Vampire Weekend Father of the Bride

No Review – Vampire Weekend, un ritorno gentile

Li abbiamo attesi per sei anni, a tratti perdendo le speranze, ma alla fine sono tornati. Tanto tempo è passato da “Modern Vampires in the City” a “Father of the Bride”,  ma i ripetuti ascolti dedicati all’ultima fatica targata “Vampire Weekend” ci confermano ogni volta quanto sia valsa la pena di attendere questo ritorno. Opera breve eppur corposa, che in una sola ora di durata racchiude 18 brani, l’ultima opera a cura di Ezra Koenig e compagni è un album che colpisce nel segno.

La prima cosa che stupisce sono i chiari ammiccamenti a sonorità del passato, rielaborate tuttavia in modo da suonare come autentici modern classics. Sono Paul Simon, i Beach Boys ed i Beatles più melodici e “pop” degli esordi i riferimenti chiamati in causa dai Vampire Weekend, divenuti a dire il vero un progetto quasi esclusivo di un sornione Ezra Koenig, mastermind assoluto della band in seguito alla dipartita di Rostam Batmanglij – col quale, beninteso, sono stati mantenuti ottimi rapporti. “Father of the Bride” mostra il sapiente uso di melodie anomale e ricercate, che conferiscono al disco un mood positivo e solare. Il risultato sono diciotto brani da fischiettare e canticchiare col sorriso sulle labbra, magari viaggiando lungo strade poco affollate verso qualche amena località.

Che Ezra canti da solo o, per la prima volta, accompagnato da ospiti, l’ascoltatore rimane ammaliato dall’incanto gentile di queste nuove canzoni. Il cantante ci trasmette difatti la propria serenità interiore di neo-padre – nel 2018 la sua compagna Rashida Jones, figlia del grande Quincy, ha dato alla luce il suo primo figlio – mentre la fidata band, che oggi consta di ben otto elementi, intesse e riammoderna sapientemente melodie di altri tempi. “Father of the Bride” è infatti un album classico fin dal titolo, che come ha confermato un divertito Ezra Koenig chiama in causa l’omonimo cult cinematografico, nella versione del 1991 con il grande Steve Martin: un film rassicurante con al centro la famiglia, proprio come l’ultimo disco dei VW.

Entrando nel dettaglio, a proposito delle canzoni, il punto di forza di questi “nuovi” Vampire Weekend è certamente la varietà e la ricchezza delle melodie. La band gioca a stupire ora con la coralità dei brani intonati con Danielle Heim – che per l’atmosfera quasi “rurale” ci hanno fatto pensare alle canzoni di Neil Young con Linda Ronstadt -, ora con echi Beatlesiani in stile McCartney (“Spring Snow” e soprattutto “My Mistake”); impossibile non citare anche i due brani a tema floreale realizzati con Steve Lacy dei The Internet, con “Flower Moon” che ci fa pensare a Paul Simon e “Sunflower” che ci riporta ai tempi dei Beach Boys.

Citazionismi e omaggi a parte, “Father of the Bride” è un lavoro in cui emerge al 100% la personalità dei Vampire Weekend, vero punto di forza del disco. Un elemento che emerge in pezzi come “Unbearably White”, “Bambina”, “This Life” e “Jerusalem, New York, Berlin” mostrandoci come Ezra Koenig e i suoi siano riusciti a trovare un bilanciamento perfetto fra melodie classiche e sonorità indie/pop contemporanee.

Opera deliziosa di pop /rock oggi “alternativo” – solo perché non propriamente trendy –  l’ultima fatica dei Vampire Weekend sancisce il ritorno di una delle band più interessanti degli anni 2000, capace di osare facendoci riscoprire la bellezza gentile di melodie senza tempo. Un album importante, da ricordare in questo ricco 2019.

Tracklist:

  1. Hold You Now (ft. Danielle Haim)
  2. Harmony Hall
  3. Bambina
  4. This Life
  5. Big Blue
  6. How Long?
  7. Unbearably White
  8. Rich Man
  9. Married in a Gold Rush (feat. Danielle Haim)
  10. My Mistake
  11. Sympathy
  12. Sunflower (feat. Steve Lacy)
  13. Flower Moon (feat. Steve Lacy)
  14. 2021
  15. We Belong Together (feat. Danielle Haim)
  16. Stranger
  17. Spring Snow
  18. Jerusalem, New York, Berlin

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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