Tutto Piange è Virginia Tepatti, giovane cantautrice romana classe ’96.
“Dei giorni passati a guardare” è un ep di 5 brani registrati da Marco Giudici e prodotti da Adele Altro. Le sue canzoni vivono nei silenzi, nelle attese, nei momenti di vuoto, grazie ad una scrittura delicata e sospesa, che parte da una chitarra per arrivare a toccare le corde più nascoste, entrando nel solco di Phoebe Bridgers e Julien Baker.
Alcuni brani di questo ep erano usciti nei mesi scorsi, come “Non è divertente”, “Garageband” e “Bagno”, che hanno aperto la strada a questo viaggio bellissimo.
Intervista a cura di Egle Taccia
Dove nasce il tuo particolarissimo nome?
Nella pratica, era un incipit che io usavo quando un paio di anni fa tenevo una newsletter che ogni tanto pubblicavo, inviavo. Usavo questo incipit per iniziare a raccontare quello che volevo raccontare e funzionava come metro, da misura per un certo tipo di sensazioni ed emozioni che sapevo che avrei trattato, a volte era usato in modo leggero, altre volte più pesante, ma di fatto era questo ed è diventato l’idea di voler usare questo modo di dire, perché alla fine è un accostamento che può sembrare un po’ strano, per risolvere questo problema che secondo me è associato al concetto di tristezza, che sembra solo una cosa pesante, che non ci sia un reale confine tra quello che è pesante e quello che è leggero, ed era un po’ una provocazione, una liberazione in questo senso, un voler dire che in quanto tutto piange, tutto è libero da questo peso che gli mettiamo noi, da questa misura sbagliata che gli attribuiamo noi. Mi sembrava una buona liberazione di questi sentimenti, un po’ più impegnativi sicuramente, però importanti.
Di cosa ci parli nel tuo EP “Dei giorni passati a guardare”?
Sicuramente l’ep nasce da vari anni in cui ho elaborato delle cose mie, dei miei momenti di crescita, infatti dentro l’ep ci vedo tanta crescita in realtà, e poi ovviamente i temi trattati sono l’amore, l’amicizia, variano, ma il filo comune per me, il bisogno che mi ha portata a scriverli, è stato principalmente questo, l’elaborazione di un percorso emotivo che ha incontrato la musica e la scrittura e ha capito che era quello il modo per fare chiarezza e trasformare quello che sentivo in un’immagine, in un contenuto artistico.
Che tipo di lavoro hai fatto sui suoni dell’album con Adele Altro che ha prodotto l’ep?
È stato un lavoro molto istintivo, in realtà. Ci siamo mosse, orientate, rispetto a quello che di fatto ci piaceva o non piaceva, facendo un po’ di prove, utilizzando in maggior parte strumenti acustici o sintetizzatori analogici. Sulla base di questo, abbiamo trovato degli equilibri che ci funzionavano, anche rispetto ai nostri gusti di ascolti e di riferimento ed abbiamo messo su questi bei vestiti a questo scheletro.
Come nascono le tue canzoni?
Non lo so bene, nel senso che il mio processo di scrittura mi piace pensarlo sempre molto spontaneo, forse anche perché da una parte sono pigra e poco educata alla disciplina di scrivere o di mettermici ore e ore, però in realtà aspetto i pezzi, aspetto di aver qualcosa da dire, sia principalmente i testi da scrivere che poi musicalmente dover esprimere quelle emozioni lì. Nascono da dei bisogni comunicativi. In questo momento del mio percorso artistico, della mia consapevolezza artistica, so questo, poi magari più avanti cambieranno un po’.
C’è un brano a cui sei particolarmente legata?
Devo dire che voglio molto bene a tutti. Non lo so, penso che forse “Una cosa da raccogliere” è quello che mi risulta più intimo, è come se fosse un po’ una carezza che mi sono fatta a un certo punto, dopo un momento molto violento contro me stessa, in cui appunto mi sentivo una cosa da raccogliere. Il pezzo è nato da un’immagine di una discarica che vedevo tutte le mattine andando a lavoro e avevo questa sensazione di essere parte di quel mucchio di oggetti buttati lì, comunque non è una bella sensazione e quindi poi, dopo un po’ di elaborazione, questa cosa si è risolta ed ha sbloccato anche una sorta di dolcezza. Mi fa piacere, mi fa bene, è un pezzo che a un certo punto mi ha fatto sentire bene.
Cosa provi quando sei sul palco?
Che dirti! Alla fine, mi sento ok, mi sento me stessa, con tutto che ho sempre molta ansia, me la vivo in modo tragico ogni volta, però poi mi diverto e se mi sento libera di poter essere normale senza dover per forza performare in qualche modo, alla fine poi sono solo felice.
Come sarà la tua estate?
La mia estate? Povera, perché non ho i soldi per fare nessun viaggio (ride, ndr). Spero di stare in mezzo alla natura il più possibile, di sparire per un po’ in mezzo agli alberi e poi ricomparire più verde, un po’ più purificata.



















































