No New – STARE, l’esordio di FLWR

Stare è l’album d’esordio di FLWR, giovanissimo e talentuoso artista romano che propone un urban di stampo romantico e patinato sospeso tra rap, trap e canzone d’autore. Un concept album sui colori e le loro sfaccettature a cui vi hanno partecipato altri producer e artisti della crew di TooMuchFresco tra cui UkuLele. Stare raccoglie l’ultimo anno e mezzo di vita di FLWR trascorso tra l’Italia e gli Stati Uniti; ogni traccia racconta un’esperienza particolare, trasmette in maniera evocativa un’emozione differente.

Cominciamo con le presentazioni: chi è FLWR?

FLWR è cantante e produttore musicale, 24 anni, nato e cresciuto a Roma. Sono stato chitarrista di una band progressive metal per tanti anni al liceo e da qualche anno sono produttore delle mie tracce.

“Stare” è il titolo del tuo concept d’esordio, raccontaci come è nato e cosa c’è dentro.

Dalla prima all’undicesima traccia è stato un lavoro intuitivo che non ha richiesto un eccessivo lavoro di organizzazione. Il titolo dell’album è nato da una mia riflessione casuale: l’infinito di questo verbo esprime perfettamente la dimensione del galleggiare, l’essere sospesi, l’esistere senza necessariamente tenere in considerazione il come, il quando e il perché. L’idea del concept è nata fin dalla scrittura del testo di “Bianco” (la prima traccia che ho composto). In quel periodo, circa un anno fa, ho deciso di esprimermi liberamente dal punto di vista artistico, senza chiedermi come o perché dovessi o volessi scrivere canzoni. “Stare”, quindi, è composto da una serie di pezzi diversi nel contenuto, ma accomunati da un metodo unico nella composizione. Ogni pezzo è un colore perché ogni pezzo è stato pensato e scritto per rappresentare una sensazione o un sentimento preciso, e ogni pezzo è diverso dagli altri, come i colori. Ma tutti quei colori e quei frammenti sono stati presenti nella mia vita.

Per il lancio dell’album è stata scelta la strategia discografica della “waterfall release”: come mai? Cos’ha questa modalità, a tuo avviso, in più rispetto ad altre?

Anche qui, la scelta del waterfall è sembrata la più intuitiva, sia a me che all’etichetta (TooMuchFresco). Avevamo tanti pezzi, tutti accomunati da una linea comune. Abbiamo diluito le tracce in varie uscite e credo sia stato più coinvolgente per le persone che mi hanno ascoltato e per me stesso, visto che il rilascio è durato di più. È stato un po’ come alzare il sipario un poco alla volta, rivelando nuovi pezzi e sonorità dell’album.

Sei giovanissimo: cosa pensi dell’attuale panorama musicale italiano?

In questo preciso momento mi sembra un panorama un po’ sospeso. Fino a un paio di anni fa c’erano uscite più sperimentali, sia dal lato hip hop e trap che da quello indie. Come sempre, poi, le nuove sperimentazioni sono diventate tendenze e si sono affermate. Ma il ciclo si rinnoverà presto, penso. Personalmente, vorrei più musica “suonata” da una band, ma al tempo stesso moderna ed elettronica per stare al passo con i generi commerciali.

Domanda Nonsense: in tempi di clausura forzata, quale disco gira con più frequenza a casa tua?

Nuovo album dei The 1975, intitolato “Notes on a Conditional Form”, uscito dopo 8 singoli esattamente un mese fa. Un mix assurdo di musica elettronica, batteria, chitarra sax e voce che mi sta tenendo incollato alle cuffiette. Lo raccomando a tutti, è classico e incredibilmente moderno al tempo stesso.

A cura di Laura De Angelis

Autore dell'articolo: Laura De Angelis

Laura De Angelis