No Review – “V Ways To Accept”, i russi Next Door To Heaven provano con coraggio a stupirci aprendo le porte al prog metal

Il secondo album del gruppo metalcore e progressive russo Next Door To Heaven è un’opera matura che differisce totalmente dalle prime uscite della band, che agli esordi era alla ricerca del proprio stile e del proprio sound. Con “V Ways To Accept”, sembrano averli trovati, anche se non del tutto perché le influenze metalcore sono ancora molto presenti e legate a gruppi come gli Avenged Sevenfold, ma siamo sulla buona strada nello sviluppo del progressive metal dove la formazione risulta più originale, soprattutto nella seconda parte del disco. L’album è un concept con un sound misto, fatto di progressive, alternative metal e post grunge, che ci presenta le emozioni personali di fronte all’accettazione di qualcosa di negativo, come il dolore umano, visto e vissuto da questi musicisti attraverso la negazione, la rabbia, la contrattazione, la depressione e l’accettazione. L’ascoltatore è condotto in un lungo viaggio sul concetto della sensazione fisica e spirituale del dolore e della sofferenza che colpiscono enormemente le emozioni umane. L’opera è composta da dieci tracce e tutte le canzoni, poiché sono state influenzate dall’esperienza personale dei membri del gruppo, sono molto sincere dall’inizio alla fine. Il combo è stato formato dalle menti di Eugene Mazunov alla chitarra, al basso e autore delle musiche, e da Daria Mazunova alla voce e autrice dei testi. L’apertura del disco parte con, “Space And Time”, che parla intimamente del proprio stato d’animo con un ingresso sonoro profondo, oscuro e con molti ritmi aggressivi.  Dura sei minuti ed è la traccia più lunga dell’album con un sound tipico dell’alternative metal, basata sui campionatori messi in primo piano per mischiare e scoprire elementi nuovi ed originali. Il contenuto dell’opera, come scritto in precedenza, può essere diviso in due parti. Nella prima compaiono ripetutamente gli stessi schemi musicali del grunge e del metalcore, a tratti molto deprimenti e negativi, con una voce piatta e senza emozioni fornita dalla singer, che riesce a rifarsi per fortuna nelle tracce successive, dimostrando di avere una bella e sofisticata voce. La successiva “Commotion” è un’altra canzone oscura, oserei scrivere dark e ossessiva, dove le corde vocali della vocalist risultano essere più inquietanti e taglienti. Colpiscono in successione il ritmo ipnotico di “Revoke”, con un sound finalmente più metal e quindi più veloce, ma sempre pesante e cadenzato e il brano, “Razors”, dal suono simile ma più lugubre. A cercare il pelo nell’uovo, queste prime tracce non esprimono e trasmettono del tutto, come avrebbero dovuto fare nelle intenzioni della band, quei  forti sentimenti negativi che avrebbero dovuto offrire un crescendo di  atmosfere dolenti e tristi. Peccato perché questo è un disco strano, dove i suoni e la voce della brava Daria sono altalenanti e confusi perché troppo orientati a sperimentare e a combinarsi con vari generi musicali. Con “Illusion” si comincia a svoltare e il pezzo sfrutta alcuni momenti più ambient e prog. Con i tre brani finali ci troviamo a sentire un lato della band completamente diverso e positivo, con pezzi più orecchiabili e più inquadrati nelle sonorità progressive, che meglio calzano al loro modo di suonare. Così “Mistaking” è un’altra canzone più leggera, con chitarre pulite, un soave sottofondo di tastiera, alcuni elementi melodici più indovinati, che permettono alla traccia di decollare e di essere ben apprezzata. Chiude la celebrativa “Reflections”, dove alcuni teneri toni aprono questa canzone e dove i russi probabilmente realizzano il miglior brano del lotto. Gli elementi delicati e prog s’intrecciano, questa volta bene, alle cadenze metal più aggressive, creando una canzone molto interessante. Nel complesso, ho trovato questo platter coraggioso, difficile da ascoltare e capire al primo ascolto ma è un lavoro che merita di essere risentito più volte per apprezzarne le sonorità e il messaggio di questi audaci artisti. I sovietici propongono un sound duro, aggressivo, deprimente ma con alcuni elementi melodici, a volte ossessionanti e purtroppo a volte anche ripetitivi. Da tenere d’occhio e da rivedere nella prossima fatica in studio perché, con piccoli accorgimenti, potrebbero diventare nel tempo una piacevole sorpresa nell’ambito del metal progressivo internazionale.

Tracklist:

1. DENIAL I: SPACE & TIME

2. DENIAL II: COMMOTION

3. ANGER: UNRESTRAINED

4. BARGAINING: REVOKE

5. DEPRESSION I: RAZORS

6. DEPRESSION II: MISTAKING

7. DEPRESSION III: ILLUSION

8. ACCEPTANCE I: BELIEVE IN ME

9. ACCEPTANCE II: I SEE THROUGH

10. ACCEPTANCE III: REFLECTIONS

Autore dell'articolo: Christian Rubino

Christian Rubino