“Sento doppio” di Riccardo Marra: la realtà come racconto del nonsense [Recensione]

Il fare nonsense, nello specifico in letteratura, al di là dell’apparente semplicità creativa prima, tecnica poi, è senza dubbio un lavoro che richiede capacità nello scrivere, oltre che spiccata ironia, palese intelligenza, un pizzico di sagacia, quanto basta, perchè tutto risulti in effetti surreale, paradossale eppure…”accettabile” per la fantasia del lettore. Di rado mi sono imbattuta in testi nonsense davvero accattivanti e divertenti nel contesto del genere.

Di recente a tal proposito, ho scoperto il libro “Sento doppio” di Riccardo Marra edito da Aug. Un testo che ho iniziato a leggere con certo scetticismo, un po’ come faccio solitamente con questo genere artistico e con gli autori, in generale, che non conosco ancora. Dalle prime battute mi ha, lo ammetto, divertita e convinta sempre più a proseguirne la conoscenza. Volevo capire se questo mio iniziale riscontro positivo fosse fondato dalla capacità narrativo-lettereria di Marra o meno. Giunta alla fine del libro, una raccolta di racconti piuttosto brevi, 10 per l’esattezza, ho provato la gratificante sensazione che io definisco “soddisfazione del lettore audace”. E sì perchè ciascun racconto, chi più chi meno, è un piccolo cadeaux narrativo che incuriosisce, appassiona, spiazza. Un folle viaggio in una galassia di personaggi surreali e conturbanti che diverte nei casi in cui l’epilogo della vicenda raccontata ha un corso volutamente comico, che lascia, in altri casi, un certo disorientamento emotivo.

Coi racconti di Riccardo Marra si sorride amaramente. Si riflette cinicamente e molto più disincantatamente forse perchè tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo ritrovati in un momento di cui è stato inutile cercare un significato. La scrittura di questo autore è diretta, esplicita, dal linguaggio parlato in una mescolanza di termini presi dal quotidiano gergo di diverse zone del Lazio, e di Roma in particolare, città che ha oramai adottato lo scrittore il quale, probabilmente in fondo, prova ad analizzarne la multietnicità e la varietà umana che in essa pullulano a diversi livelli e per svariati versi. Senza entrare nel merito delle trame e del nesso narrativo, tutto è accomunato dal medesimo principio, se così si può dire, tutti si aprono infatti con uno stesso suono, un fantomatico Trrr Tac, ma finiscono per suonare in modo completamente diverso. O quasi. Ed ecco che ci imbattiamo e veniamo coinvolti, travolti, dal crepitio della pala di un operaio finita per terra, o dalla frizione della lampo inceppata nei pantaloni di un cameriere, ed ancora dall’attacco metallico di una segreteria telefonica. Il grugnire di un paio di guantoni che un vecchio pugile stringe ai polsi, che ci rivelano in modo umoristicamente paradossale una strampalata umanità dal sentire bizzarro, dal pensare fantastico, che si traduce, quindi, in un fare stravagante e azzeccatamente… nonsense.

Lo stile di Riccardo Marra è interessante, assai prossimo a quello teatrale e, ancora più cinematografico; il suo è un testo che, non tanto per la sua brevità, si legge voracemente e porta il lettore in una dimensione effettivamente da paradossale surrealismo talmente “sensato” (nella prospettiva, sempre, badiamo, nonsense) da risultare logicamente… di senso. In questa sua prima opera dimostra il suo talento di scrittore che – a questo punto – sono curiosa di ritrovare nelle prossime pubblicazioni che pare siano già in cantiere. Un libro che mi sento e mi pare opportuno suggerire a chi ama il genere perchè non ne restarà deluso, e a chi non lo legge abitualmente perchè scoprirà non solo un capace autore, quanto un prodotto letterario di reale valore artistico. In ogni caso immergersi nella lettura di “Sento doppio” significa finire in una sospensione scherzosa e consapevole della logica, attraverso un umorismo sofisticato in sostanza, che trovo talmente elusivo da poterlo definire “metafisico” e nel quale, dal mio punto di vista, la sorpresa non soddisfatta propria del nonsense, trova nella manipolazione ben riuscita della parola un contenuto represso, latente che disperde ogni aspettativa sul finale, operando attraverso l’imprevedibile, l’impensabile. E’ la realizzazione dell’assurdo, che lascia noi lettori nella netta sensazione di chi si trova in una situazione in cui non si può far altro che guardare dal finestrino.

Laura Rapicavoli

Autore dell'articolo: Laura Rapicavoli

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