Brando Madonia, figlio d’arte (il padre è quel Luca Madonia già parte dei Denovo e allievo di Battiato), è uno di quei cantautori bravi a raccontare il presente con occhio personale, riuscendo a far riflettere: un artigiano della forma canzone che si muove tra digitale ed analogico, sperimentando ma allo stesso tempo coccolando l’ascoltatore.
Il suo “Arrivederci Paranoia” è un tentativo di fermare il tempo in un momento storico in cui tutto va veloce, in cui, appunto, non si ha più tempo per fermarsi e farsi delle domande perchè si è sempre troppo presi a “fare”.
Madonia si mette in pausa, si prende la giusta distanza dal mondo, dalle persone, dal “rumore di fondo” e lo fa sfoderando un disco in cui si parte da atmosfere martellanti (“Sento troppe voci”) e poi ci si sposta su un piano di intimità, riflettendo sulla realtà con sguardo ironico (“Cosmonauta”), il tutto muovendosi su quell’equilibrio sottile tra sintetizzatori e archi, modernità e nostalgia, evitando sempre di indulgere in facilonerie e soluzioni “cotte e mangiate”.
La speranza è che questo arrivederci alla paranoia possa diventare un addio e si impari a vivere maggiormente il presente senza farsene travolgere, senza farsi soverchiare dai ritmi incessanti che questa società ci richiede ma provando a prendersi tutti i propri spazi.
Più che un disco, quello di Madonia, è una prescrizione medica.




















































