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Saverio Lanza ci parla del suo nuovo album “Reunion” – Intervista

“Reunion” è il terzo album solista di Saverio Lanza, musicista e compositore fiorentino con una carriera ricca di collaborazioni prestigiose. Uscito il 26 settembre 2025, il disco raccoglie dieci tracce che fondono esperienze personali, improvvisazione e linguaggi musicali senza confini di genere. L’album unisce frammenti di vita in un lavoro curato ed intimo, descritto dallo stesso autore come “l’acqua di un fiume che rallenta per diventare lago, e poi proseguire”. Otto brani vedono la voce di Lucia Sargenti, mentre ospiti come Cristina Donà e Monica Demuru arricchiscono due tracce dedicate a temi personali.

 

Intervista a cura di Egle Taccia

 

Iniziamo parlando del titolo. Di che tipo di “Reunion” si tratta?

 

Ho deciso di usare questo termine perché dopo tanti anni di ricerca mi sono perso in tremila situazioni ed ho voluto ritrovare un po’ me stesso, riunirmi con me stesso, con tutte quelle parti di me che rischiavo di lasciare un po’ in giro e mi piaceva il titolo Reunion, come se io fossi un gruppo, ed ho utilizzato questo termine che di solito si usa per le reunion dei gruppi, dei grandi gruppi, dedicandolo a me.

 

Cosa lo ha ispirato? Qual è stato il punto di partenza di questo nuovo percorso?

 

Il punto di partenza in realtà non c’è stato, c’è stato un punto di arrivo, nel senso che mi sono accorto di aver fatto tante esperienze l’una diversa dall’altra e quindi il punto di partenza è stato la fine. A un certo punto dopo tanti anni, guardando indietro, mi sono chiesto “posso riunire tutte le cose che ho fatto?” e forse il punto di partenza, l’idea che me l’ha fatto venire, è stata questa esperienza che ho fatto di conduction corali, cioè di improvvisazioni corali, orchestrali, che avevo registrato e che ho fatto per tanti anni e questo è stato uno dei progetti che mi ha fatto venire voglia di riunire un po’ tutto.

 

Quanto è importante ritrovare sé stessi in questo periodo storico pieno di guerre e confusione?

 

Come diceva Tiziano Terzani la rivoluzione che dobbiamo fare è quella dentro di noi, prima di tutto. Non è mai un bel periodo, ora siamo in un periodo particolarmente difficile, ma la storia dell’uomo ci insegna che in ogni momento, da qualche parte, ci sono disastri e questo è sconfortante, oggi più che mai, quindi sto vivendo una delle emozioni contrastanti, perché da una parte sono felice di essermi riunito con me stesso, dall’altra non riesco a godere appieno di questa cosa, perché appunto, come stavi dicendo, siamo in un periodo in cui è molto difficile riuscirsi ad estraniare da quello che sta succedendo. Ci vede coinvolti tutti e quindi è molto difficile.

 

Che tipo di suono cercavi per questo album e che lavoro hai fatto sulle voci con Lucia Sargenti, che ha interpretato gran parte dei brani?

 

Essendo una reunion, è anche una reunion di tante persone, voci e musicisti con cui ho lavorato e Lucia è una cantante molto duttile, può cantare tante cose e a me serviva una voce che, insieme alla mia, collegasse un po’ varie situazioni presenti in questo disco, infatti, come hai detto, Lucia è presente in vari brani ed è un po’ il mio alter ego femminile in questo disco.

 

Hai definito l’album come una colonna sonora, un fiume che nel suo scorrere si ferma e diventa lago, per poi ripartire. C’è qualcosa che, in questo fluire, lega i brani dell’album?

 

Sì, forse la cosa che li lega di più è un’attrazione per tutto ciò che non conosciamo o che conosciamo poco, per essere più preciso la visione dell’universo è qualcosa che mi attrae molto e infatti il disco parte con un’apertura che si chiama Rex Cælestis e il secondo brano, che poi è il primo brano dopo questa introduzione, è dedicato al James Webb Space Telescope che è questo telescopio spaziale che è stato mandato in orbita qualche anno fa e che ci sta dando delle immagini inedite dell’universo dalle quali si riescono a capire bene tante cose che fino a pochi anni fa erano inimmaginabili. È un viaggio nelle varie dimensioni dell’universo, che poi è una metafora delle dimensioni che abbiamo dentro, anche se quella dello spazio mi sembra forse la metafora che meglio lo descrive.

 

Mi parli delle due splendide collaborazioni di “Reunion”?

 

Ti stai riferendo a Cristina Donà e Monica Demuru? Sono due voci direi molto particolari, che tutti conoscono. Cristina Donà è inutile presentarla, nel senso che è conosciuta, è una cantautrice con cui scrivo e collaboro oramai da quasi venti anni, quindi è stato un punto di arrivo anche questo, perché lei appare in questo disco in un brano costruito su queste direzioni corali, su queste improvvisazioni corali. Avevamo già fatto cose di questo tipo insieme durante questi anni, io la invitavo nelle mie performance a cantare, a inserirsi nei cori e a dialogare con loro, finché poi è giunta l’occasione ed è entrata a pieno diritto in questo disco. Cristina è, come dire, un punto di riferimento per me, perché chiaramente è una collaborazione molto longeva e proficua, abbiamo fatto tanti dischi insieme, abbiamo scritto insieme le canzoni, abbiamo fatto un sacco di tournée insieme, in duo anche. Monica invece è una cantante e attrice che ho conosciuto ormai da tanto tempo, abbiamo fatto varie cose insieme e mi sembrava la persona giusta a cui chiedere una specie di preghiera che introducesse questo brano, una preghiera che comprendesse un po’ tutte le lingue. È una cantante incredibile che riesce veramente a tirare fuori suoni di ogni lingua dalla sua voce con mille sfumature, quindi a lei ho chiesto questa specie di esperanto che aprisse questo brano.

 

Cosa dobbiamo aspettarci dai tuoi live?

 

I live possono essere divisi in due scenari. Il primo è quello più intimo. Come avrai sentito, ogni brano parte da una registrazione esterna, che sia un coro, che sia una registrazione ambientale, una voce, quindi nelle situazioni più piccole porterò questi protagonisti su base e li accompagnerò. La cosa assurda è che ci sarà questa assenza, però importante, e porterò le registrazioni dei cori, le registrazioni orchestrali, le registrazioni delle conduction, delle voci ambientali, di tante cose che ci sono nel disco, mentre io suono i miei strumenti dal vivo.

È già successo che ho mescolato momenti di improvvisazione corale con delle performance più classiche, quindi ancora ci sono varie possibilità, vedremo col tempo quale prenderà più piede.

 

 

 

 

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