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The Kills
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Nonsense

The Kills, di febbre e telefonate fatali [No Song]

Quello della telefonata è un leitmotiv abbastanza particolare nel mondo delle canzoni rock e pop, che assai spesso ha prodotto canzoni memorabili seppur quasi sempre legate a questioni prettamente sentimentali. La “telefonata” che abbiamo scelto per questa puntata di #NoSong è tuttavia “U.R.A. Fever” dei The Kills, brano che esula non poco dal classico canovaccio della chiamata amorosa, pur non rinunciando ad una buona ed intrigante dose di sensualità di fondo.

Siamo a Las Vegas, e quella che ci troviamo ad ascoltare clandestinamente è una sorta di telefonata in codice fra un uomo e una donna dalla relazione ambigua: i due sembrano essersi appena svegliati ed in piena fase di hangover, ma le loro voci un po’ assonnate e scazzate trasmettono ugualmente una certa tensione intrigante. Non ci sembra tanto una questione di erotismo o sensualità, nonostante il feeling palpabile tra i due, quanto di una complicità vera e propria, nata dall’intenzione di compiere insieme qualche misfatto.

A Las Vegas, città delle luci per eccellenza, le insegne degli hotel e dei casinò fanno sì che non sia mai notte, e questa strana coppia dovrà fare ciò che deve sotto gli occhi di tutti: per questo la telefonata suona assai criptica, dando poche indicazioni essenziali ed usando uno slang oscuro per dettare le istruzioni più precise. Chi sono questi due? Perché la telefonata suona in maniera così losca?

La “febbre” della telefonata potrebbe essere quella del gioco, nella quale lui è il giocatore d’azzardo e lei il suo portafortuna, o la complice che potrà aiutarlo a far saltare il banco, proseguendo quel filotto vincente che in gergo gli americani usano proprio chiamare “fever”. È proprio questa la chiave di lettura più probabile, in cui i versi “Go ahead and have her, go ahead and leave her / You only ever had her when you were a fever” sembrano far riferimento ad una terza lei, posseduta e domata solo quando lui era una “febbre”: la dea fortuna, pronta a sorridere agli audaci ma altrettanto lesta nel disarcionarli ed abbandonarli a se stessi.

Una relazione d’interesse basata sulla fiducia complice ma non troppo: consapevoli dell’aleatorietà della sorte, i due sembrano sottintendere un “piano B” con il quale trovare una via di fuga e, a ben vedere, chissà se si fidano davvero fino in fondo l’uno dell’altra. Quel “piece of silver” citato nella seconda strofa del brano non sembra solamente una moneta, ma è una locuzione che ricorda i “thirty pieces of Silver” per i quali Gesù fu tradito da Giuda Iscariota. O forse, addirittura, questi due devono trovarsi per far fuori qualcuno nel bel mezzo di Las Vegas?

Il brano ci lascia in sospeso interrompendo la torbida telefonata, con i due che si incamminano verso il loro appuntamento. Un finale aperto che ci lascia possibile ogni ipotesi, in un brano capace di suonare come lo spezzone di un autentico film noir o un racconto pulp, con i refrain inquietanti e le distorsioni minacciose  della chitarra di Hince. Jamie, stavolta, protagonista del brano anche con la sua voce roca e fumosa, perfetto contraltare a quella di Alison Mosshart, qui nelle versi di una subdola e sbarazzina dark lady.

Accompagnato da un videoclip noir a tratti ironico e a tratti sinistro, “U.R.A. Fever” è uno dei classici più amati dei The Kills, che proprio con l’album “Midnight Boom” da cui è tratto il brano conseguirono il primo successo planetario. A distanza di anni, nel 2016 Alison e Jamie riprenderanno il leitmotiv della telefonata con “Echo Home”, una delle più intense ballad del duo… ma questo probabilmente meriterà un’altra puntata della nostra rubrica.

 

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