verdena anniversary

No Review – Verdena 20th anniversary remastered ediction – Sto bene se non torni mai, il 1999 è oggi

Sembra ieri, anche se era il lontano 1999 quando usciva ‘Verdena’, l’album d’esordio dell’omonimo trio rock bergamasco, che con un’esplosione di schitarrate distorte e di testi violenti e arrabbiati spiazzava la scena musicale italiana mainstream e patinata delle canzonette dalle sdolcinate rime ‘sole cuore amore’ esprimendo un disagio generazionale urlato e suonato dai garage di provincia del nord Italia.

Era l’Italia di Tangentopoli e del secondo boom economico, l’Italia di Napster, dei primi video musicali su MTV e del Festivalbar, l’Italia che fagocitava i ritmi latino americani d’oltreoceano e l’alternative rock commerciale di band come R.E.M. e U2, vomitando la dance anni ’90 e il rock commerciale da stadio di Ligabue e Gianluca Grignani. L’influenza USA si manifestava anche negli eventi politici del decennio: l’unificazione tedesca, la Guerra nel Golfo, la Guerra in Jugoslavia, l’intervento della NATO in Bosnia, il Papa a Cuba, l’avvento dell’EURO, eventi guardati perlopiù con noia dai figli del consumismo liberista che si esaltavano guardando le partite di Italia ’90.

Ed è proprio in questo clima di omologazione culturale che nascono band come Afterhours, Marlene Kuntz e i Verdena che – sulla scia del punk rock italiano dei CCCP e dei Diaframma – si fanno strada nella scena underground per esprimere la rabbia e la frustrazione di una generazione troppo giovane per drogarsi e troppo triste per accontentarsi della felicità patinata di boyband e canzonette.

Il trio bergamasco  esordisce nel 1999 con l’omonimo album ‘Verdena’, irrompendo nella scena musicale italiana con una scossa sismica fatta di disagio, di testi urlati e di schitarrate distorte e riprendendo bene tutti i topoi del fenomeno grunge di Seattle tanto da guadagnarsi l’appellattivo di ‘Nirvana italiani.’

Da allora sono passati vent’anni e i Verdena il 24 settembre hanno pubblicato una versione rimasterizzata dell’album d’esordio contenente un b-side fatto di rarità, pezzi inediti e versioni live di vecchie canzoni all’epoca accantonate dalla band e rimaste fuori dall’album.

Il disco è suddiviso in due parti: la prima parte contiene la versione rimasterizzata di tutti i pezzi dell’album d’esordio del ’99 e la seconda parte, come testualmente riportato dal sottotitolo, contiene 5 Relitti, 2 Residui, 2 Avanzi e un Demo”.

La prima parte dell’album ripropone la tracklist dell’album d’esordio del ’99, rispolverando canzoni storiche come ‘Valvonauta’, ‘Eyeliner’, ‘Pixel’ e ‘L’infinita gioia di H.B.’ che, grazie alla rimasterizzazione del sound engineer Giovanni Versari, regalano una versione con un suono più puro e pulito in cui si possono apprezzare meglio le schitarrate distorte e le urla graffianti di Alberto Ferrari, meno cupe e più nitide.

La seconda parte è un tesoretto che contiene altre dieci canzoni di cui due inediti (“due residui”: ‘Corpi’ e ‘Shika’, quest’ultima in versione live), due pezzi scartati dalla sessione di registrazione dell’album del 1999 (“due avanzi”: ‘Bonne Nouvelle’ e ‘Piuma’, contenuti nell’EP Valvonauta), e cinque canzoni ripescate tra gli archivi del trio bergamasco (“cinque relitti”: ‘Da Giordi’, ‘Fiato Adolescenziale’, ‘Oggi’, ‘Fuxia’, ‘Ormogenia’ in due versioni di cui una demo).

Il b-side regala canzoni quali ‘Ormogenia’, ‘Corpi’ e ‘Fiato Adolescenziale’ (registrate da Giorgio Canali nel 1999, ma poi escluse dall’album) che sono delle bombe di noise rock e shoegaze arrabbiatissimo che sarebbe stato davvero un peccato lasciare nel limbo. La perla del b-side è ‘Shika’, un brano inedito in versione live con un assolo di chitarra distorta potente ed intenso.

 

‘Da Giordi’ è la registrazione di rumori di sottofondo durante una jam session casalinga tipica della produzione underground del periodo ripresa anche dagli Afterhours in ‘Hai paura del buio’, che contiene tutto il disagio di una generazione di musicisti che riescono ad esprimersi solo suonando, poco importa se nei garage degli amici o nelle sale buie e semivuote di un locale della provincia lombarda.

L’album del ventennale ha rifatto il trucco ad un disco storico e tutt’oggi attualissimo, regalando pezzi inediti degni della scena musicale underground internazionale che meritavano la luce ma che forse per l’esordio del ’99 erano davvero troppo per un pubblico – quello italiano – ancora impreparato e forse adagiato su ascolti decisamente più facili e commerciali e che dovrebbero indurre l’ascoltatore a riflettere sul reale valore di musicisti della scena indie italiana odierna.

Mariafrancesca Calabrini

TRACKLIST

#1

  1. Ovunque – Ramastered
  2. Valvonauta – Ramastered
  3. Pixel – Ramastered
  4. L’Infinita Gioia Di Henry Bahus – Ramastered
  5. Vera – Ramastered
  6. Dentro Sharon – Remastered
  7. Caramel Pop – Remastered
  8. Viba – Ramastered
  9. Ultranoia – Ramastered
  10. Zoe – Ramastered
  11. Bambina In Nero – Remastered
  12. Eyeliner – Remastered

#2

  1. Bonne Nouvelle – Remastered
  2. Ormogenia – Remastered
  3. Corpi – Remastered
  4. Da Giordi – Remastered
  5. Fiato Adolescenziale – Remastered
  6. Oggi – Ramastered
  7. Fuxia – Remastered / Acoustic Version
  8. Ormogenia – Remastered / Demo Version
  9. Piuma – Ramastered
  10. Shika – Remastered / Live Version

 

Autore dell'articolo: francesca calabrini

francesca calabrini
Ragazza con un debole per le cause perse e una passione per la musica.