È stata una data importante quella dello scorso 8 ottobre per la scena musicale milanese. Dopo un rinvio forzato a causa del maltempo, il destino ha scelto proprio la data del compleanno del compianto Enrico Fontanelli per farci rivedere a Milano, all’Alcatraz, gli Offlaga Disco Pax.
Correva l’anno 2003 quando Max Collini, Enrico Fontanelli e Daniele Carretti davano vita al progetto, squarciando letteralmente la scena alternativa italiana. Il loro shoegaze minimalista li vide prendere sempre più piede, sino all’esplosione del 2005 con la pubblicazione dell’album d’esordio da cui è scaturito questo tour celebrativo, intitolato “Socialismo Tascabile (Prove Tecniche di Trasmissione)”, una pietra miliare della musica alternativa italiana.
Gli Offlaga Disco Pax hanno chiuso con un trionfo la data milanese del tour celebrativo per i vent’anni di “Socialismo Tascabile”, attirando un pubblico numeroso, tra fan storici e nuove generazioni, confermando il culto per il disco d’esordio del 2005, segno che quando si propone qualcosa di originale e irripetibile si lascia sempre una traccia, qualsiasi cosa accada.
Il tour indoor ha registrato 14 sold out su 16 date, seguito da tappe estive, culminando a Milano dove tutto era iniziato. La formazione includeva Max Collini, Daniele Carretti e Mattia Ferrarini al posto di Enrico Fontanelli, scomparso prematuramente nel 2014, con un suono fedele all’originale ma arricchito da chitarre e sintetizzatori.
Ha aperto Miglio con un set di dark wave elettronica, inclusi “Love mai Love” e “Techno Pastorale”, conquistando il pubblico in mezz’ora. L’Alcatraz, con palco piccolo ma il pienone, ha visto un mix di vecchi e giovani fan. Collini, visibilmente emozionato e anche un po’ incredulo, ha ironizzato: “Se dieci anni fa ci avessero detto che avremmo suonato qui, li avremmo presi per matti.” La serata è stata ricca di momenti memorabili, tra cui quello più emozionante, nel ricordo del compleanno di Fontanelli. Durante “Cinnamon” un omaggio con synth di “Atmosphere” dei Joy Division ha commosso Collini fino alle lacrime, tanto da costringerlo ad abbandonare il palco per un po’. Durante quei minuti la sala è stata travolta da un’emozione fortissima, qualcosa di incredibilmente unico, che chi era presente difficilmente dimenticherà. Era palpabile la sensazione di vivere qualcosa di irripetibile, qualcosa che andava oltre il concerto. Era come se il pubblico potesse finalmente mostrare quanto avesse sofferto la mancanza e quanto vicino fosse alla formazione, nella piena comprensione di tutto ciò che è stato, ma anche nella speranza di quello che ancora potrebbe accadere.
Tanti i brani che si sono succeduti in scaletta. L’iconica “Kappler” col suo memorabile “Signora, suo figlio ha la faccia come il culo” urlata dal pubblico, “De Fonseca” dedicata ai Coma_Cose, “Cinnamon”, “Khmer Rossa”, “Sensibile”, la cover di “Allarme” dei CCCP, per concludere con “Piccola storia ultras” e “Robespierre”, simboli del gruppo.
Che dire poi dei ringraziamenti finali, con i nomi di tutti gli ospiti della band presenti in sala, chiamati uno dopo l’altro. Sentire anche il mio nome pronunciato su un palco così importante e durante una serata così carica di emozioni è stato qualcosa che mi rimarrà nel cuore per sempre.
Il live ha equilibrato la narrazione brillante di Collini e una musica godibilissima e curata in ogni dettaglio, lasciando aperte prospettive per nuovo materiale.
Speriamo davvero che questo sia un grande ritorno piuttosto che un altro lungo arrivederci.
A cura di Egle Taccia




















































