The Niro ft. Gary Lucas

No review – The Niro feauturing Gary Lucas – “The complete Jeff Buckley & Gary Lucas songbook”, aka “Lover, you should’ve come over”.

Il 4 ottobre è uscito “The complete Jeff Buckley & Gary Lucas songbook”, il progetto nato dalla collaborazione tra lo storico chitarrista statunitense Gary Lucas ed il cantante italiano The Niro, all’anagrafe Davide Combusti.

È proprio Gary Lucas che, dopo aver scoperto The Niro durante un tour italiano, gli ha proposto di dare voce alle canzoni nate dalla collaborazione con Jeff Buckley da cui nel 1992 erano nati pezzi storici come ‘Grace’ e ‘Mojo Pin’.

Gary Lucas e Jeff Buckley si incontrarono per caso nel 1991 durante “Greetings From Tim Buckley”, un concerto tributo al padre di Jeff prematuramente scomparso per overdose nel 1975, durante il quale hanno suonato insieme alcuni pezzi di uno dei cantautori più geniali e innovativi dell’intera storia del rock psichedelico, tra cui ‘I Never Asked To Be Your Mountain’, ‘Phantasmagoria In Two’ e ‘Once I was’ che potete riascoltare al link https://www.youtube.com/watch?v=G7hTyPYCNKo.

Da questo incontro casuale nacque la collaborazione lampo tra Lucas e il giovane Buckley, durante la quale i due musicisti scrissero 12 titoli per il gruppo di Gary, i Gods and Monsters.

Unica testimonianza del brevissimo sodalizio artistico è il concerto che i due musicisti hanno tenuto alla St. Ann Church di New York (del quale è rimasta, purtroppo con scadente qualità audio, solo la canzone “Cruel”, che potete ascoltare al link https://www.youtube.com/watch?v=aoKwC_ZCPLI).

Il giorno successivo Jeff Buckley annunciò a Lucas che avrebbe lasciato il gruppo per creare un proprio progetto, “Grace”, pubblicato nel ’94 in cui Buckley inserisce “Grace” e “Mojo Pin” nati appunto dalla collaborazione  artistica con Lucas.

La tragica scomparsa di Jeff Buckley tra i flutti del Wolf River nel 1997 non permetterà di pubblicare il resto del loro repertorio.

Nel 2002 Gary Lucas decise di pubblicare alcune canzoni nate dalla collaborazione con Jeff Buckley nell’album “Song to No One”, che includeva le demo di “Grace” e “Mojo Pin”, alcune cover e 5 brani inediti che hanno soltanto parzialmente colmato questa mancanza.

Numerose canzoni sono rimaste chiuse nel cassetto fino a quando Gary Lucas non ha incontrato The Niro, intuendo con lungimiranza che forse solo il cantautore italiano con il suo particolare timbro vocale e la naturale inclinazione alle evoluzioni vocali avrebbe potuto cantare le canzoni scritte con Buckley e fino ad allora rimaste chiuse nel cassetto.

È in questo contesto che nasce l’album: “The complete Jeff Buckley & Gary Lucas songbook”.

Nel disco sono presenti cinque titoli scritti con Buckley che sono stati registrati in studio da The Niro per la prima volta in assoluto: “No one must find you here”, “Story without words”, “In the cantina”, “Distortion” e “Bluebird blues” rimasti chiusi in un cassetto per oltre 25 anni.

Sono canzoni meravigliose, in cui Buckley racconta le sue inquietudini esistenziali, i problemi relazionali con l’universo femminile e lo spettro di un padre mai veramente conosciuto, tra le quali spiccano il rock blues di ‘Bluebird Blues’ e le atmosfere psichedeliche e malinconiche di ‘In the cantina’.

Tuttavia la domanda che sorge spontanea è: sarebbe stato forse meglio lasciarle nel cassetto?

Ed invero ascoltando gli inediti non si può non sentire la mancanza di un artista scomparso troppo presto che ancora aveva molto da dire. Non ci si può non chiedere come avrebbe interpretato Jeff Buckley, voce naturalmente votata al blues, canzoni come ‘Bluebird Blues’ o lo stesso singolo ‘She is free’, che già preannunciava le sonorità del futuro album ‘Grace’ del ‘94.

Nell’interpretazione di The Niro, nonostante la potente e psichedelica chitarra di Gary Lucas, le canzoni scritte da Buckley perdono quell’aura di folk rock e di blues virando al pop rock più patinato e commerciale, come si nota al primo ascolto di ‘She is free’.

La differenza emerge ancor più evidente nell’esecuzione di ‘Grace’ e ‘Mojo Pin’, in cui manca un quid, quell’afflato di malinconia e rabbiosa sofferenza che rendeva le interpretazioni di Jeff Buckley uniche nel suo genere, anche nel caso di cover storicamente ritenute intoccabili come ‘Halleluja’ di Leonard Cohen.

Evidentemente Lucas sentiva il bisogno di dare voce a queste canzoni che altrimenti sarebbero andate perdute, sprofondate nel fondo del Missisippi insieme al suo coautore.

E allora ascoltando l’album viene da ripetere, ancora una volta, “Lover, you should’ve come over”.

Mariafrancesca Calabrini

Autore dell'articolo: francesca calabrini

francesca calabrini
Ragazza con un debole per le cause perse e una passione per la musica.