Whoa

Whoa! Un gran ritorno per Birthh [Recensione]

Un ritorno che non delude, quello di Alice Bisi in arte Birthh. La giovane cantautrice toscana, già autrice nel 2017 dell’ottimo esordio “Born in the Woods”, ritorna sulle scene con “Whoa”, un lavoro che già si rivela un’importante svolta stilistica da parte dell’artista.

Birthh in questo nuovo album compie un’importante opera di affinamento ed evoluzione del proprio stile: dal precedente sound malinconico e notturno, ci troviamo ad ascoltare nuove atmosfere più solari e morbide, in cui l’inquietudine di fondo del precedente lavoro cede il passo a un mood più zen e sereno. Un capovolgimento di fronte totale che intuiamo fin dall’artwork, dove all’inquietante copertina con un ritratto strappato in mezza figura si sostituisce un’Alice sottosopra, di cui vediamo solo caviglie e sneakers in un divertente artwork capovolto.

Prodotto e mixato agli RMF Studios a New York con Robert LB Dorsey (già al lavoro con The Roots, Beyoncé, H.E.R., Solange), “Whoa” pur nel suo cambio di registro è puro Birthh sound: folk patinato intriso di soul ed elettronica, in cui l’incantevole voce di Alice ci manda in trance, catapultandoci in un mondo etereo e luminoso. Seguendo, quanto ad atmosfera, un percorso assai simile a quello intrapreso nell’ultimo lavoro da James Blake, “Whoa” è un lavoro raffinato che punta sul minimalismo, unendo idealmente le sonorità elettro-soul dello stesso Blake o degli XX al folk anni ’70, con la voce di Alice a fare da prezioso elemento di raccordo fra questi due periodi così distanti.

Il cantato soave della nostra, che ricorda molto da vicino quello dell’islandese Emiliana Torrini in “Fisherman’s Woman”, incanta l’ascoltatore per tutti gli undici brani dell’album: fra questi, spiccano certamente l’ottimo single “Yello / Concrete” e “Ultraviolet” (cantato in duetto con Ivy Sole), due deliziosi pezzi in cui a prevalere è una sofisticata vena r’n’b, così come le moderne favole elettroniche “Supermarkets” e “Elephants Sing Backwards”, canzoni adorabili nella loro vena fra sogno e surrealismo.

Nel complesso, “Whoa” è un album riuscito e ben calibrato sotto ogni aspetto, dalla durata alla piacevolezza dei brani, interrotti dai tre particolari intermezzi “Audio 1/Audio 2/Reprise”: Birthh equilibra perfettamente la vena sperimentale con quella pop più raffinata, consegnando al pubblico un lavoro prezioso, che verrà apprezzato dai fan di vecchia data e altrettanto certamente consentirà alla nostra di far apprezzare la sua proposta ad un pubblico assai più ampio. Promossa a pieni voti.

 

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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