No Review – “Two, Geography” di Any Other: la bellezza di diventare adulti

Crescere porta con sé varie complicazioni, ha a che fare con la scoperta della propria identità, delle profondità che ci appartengono e della bellezza delle contraddizioni. Ma crescere significa soprattutto una cosa: assumersi l’impegno di continuare ad essere se stessi anche quando le circostanze della vita ci dicono che sarebbe meglio il contrario. In questo senso, il percorso artistico di Adele Nigro ha una sua coerenza di fondo, perché già in “Silently, Quietly, Going Away” del 2015 si intravedeva una capacità di scrittura molto interessante, ora portata a maturazione e filtrata attraverso la lente di una maggiore consapevolezza. La musica deve essere attraversata dalla vita, essere in qualche modo fragile per essenza.

E’ proprio la fragilità la componente che caratterizza le dieci nuove canzoni di “Two, Geography”, tutte fondate su chitarra acustica, voce, arrangiamenti minimali ed inserti leggeri di archi poggiati su una struttura ritmica diafana. Il progetto Any Other è diventato adulto, parla una lingua non più di transizione ma ben definita, assestata sulle coordinate di un folk westcoastiano per sensibilità acquisita ed indie per nascita. Per azzardare un paragone, potremmo dire che la scrittura di Adele è pervasa da un afflato più vicino a Joni Mitchell che al piglio di Alanis Morrisette a cui spesso è stata accostata. Dall’ascolto si avverte un sentore di languida spontaneità, merito anche di una produzione accurata nel valorizzare il flusso di una musica che scorre senza sovrastrutture.

Nell’opener della sferragliante A Grade la voce stropicciata di Adele ricorda le venature di Björk, Walkthrough (uno dei brani più significativi) abbraccia tutta la malinconia prima di esplodere in un nugolo di fiati, Breastbone ha la leggerezza delle tessiture armoniche dei Turin Brakes, Perkins è un pezzo di impronta Pavement, Mother Goose ha una respiro da traditional. Capricorn No ha nuances soul da Joan As Policewoman, dando vita ad una pregevole fusione di archi e Rhodes, mentre nella successiva Geography fanno capolino elementi jazzy a scompaginare l’armonia; sulle note della breve A Place cala infine il sipario.

Two, Geography” è un album interessante, frutto di una ricerca e di ascolti sviluppati su varie latitudini. Il limite consiste nel fatto che alla lunga si percepisce un dislivello di intensità tra i brani ed una scrittura non sempre forte, dote necessaria se si intende seguire la strada di un intimismo che procede per sottrazione. Per il resto, non si può che lodare un progetto che ha in sé ottime prospettive di ulteriore crescita artistica.

Giuseppe Rapisarda

Autore dell'articolo: Giuseppe Rapisarda

Giuseppe Rapisarda
Avvocato, appassionato di musica. Da quando il padre gli regalò la cassetta di "Outlandos d'Amour" dei Police non ha più smesso di comprare dischi. Sa essere concreto anche se, di tanto in tanto, si rifugia in un mondo ideale sospeso tra le canzoni di Neil Young e le divagazioni oniriche dei romanzi di Murakami.