The Legend Of Morricone – L’intervista a Giacomo Loprieno

Due date in Sicilia, il 7 dicembre al Teatro Metropolitan di Catania e l’8 dicembre al Teatro Golden di Palermo, per “The Legend of Morricone”, un concerto teatrale che farà rivivere la magia delle musiche del grande Maestro Ennio Morricone interpretate dall’Ensemble Symphony Orchestra diretta dal Maestro Giacomo Loprieno. “Il Buono, Il Brutto, Il Cattivo”, “Mission”, “La Leggenda del Pianista sull’Oceano”, “C’era una volta il West”, “Nuovo Cinema Paradiso”, “Per un pugno di dollari”, “The Hateful Eight”, “C’era una volta in America”, “Per qualche dollaro in più”, “Malena”… Gli straordinari capolavori di uno dei più grandi compositori musicali riarrangiati e proposti in un concerto teatrale di grande impatto emotivo.

 

Egle Taccia ha incontrato il Maestro Giacomo Loprieno per conoscere meglio lo spettacolo.

 

Impossibile non cominciare questa intervista senza chiederle se sia un appassionato di cinema.

Sono molto sincero, ho riscoperto il piacere di andare al cinema negli ultimi anni, perché facendo il musicista e facendo tanti concerti, grazie a Dio, finisci sempre per stare a teatro, o comunque in prova tutte le sere, e quando hai una sera libera non vedi altro che il tuo divano, sostanzialmente. Però sì. Poi con Morricone ho dovuto fare una full immersion per rivedere film che avevo già visto, film che sono anche un po’ datati ed ho riscoperto Sergio Leone, ho scoperto un film meraviglioso come quello di Tarantino “The Hateful Eight”, quindi possiamo dire che questo tour mi sta anche riportando vicino al cinema.

Qual è la caratteristica che l’ha maggiormente catturata nelle composizioni di Morricone?

Innanzitutto, c’è una esaltazione della melodia, che la porta a livelli di perfezione quasi assoluta. Io faccio sempre questo esempio ai miei musicisti: se si prende una melodia celebre del Maestro Morricone, per esempio “Nuovo Cinema Paradiso”, e si fa un giro su Youtube, si trova questa melodia suonata dalle persone più disparate con gli strumenti più strani. Chi la suona col pianoforte, chi con la chitarra, chi col mandolino, chi col flauto, chi con lo strumento etnico, eppure è sempre bella. Quando una melodia è perfetta anche se suonata male, anche se suonata con gli strumenti più diversi da quelli che aveva immaginato il Maestro mentalmente, e comunque resta bella, questo è il segnale della grandezza del suo compositore: l’aver scritto delle melodie eterne e praticamente perfette. Noi, nel nostro concerto alla fine diamo esaltazione alla melodia, cioè la riproponiamo con l’enfasi necessaria proprio perché deve arrivare al cuore, deve commuovere l’ascoltatore. Spesso ci riusciamo e questo ci rende molto felici.

C’è un brano in scaletta a cui è particolarmente legato?

Inizialmente, intendo all’inizio di questo tour che sta andando avanti ormai da parecchio tempo, siamo a 50 date ormai, era “La leggenda del pianista sull’oceano”, il “Tema del 1900”, in realtà poi, strada facendo, abbiamo imparato ad eseguire un brano meno conosciuto, che si intitola “Chi mai”, ed è un brano che faceva parte della colonna sonora del film “Maddalena”, brano meno conosciuto, ma di una bellezza struggente, e devo dire che adesso mi piace molto anche quello.

Che tipo di lavoro avete fatto insieme all’ENSEMBLE SYMPHONY ORCHESTRA, al fine di adattare ai teatri le composizioni del Maestro?

Abbiamo dovuto ripensarle, destrutturarle e ricostruirle, perché il Maestro Morricone le proponeva con una grandissima orchestra, con un grande coro, con cantanti, solisti. Noi dovevamo riportare tutto questo in maniera efficace nella dimensione teatrale, che è una dimensione cameristica, con 35 elementi, quindi abbiamo dovuto smontarle e ricostruirle in maniera efficace, facendo sì che tutti gli strumenti dell’orchestra diventassero a tratti dei solisti; molti sono polistrumentisti, suonano più di uno strumento. Infine, abbiamo fuso la voce dell’attore con le musiche per permettere anche ai monologhi famosi di quei film di ritrovare vita. È stato un lavoro certosino, fatto a dieci – venti mani, con la collaborazione di tutti, in alcuni casi, secondo me, non vorrei peccare di falsa modestia, abbiamo raggiunto anche degli ottimi livelli, poi il pubblico ogni sera ci regala grandi applausi, teatri esauriti, quindi probabilmente qualcosa di buono siamo riusciti a farlo.

Ci saranno degli ospiti speciali che appariranno sul palco durante la serata?

Come ho detto prima, tutti sono solisti, però ci sarà un violino formidabile, che è il violino di Attila Simon, violinista italo-ungherese che è stato, per dirne una, il violino solista del “Cirque du Soleil” per tanti anni; ci sarà il violoncello di Ferdinando Vietti che è un violoncellista, primo violoncello di orchestre internazionali, un giovane talento italiano che si distingue in giro per il mondo; poi c’è un grande trombettista, Stefano Benedetti, lo sentirete, ha un suono meraviglioso. Abbiamo scelto alcune delle eccellenze provenienti dalle orchestre italiane e le abbiamo messe insieme, un po’ una all star orchestra questa messa in piedi per Morricone.

Ci parla anche dell’apporto di Matteo Taranto allo spettacolo?

Matteo Taranto è un giovane attore italiano, che viene dal teatro, dalla fiction, e che non si era mai cimentato con un lavoro di questo tipo. Lo ha costruito insieme a noi, adesso è veramente la colonna portante dello spettacolo perché alla fine con un monologo di 30 secondi, un minuto al massimo, riesce ad esempio a portare lo spettatore dentro l’atmosfera western che sta dietro a “Per un pugno di dollari”, o dentro l’atmosfera della giungla di “Mission”, e riesce a farlo veramente con poche parole. È davvero bravissimo, il pubblico gli tributa ogni sera grandi applausi, di solito queste cose si riducono a delle letture fredde, invece lui ci mette un tale trasporto che anche chi non ha visto quei film, li percepisce immediatamente. Questa è stata una gran bella sorpresa, prima per noi, e poi per il pubblico ogni sera.

 

State lavorando a nuove opere?

Sì, il Vol.1 sta concludendo il suo ciclo, perché abbiamo fatto tutta Italia e anche parte dell’estero. Dove andiamo per la seconda volta presentiamo il Vol.2, quindi altre 12 colonne sonore diverse, grazie a Dio il Maestro Morricone ha scritto tantissimo e quindi possiamo continuare ad attingere a piene mani dal suo repertorio senza problemi. È una miniera inesauribile la musica di Morricone, quindi andremo avanti per degli anni se il pubblico continuerà ad ascoltarci.

Domanda Nonsense: Quale strumento musicale ha in sé tutta la grandezza del Vecchio West?

Verrebbe da rispondere la chitarra, ma siccome noi la chitarra nel concerto non la usiamo, usiamo però (il pubblico quando verrà le sentirà) delle percussioni di metallo utilizzate in maniera graffiata per ricreare i rumori della vecchia insegna del saloon che cigola, dello sportello dello sceriffo che sbatte. Abbiamo ricreato della rumoristica usando degli strumenti classici. È molto divertente anche da sentire e quindi viva le percussioni!

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!