poetico, ma anche per la melodia intonata da Nick Cave con una delle sue evoluzioni vocali più intense e struggenti.

 

Segue ‘Night Raid’ che è il racconto di una notte passata in albergo – non a caso nella stanza numero 33 – in cui il cantante si ritrova davanti alla finestra lineata dalla pioggia a guardare le auto in strada, paragonando il figlio all’immagine di Gesù steso tra le braccia della madre.

‘Sun Forest’ è una canzone piena di fuoco dorato in cui tra cavalli incendiati, alberi in fiamme, nere farfalle e sagome appese ai rami degli alberi, brillano gli occhi verdi del figlio Arthur (“Your bright green eyes so beautiful”).

In ‘Galleon Ship’ il cantante immagina le anime come galeoni che veleggiano nel cielo. La canzone si apre alla speranza grazie non solo ai cori pieni di lirismo poetico, ma anche agli archi mistici e sublimi di Warren Ellis, fonte di trascendenza spirituale.

In ‘Ghosteen Speaks’ Cave immagina che lo spirito vagante gli parli ricordandogli che si trova sempre accanto a lui e dentro di lui sapendo che il padre canta per essere libero.

L’ultima traccia della prima parte dell’album è ‘Leviathan’ in cui l’elemento dominante è tragicamente l’acqua, in cui il figlio è scomparso. Nel pezzo l’elemento basso – che riflette la tragicità degli eventi occorsi a Cave e si esprime nell’oscurità degli arrangiamenti e nel timbro vocale cupo del cantante – si alterna all’elemento alto, espresso nei cori mistici e negli archi trascendentali di Warren Ellis.

Nick Cave e Warren Ellis

La seconda parte dell’album – i genitori – si apre con la traccia ‘Ghosteen’ che ha un incipit strumentale di archi veramente mistico e strepitoso. La canzone è speculare a ‘Ghosteen speaks’, ma in questa parte lo spirito migrante non parla e può essere solo immaginato dal padre come un fantasma danzante nella sua mano. La canzone termina con la storia dei tre orsi – papà orso, mamma orsa e piccolo orso – in cui il piccolo orso è volato in una nave sulla luna e la voce di Cave sembra spezzarsi quando canta ‘non c’è nulla di male nell’amare qualcosa che non puoi stringere in mano’.

Segue la traccia ‘Fireflies’ che è un recitato cupo di Cave sulle note del pianoforte, in cui il cantante immagina i genitori di Arthur come lucciole intrappolate nella mano di un bambino.

L’ultima traccia dell’album, ‘Hollywood’, è un capolavoro assoluto di quasi 15 minuti in pieno stile Nick Cave and The Bad Seeds, il cui tema musicale riprende il tema di ‘Jesus Alone’ del penultimo album ‘Skeleton Tree’. La canzone racchiude tutti i demoni del cantante, la casa ad Hollywood “con una piscina di lacrime ed una pistola che uccide” in cui aspettare la morte, che per il cantante coincide con la pace.

‘Hollywood’ è l’unica canzone dell’album, non a caso l’ultima traccia, in cui non si intravede nemmeno un barlume di speranza ma si sente solo pessimismo, tanto dolore e profonda sofferenza. La speranza non risorge nemmeno quando il cantante alla fine del pezzo riporta la parabola buddista di Kisa Gotami, in cui il Buddha promette alla donna la medicina per curare il figlio morto, una manciata di semi di mostarda, che Kisa Gotami avrebbe dovuto procurare in una casa dove nessuno avesse perduto né un figlio, né il marito, né un genitore, né un amico. La morale è che “Everybody’s losing someone. It’s a long way to find peace of mind.”

L’ultimo album di Nick Cave and The Bad Seeds è un capolavoro pieno di dolore con cui ancora una volta Nick Cave riesce ad esorcizzare la sofferenza elevandosi a Dio inteso nel senso junghiano di “unione degli opposti”, di anima eternamente in bilico tra il bene ed il male.

Se Dio fosse assoluta bellezza e bontà, come potrebbe racchiudere la pienezza della vita che è allo stesso tempo brutta e bella, cattiva e buona, ridicola e seria, umana e non umana?

E la cosa più spettacolare è che Cave compie quest’opera di esorcizzazione attraverso la musica che è rito e religione al tempo stesso.

Come ha riferito lo stesso Nick Cave sul sito ‘The Red Hand Files’ rispondendo alla domanda di una fan proprio a proposito di Elvis Presley (https://www.theredhandfiles.com/what-does-elvis-mean-to-you/), attraverso il potere sconfinato della musica, un artista trascende la propria miseria eseguendo una sorta di esorcismo pubblico e, facendo ciò, si trasforma in una divinità.

Mariafrancesca Calabrini

Tracklist:

Disco 1

The Spinning Song

Bright Horses

Waiting for You

Night Raid

Sun Forest

Galleon Ship

Ghosteen Speaks

Leviathan

Disco 2

Ghosteen

Fireflies

Hollywood

 

Autore dell'articolo: francesca calabrini

francesca calabrini
Ragazza con un debole per le cause perse e una passione per la musica.