Phill Savidge

Phill Savidge: gloria ed eccessi ai tempi d’oro del BritPop [Libro]

C’era una volta il Britpop… la nostra storia potrebbe incominciare così, nonostante alcuni protagonisti dell’epoca come i fratelli Gallagher o gli Suede riescano a cavalcare anche oggi l’onda del successo, ma dobbiamo ammettere che il periodo d’oro del genere sia stato quello a cavallo fra il 1993 ed il 2000. Chi potrebbe meglio di ogni altro raccontarci quegli incredibili anni, in cui l’Inghilterra sembrava capace di sfornare quasi settimanalmente una new sensation capace di scalare le classifiche?

La risposta è Mr. Phill Savidge, IL PR Agent per eccellenza dell’epoca co-fondatore con John Best della “Savage & Best”, l’arrembante agenzia di stampa dietro al successo di gente come Suede, Elastica, Pulp, The Verve e tanti altri. È un’epoca strana e tutto sommato di transizione, quella narrataci senza peli sulla lingua e con humour squisitamente inglese da Savidge: gli anni ’80 ed i loro eccessi sono ormai passati, il grunge – seppur mai menzionato – aveva rappresentato una netta cesura con certa superficialità e plasticosità del decennio precedente, eppure in quella scena c’era ancora modo di spassarsela alla grande.

Era il tempo d’oro dei club londinesi, dove le ultime band figlie del proletariato britannico inseguivano attraverso la musica quel successo che avrebbe potuto cambiare le loro vite, in una situazione in cui le nuove generazioni avevano ormai preso le distanze dalla musica anni ’80. Un’epoca transitoria in cui MTV, etichette come la Virgin o la Island e la potente stampa d’oltremanica (NME e Melody Maker su tutti) sembravano aver fatto completamente tabula rase degli anni precedenti. I dinosauri del rock sembravano una specie ormai in via d’estinzione, salvo rari casi come quello di David Bowie, anche in queste pagine riconosciuto per la sua classe e capacità di rinnovare il proprio stile, oltre che per la capacità di riconoscere il talento di astri nascenti come Suede e Blur come si può leggere in un paio di gustosi episodi.

I mezzo a tutto questo, alle giovani band desiderose di emergere serviva comunque qualcuno con gli agganci giusti, che sapesse far decollare le proprie carriere ed avesse quel briciolo di sale in zucca in più per tenerli a bada fra un party e l’altro, pur non rinunciando egli stesso a divertirsi: la persona di cui stiamo parlando è proprio Savidge, abile tessitore di trame dotato di encomiabile savoir faire, capace di sfruttare al meglio tanto la propria inventiva, quanto ogni buona occasione imprevista e casi fortuiti.

Fra una hit e l’altra, Savidge ci narra storie ed aneddoti spesso assai spassosi, parlando apertamente dei propri successi (gli Suede su tutti, autentici iniziatori del genere), delle delusioni (il rapporto concluso con Verve poco dopo la causa persa con gli Stones per “Bittersweet Symphony”), episodi bizzarri (su tutti, un’improbabile intervista di Jarvis Cocker a casa della giornalista Lynn Barber) e della difficoltà nel gestire gli eccessi e l’eccentricità di questi musicisti, divenuti presto ubriachi del proprio successo. Merita una menzione particolare la presenza del grande Damien Hirst in diversi racconti di Phill, sia in veste puramente artistica (in un capitolo dedicato a William Burroughs) sia in quella musicale in qualità di membro dei Fat Les, autori nel ’98 della hit “Vindaloo”.

Non ancora tradotto in italiano, il libro di Savidge, pomposamente ed ironicamente intitolato “Lunch With the Wild Frontiers: A History of Britpop and Excess in 13-1/2 Chapters”, è un must assoluto per gli amanti del Britpop e del rock d’oltremanica in generale: caratterizzato da una narrazione incalzante e ricca di humour, il testo si lascia divorare in pochi giorni facendoci scoprire tante curiosità ed aneddoti oltre all’aspetto più prettamente umano di una serie di artisti molto più umani e talvolta fragili di quanto le copertine dell’epoca lasciassero intendere. Un incredibile viaggio in quella che forse è stata l’ultima vera epoca d’oro del music business, quando i cellulari erano un lusso o addirittura una seccatura, i demo venivano ancora ascoltati sulle cassette, Internet non era ancora stata scossa dal terremoto di Napster… ma nonostante questi meccanismi ormai obsoleti, nel mondo della musica circolava molto più denaro e le relazioni umane potevano spianare la strada del successo a band venute dal nulla.

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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