No Review – Semaforo verde per The Raconteurs

Sembrava ormai conclusa l’avventura di The Raconteurs, super-band americana fondata da Jack White insieme all’amico Brendan Benson ed altri importanti membri della scena hard e alternative rock statunitense: la pressoché totale assenza di notizie dal 2008, anno di pubblicazione dell’ultima release “Consolers of the Lonely”, ed i tanti progetti intrapresi dal buon Jack avevano fatto supporre la fine di quest’avventura divenuta in ogni caso un gruppo cult per gli estimatori dell’eclettico musicista. Lo scorso aprile ha perciò destato sorpresa ed entusiasmo fra i fan e gli addetti del settore, l’annuncio della pubblicazione a fine giugno di “Help Us Strangers” terzo capitolo della discografia della band.

Un ritorno che prosegue il discorso artistico intrapreso fin dagli esordi dalla band, guardando più al passato che al presente ed andando a recuperare molti tipi di sonorità che hanno contribuito a fare la storia del rock: ingiustamente bistrattato in alcune sedi in cui è stato definito un moderno album dei Led Zeppelin – sì, sono omaggiati anche loro, ma non paragoniamo i Raconteurs ai Greta Van Fleet, per favore, nonostante abbiano anch’essi i loro meriti – “Help Us Stranger” è invero un album forse non destinato a segnare la storia del rock, ma che ne esplora sapientemente i momenti migliori fra la seconda metà dei sixties e la prima dei seventies,  riproponendo in maniera attuale e vigorosa quei sound immortali.

Può sembrare un’operazione derivativa, tuttavia solo dei musicisti dotati del classico gran manico come Jack, Brendan, Patrick Keeler e Jack Lawrence possono osare cimentarsi con successo con i pilastri del rock: un esempio emblematico è già la traccia d’apertura “Bored and Razed”, in cui il quartetto passa con nonchalance da un’intro che riecheggia il southern rock dei gloriosi Allman Brothers a taglienti riff di matrice Deep Purple. Ecco, quello che ci aspetta nell’album è proprio questo, una sapiente operazione di recupero destinata sia a piacere ad un pubblico amante di quel periodo storico, che avrà modo di aguzzare l’orecchio per individuare le tante illustri influenze che si alternano anche all’interno dello stesso brano – prendi ancora come esempio “Don’t bother me”, brillante alternarsi di accelerazioni proto-punk alternate a rallentamenti heavy in puro stile sabbathiano -, sia soprattutto a divertire ed entusiasmare gli stessi musicisti, decisamente a loro agio in questi accostamenti musicali esaltanti, nei quali gloriose band del passato sembrano riprendere vita per dire la loro in questi tempi così diversi rispetto alla loro epoca (echi di Lynyrd Skynyrd in “Somedays (I Don’t Feel Like Trying)”, di Ram Jam in “Hey Gyp (Dig the Slowness)”, degli Stooges in “Live a Lie” e così via…).

“Help Us Stranger” è insomma un album brillante e godibile ad ogni ascolto, un vero e proprio caleidoscopio musicale attraverso il quale riscoprire le molteplici sfumature della migliore epoca della musica rock: non ci resta che alzare il volume e rispondere col pollice alzato alla mano simpaticamente tesa all’ascoltatore dalla copertina del disco.

 

Tracklist:

  1. Bored and Razed
  2. Help Me Stranger
  3. Only Child
  4. Don’t Bother Me
  5. Shine the Light on Me
  6. Somedays (I Don’t Feel Like Trying)
  7. Hey Gyp (Dig the Slowness)
  8. Sunday Driver
  9. Now That You’re Gone
  10. Live a Lie
  11. What’s Yours is Mine
  12. Thoughts and Prayers

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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