No Review – The National: “I Am Easy to Find” canzoni per il dolce declino del mondo

Le copertine dei dischi dei National hanno sempre catturato una idea di intimità, uno scorcio di anima racchiusa in un guscio di noce, che sia l’interno di una casa fotografata dall’esterno (“Sleep Well Beast“) o il palco di un locale per pochi (“Boxer“). Non fa eccezione l’ultimo “I Am Easy to Find” che ritrae l’attrice svedese premio Oscar Alicia Vikander, distesa con gli occhi chiusi, come a voler trattenere il ricordo di qualcosa di prezioso, prima che venga contaminato dalla realtà. Il nuovo album nasce come colonna sonora per l’omonimo cortometraggio diretto dal regista Mike Mills (il quale ha anche collaborato con la band in fase di produzione dei brani) che racconta la vita di una donna, interpretata dalla Vikander, dall’infanzia alla morte.

Le nuove canzoni, inizialmente pensate come sostegno alle suggestioni delle immagini, diventano una creatura a sé, viaggiando su binari paralleli alla costruzione del film, sino a distaccarsene del tutto. Rispetto al precedente “Sleep Well Beast” l’album ha una struttura meno disarticolata e più lineare, con un mood di complessiva rilassatezza e coralità, rintracciabile nell’utilizzo degli archi, nonché di costrutti orchestrali spesso ad ampio respiro e dalla valenza cinematica. Siamo ormai ben lontani dalle sponde rock di “Alligator”, dai cupi orizzonti indie wave di“Boxer”, così come dalle fibre sintetiche del predecessore che, nella sua obliquità, possedeva un nucleo di maggiore arditezza.

La grande rivoluzione di “I Am Easy to Find” è il rovesciamento del baricentro di quegli equilibri che sino ad oggi si sono retti unicamente sulla voce di Matt Berninger e che adesso si condensano attorno alla intensità di voci femminili che confluiscono in un naturale dualismo vocale, con risultati a volte davvero sorprendenti. Basti ascoltare l’opener You Had Your Soul With You cantata con Gail Ann Dorsey, per lungo tempo bassista di David Bowie, così come Roman Holiday. In Oblivions troviamo Mina Tindle, mentre in The Pull of You Matt Berninger duetta con Lisa Hannigan e Sharon Van Ettel in uno dei pezzi più riusciti del disco. Non può non aversi un sussulto di fronte a pezzi come Hairpin Turns o Rylan (pezzo risalente alle sessioni di “HighViolet”), tracce nelle quali si ravvisa tutto il sound della band di Cincinnati.Dopo l’accorata Hey Rosey, in cui la voce di Matt, mai così cristallina, si intreccia a quella di Gail Ann Dorsey, troviamo la traccia centrale dell’album, la cullante I Am Easy to Find con Kate Stables.

E’ necessario che tutto cambi per restare immobile e riconoscibile nel senso migliore del termine. Perché, se “I Am Easy to Find” non è il disco della svolta, né di grandi cambiamenti di rotta, i National rimangono, comunque, una delle migliori band oggi in circolazione, proprio per quella loro innata capacità di fotografare, attraverso la lente della propria maturità, quel dolce declino del mondo che trascina con sé anche le nostre storie.

Giuseppe Rapisarda

Autore dell'articolo: Giuseppe Rapisarda

Giuseppe Rapisarda
Avvocato, appassionato di musica. Da quando il padre gli regalò la cassetta di "Outlandos d'Amour" dei Police non ha più smesso di comprare dischi. Sa essere concreto anche se, di tanto in tanto, si rifugia in un mondo ideale sospeso tra le canzoni di Neil Young e le divagazioni oniriche dei romanzi di Murakami.