No Review – Sulutumana, un bel “Vadavialcù” alla stupidità contemporanea

Un album che fin dal titolo dice le cose in faccia con schiettezza e bonarietà severa tipicamente lombarde: “Vadavialcù” dei comaschi Sulutumana è una delle novità più interessanti di fine 2018, non solo per il titolo ispirato dal grande Ugo Tognazzi, ma per il grado di maturità espresso dalla band in dodici impegnati brani in uno stile folk rock apparentemente senza fronzoli, ma in realtà curato in ogni più minuzioso dettaglio.

Una cura che si può vedere già dal package inusuale del disco: realizzato con cartone da pacchi leggero, riciclabile ed ecologico, impreziosito dalle immagini di Fabrizio Bellanca e dall’esclusivo font “Alphabet Street” concepito dal designer Enrico Cazzaniga, “Vadavialcù” è un disco che fin dal primo sguardo mostra una forte consistenza sostanziale, che si rivela al suo meglio una volta inserito il CD nello stereo: oltre alla bellezza delle canzoni, colpisce infatti la cura a livello di produzione e mixaggio, realizzati fra Como, la Svizzera e nientemeno che gli Abbey Road Studios.

I “Sulu” si presentano così nella classica formazione capitanata dal trio fondatore composto dal cantante Gian Battista “Giamba” Galli, da Nadir Giori e Francesco Andreotti, dai tre membri in pianta stabile Angelo “pitch” Galli, Beppe Pini e Marco Castiglioni, dalla fisarmonica e Flaviano Braga e, dulcis in fundo, dalle splendide coriste Leslie Abbadini e Francesca Arrigoni; è proprio la giostra del “Vadavialcù”, la title track da cui è stato tratto il primo single, ad aprire le danze per un album che nella sua cifra stilistica sembra ricordarci l’ironia seria con la quale due artisti mitici come Jannacci e Gaber ci raccontavano storie di tutti i giorni con uno sguardo bonariamente critico verso la società, con i suoi difetti e pregi. Inno all’ironia ed al più prezioso rimedio “lumbard” per tagliar corto con certe situazioni, in questo brano i Sulu anticipano tutti i leitmotiv presenti nell’album: l’affrontare temi esistenziali seri, senza dimenticarsi di quella leggerezza indispensabile per sopportare al meglio le inevitabili delusioni che la vita prima o poi impone a tutti.

Un senso pragmatico, che non nasconde i sentimenti ma di fatto si traduce in un lucido equilibrio con cui osservare le cose della vita: dal pur sempre incantato esistenzialismo di “Infinito presente” e “Una scusa per vivere”, dalle domande sulla libertà contenute ne “L’isola misteriosa” al desiderio di fuga “Dal treno in corsa”, nelle ottime e teatrali musiche dei Sulutumana e nell’intensa interpretazione di Giamba Galli emerge fortemente il contrasto fra la difficoltà di vivere nel nostro tempo, in una società che quasi sempre ci vuole diversi da quel che siamo ma che nel contempo rifugge ed odia il diverso, com’è ben narrato nella conclusiva “La ballata dell’odio”, sarcastico catalogo dei peggiori tipi di (dis)umanità presenti nel mondo contemporaneo, virtuale o reale che sia.

Un album maturo ed impegnato per una realtà che nel corso degli anni ha saputo guadagnare consensi al di là delle province lombarde e che ci sentiamo di sostenere tanto per la qualità della proposta, quanto per i barlumi di umanità che in questi anni sono stati in grado di diffondere con la loro mai banale musica.

Tracklist:

  1. Vadavialcù (videoclip)
  2. Così van le cose
  3. Alter ego
  4. Infinito presente
  5. Una scusa per vivere
  6. Enigma
  7. L’isola misteriosa
  8. Raccontami
  9. Dal treno in corsa
  10. Uscirne vivi
  11. Quello che sfugge
  12. La ballata dell’odio

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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