No Review – “Paura e l’amore”, la vena riflessiva dei Sick Tamburo

È un ascolto spiazzante quello di “Paura e l’amore”, quinto album dei Sick Tamburo di Gian Maria Accusani ed Elisabetta Imelio, perché mai prima d’ora la band friulana aveva scelto di adottare sonorità così buie, scelta stilistica dettata non tanto dal desiderio di esprimere una visione cupa del mondo che ci circonda, quanto di far fermare l’ascoltatore a riflettere su storie di ogni giorno di protagonisti ai margini, quelli sui quali tuttavia preferiamo talvolta non soffermarci passando oltre.

GM, ormai unica voce del gruppo, sceglie con Elisabetta ed il resto della band di presentarci alcune storie di disagio borderline, narrate con una sorta di cantato “punkautoriale” in cui i ritmi spesso si allentano per spingere l’ascoltatore a soffermarsi sulle nove profonde storie contenute negli altrettanti brani.

“Paura” appunto, come il buio che circonda i protagonisti e le loro inquiete, difficili vite in cui la soluzione può consistere in una fuga di corsa (“Lisa ha 16 anni”), in un agognato libero sfogo ad un dolore per troppo tempo trattenuto (“Agnese non ci sta dentro”, brano in cui la band è coadiuvata dai “fratelli” Hardcore Tamburo), o nel cercare di essere semplicemente e liberamente ciò che si è (la sincopata “Quel ragazzo speciale”) vivendo al massimo (la frenetica “Baby Blu”).

Sono brani in cui le chitarre sembrano smorzarsi per lasciar prevalere nel sound il pulsare di un basso ed una batteria coordinate per dar vita ad una sessione ritmica, il cui sound facilmente possiamo identificare con il battito del cuore di ognuno di questi “antagonisti”; se questi strumenti rappresentano il buio ed il momento di sfogo e catarsi all’interno di ogni brano, spetta poi alle chitarre riaccompagnare l’ascoltatore verso la luce, avviandosi verso di essa a tutta velocità.

Quello che dobbiamo ammettere, alla fine di un intenso ascolto, è che hanno proprio ragione i Sick Tamburo: la paura si può battere, rialzandosi ed iniziando a correre mossi da qualcosa di grande, sostenuti dalla speranza e dall’amore di coloro a cui vogliamo bene, tema in parte già emerso nell’intenso “La fine della chemio” e qui sviluppato all’interno di vicende su cui GM si è soffermato con attenzione e cura, non dimenticandosi dei protagonisti solo perché borderline.

“Paura e l’amore” è in definitiva un sincero ed autentico inno alla vita, concluso in maniera assai emblematica con il brano “Il più ricco del cimitero”, che invita a godersi la vita cercando di essere se stessi senza attaccarsi a ciò che non sarà possibile portare con sé, quando giungerà quel momento. Opera inizialmente spiazzante, l’ultima fatica dei Sick Tamburo conferma in realtà lo stile e la ruvida ma gentile sensibilità di una band capace come poche di far pensare, saltare e commuovere il proprio pubblico, cambiando in parte il proprio stile, ma proponendo infine un album nel complesso valido, all’interno del quale, come sempre, troviamo i due classici “singoloni alt-punk” – “Puoi ancora” e, soprattutto, “Baby Blu” – che suonati dal vivo sapranno far scatenare i fan della band.

 

Tracklist:

  1. Lisa ha 16 anni
  2. Baby Blu
  3. Quel ragazzo speciale
  4. Agnese non ci sta dentro
  5. Puoi ancora
  6. Anche Tim Burton la sceglierà
  7. Impermanente
  8. Mio padre non perdona
  9. Il più ricco del cimitero

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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