Per Coez “è sempre bello in tour”, anche a Catania [Report]

Coez, all’anagrafe Silvano Albanese, è, senza ombra di dubbio, l’uomo dei record. I dischi di platino e oro raccolti negli ultimi due anni non si contano sulle dita di una mano (e non ne basterebbero nemmeno due), ogni suo concerto è sold out, l’album “Faccio un casino” (2017) gli ha aperto la strada per l’immediato ingresso nella storia dello streaming e della discografia italiana. Senza dimenticare, poi, che l’artista salernitano di adozione romana è stato il precursore di un nuovo genere musicale, un crossover fra il rap e il pop, dando al cantautorato italiano, forse quasi senza volerlo, un nuovo ed ulteriore volto.

Dopo l’ultimo successo discografico “È sempre bello” (marzo 2019, Carosello Records), frutto della rinnovata collaborazione con Niccolò Contessa (I Cani), Coez ha riaperto al suo numeroso pubblico le porte dei maggiori palazzetti d’Italia, con il “È Sempre Bello In Tour”.
Lo scorso 7 dicembre 2019 Coez è tornato a Catania, a due anni di distanza esatti dall’ultima volta, rivelando al pubblico accorso in massa al Palacatania di essere molto grato alla città etnea: non solo per il sostegno dalla stessa ricevuto fin dall’inizio della sua carriera, ma anche perché “come si mangia qui la carne di cavallo, da nessuna parte”, a dire dello stesso.
Alle 21:15 cala il sipario, si alzano i cellulari al cielo ed esce dal retro Coez, con i suoi immancabili occhiali da sole, che raramente si toglierà nel corso della serata. Si inizia subito con la prima traccia di “È sempre bello”, ovvero Mal di gola, seguita, senza soluzione di continuità, da Gratis, Faccio un casino e Catene.

L’intera serata sarà un ordinario susseguirsi di qualche saluto e molti medley, fra canzoni recenti e datate (“non diciamo canzoni vecchie perché le canzoni non invecchiano” dice Coez, e non potremmo essere più che d’accordo con lui), regalando al pubblico presente al palazzetto una sostanziosa scaletta di ben 26 tracce, condensate in poco meno di due ore.
Particolarmente interessante la doppietta Vorrei portati via e Le parole più grandi, una rivisitazione in chiave acustica capace di donare al pubblico del Palacatania un’atmosfera molto intima. Singolare, invece, l’energia scaturente dall’ultimo medley della set list, che si apre con Occhiali scuri, un concentrato di luci psichedeliche, sintetizzatori e auto-tune, seguita da una altrettanto energica Invece no.

Coez sembra abbastanza sicuro di sé sul palco: salterino come un grillo, si muove da una parte all’altra della scena per salutare e ricevere l’affetto del suo pubblico, che non ha smesso mai, neanche per un momento, di cantare a squarciagola insieme al suo cantante preferito. Come in E yo mamma, durante la quale, in un Palacatania illuminato di sole torce e accendini, la carica emotiva proveniente dal pubblico è così forte da far dimenticare all’artista salernitano la seconda strofa. O, ancora, come in Le luci della città, che riesce a prendere vita grazie alle immagini video proiettate di una Roma, decadente ed illuminata, vista dall’alto.

Sul palco, a dare manforte a Coez, troviamo la sua band storica: alla chitarra Gaspare, alle tastiere il “maestro” Valerio Smordoni, al giradischi/campionatore Banana Whitetrash, alla batteria Passerotto, al basso e al synth, nonché co-autore e produttore di alcuni brani, Orange, a cui va un particolare plauso, per non aver nascosto il suo divertimento nel corso di tutta la serata.

Approfittando del momento di aggregazione qual è un concerto, Coez decide di prendere posizione in tema solidarietà, proiettando un video dedicato ad Open Arms, ONG impegnata a salvare vite umane nel Mediterraneo. “Questo video è un messaggio di supporto per chi in questo momento non lascia che le cose scivolino verso il baratro e prova a fare nel proprio piccolo qualcosa di grande”, dice la voce narrante di Coez nel corso della proiezione.

L’aria che si respira ad un concerto di Coez è fresca, complice i numerosi giovanissimi, con tanto di sciarpa del tour in testa, venuti a vedere il loro idolo. E sono proprio loro a regalarci momenti di ingenuo e spensierato romanticismo, quando, durante brani come La musica non c’è ed È sempre bello (rivisitata, per l’occasione, in “stamattina col sole era bella anche Catania”), le giovani coppie si cullano in dolci abbracci, scambiandosi baci e sguardi complici.

Dopo una fitta carrellata di brani e senza alcun bis finale, Coez ci dà la buonanotte sulle note di La strada è mia, che sa tanto di auto-dedica, ringraziando la città etnea per essere stata “stupenda, incredibile, di nuovo Catania”.

Report a cura di Adriana Stancapiano

Autore dell'articolo: Adriana Stancapiano

Avatar
Mi basta poco per essere felice: la musica. Fervente nemica di ogni tipo di pregiudizio