No Review – The Mon un esordio inquietante con “Doppelleben”

Sonorità sinistre e glaciali, a metà strada fra gothic, doom e sonorità elettronico/fantascientifiche degli anni ’70. “The Mon”, scusate il gioco di parole, è il Monicker dietro al quale si cela questo ambizioso progetto solista di Urlo, cantante, bassista e synth nel super-trio heavy Ufommamut, che abbandona le sonorità più abituali per proporci qualcosa di totalmente diverso ma altrettanto intrigante.

Ispirato dai temi musicali presenti nelle opere di Jonathan Carpenter e David Lynch, ma in qualche modo debitore anche alle sonorità oscure dei film horror e fantascientifici degli anni Settanta, “Doppelleben” è un’opera che fa uso delle infinite sfumature del buio, conducendo l’ascoltatore in un viaggio straniante nel classico “lato oscuro”: Urlo, introducendoci il disco, ci racconta infatti che “Doppelleben”, parola tedesca traducibile in italiano come “doppia vita”,  è un titolo che volutamente introduce il tema della crescita e dell’evolversi delle persone e della rispettiva personalità nel corso degli anni, al punto di cambiare fino a ritrovarsi ad essere persone completamente diverse, trovandosi diversi quando ad un certo punto della propria esistenza ci si guarda allo specchio.

“Doppelleben” richiama inoltre il tema del “doppelgänger”, l’alter ego oscuro nato nella letteratura tedesca tardoromantica (Hoffmann, Heine) ed ispiratore dei più grandi romanzi gotici ed horror delle generazioni successive, con opere come il “Dottor Jekyll e Mister Hyde” od “Il ritratto di Dorian Gray”.

Il doppio visto come qualcosa di sinistro e straniante nel quale non ci riconosciamo, o ancora come quel lato di noi in cui celiamo le pulsioni più oscure: attraverso il sound lento e minimale, caratterizzato da dosati crescendo e da un costante senso di oppressione, The Mon con “Doppelleben” mette l’ascoltatore a confronto con un’oscurità che, pur non terrorizzando, lo inquieta e disturba con atmosfere opprimenti, in cui la pace sembra in equilibrio precario e la sensazione di “qualcosa di sinistro che stia per accadere” permane in ogni istante dell’ascolto.

Un’oscurità nella quale potremmo trovare qualcosa di sconvolgente, trovando all’improvviso nel buio uno specchio in cui scorgere un’immagine indesiderata di ciò che neghiamo di essere, ascoltando un album ottimamente realizzato, che riesce a toccare e far emergere un inconscio, che alla luce del sole ci ostineremo sempre a negare.

 

Tracklist:

  1. Hedy Lamarr
  2. Salvator Mundi
  3. Hate One I Hate
  4. Blut
  5. Relics
  6. Soulloop
  7. Her
  8. Doppelleben

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola