China Girl

“China Girl”, la canzone che visse due volte [No Song]

La storia della musica pop/rock è tutto sommato piena di cover e rifacimenti capaci di instaurare un profondo rapporto di dualismo e competizione con l’originale, ma troviamo che “China Girl” sia da sempre uno dei pezzi più affascinanti da approfondire sotto questo aspetto.

Uno dei primi motivi, sta nel fatto che non tutti coloro che hanno scoperto e amato questa canzone nella suadente interpretazione di David Bowie sanno che il brano è stato scritto a quattro mani dal Duca insieme all’amico Iggy Pop, che lo interpretò e registrò per primo. Erano gli anni del periodo berlinese di Bowie, quell’irripetibile esperienza artistica in cui il nostro registrò l’epocale trilogia composta dagli album “Low”, “Heroes” e “Lodger”: ad accompagnarlo nell’allora Berlino Ovest c’era l’amico Iggy Pop, che grazie all’incontro con Bowie ebbe modo di risalire la china dopo anni di eccessi che lo avevano quasi annientato artisticamente.

Nel 1977, Iggy Pop pubblicò due degli album ancor oggi ritenuti seminali: lo scatenato “Lust for Life”, album che con la sua title track già visse una seconda giovinezza ai tempi della OST di “Trainspotting”, ed il più cupo “The Idiot” (sì, Iggy nel titolo cita l’amato Fedor Dostojevskji), dal quale appunto fu tratto il singolo “China Girl”, che a onor del vero non raggiunse il top delle classifiche.

La storia legata a questo brano è tutto sommato semplice: in quel periodo, il buon Iggy s’innamorò di una ragazza di origine vietnamita e decise di scrivere una canzone su questa infatuazione. Complice la ricerca di una certa musicalità ed atmosfera, la ragazza vietnamita nella canzone diventa una ragazza cinese, inseguita dal protagonista fra vacche sacre e svastiche in un’ambientazione… sì, decisamente indù, anche se le svastiche/simbolo sacro sembrano quasi un richiamo all’incidente/provocazione/boutade pubblicitaria del “saluto nazista” di Bowie (coautore e produttore del brano) avvenuto solo l’anno prima a Berlino.

L’innamorato/disperato ammette cha farebbe pazzie per questa ragazza cinese, le promette la televisione e lo stereotipo occidentale dell’uomo forte: secondo i canoni attuali, una simile narrazione sarebbe bollata come razzista e politicamente scorretta, per il pot pourri di immagini orientali inesatte che dipingono un’ambientazione nel complesso inverosimile e stereotipata, oltre all’immagine dell’uomo occidentale conquistatore bramoso… tuttavia Iggy Pop alla fine fa una cosa giusta che mette d’accordo tutti, dando idealmente voce alla ragazza cinese per quanto basta a far tacere il proprio amante, con uno ssshhhh destinato a fare storia.

Al di là di questo, la versione originale di “China Girl” è un brano davvero notevole: il mood oscuro lascia immaginare Iggy inseguire la sua amata fra i cupi vicoli di una città orientale, e la sua voce graffiante e sofferente colpisce profondamente l’ascoltatore, trasmettendogli un senso di disperazione e passione frustrata che si scioglie e trova pace nel tacere finale.

Passano sei anni e siamo nel 1983: è l’anno di “Let’s Dance” e del più grande trionfo commerciale degli anni ’80 di David Bowie, che se da un lato ha abbandonato la vena sperimentale con l’album post-berlinese “Scary Monsters”, dall’altro cerca di stupire ed innovare in maniera totalmente diversa. Il Duca cambia radicalmente il suo staff, coinvolgendo nella realizzazione dell’album due chitarristi di prima classe come Nile Rodgers, fondatore degli Chic, e l’astro nascente del blues Stevie Ray Vaughan, che nella sua breve carriera avrebbe in seguito riscritto la storia del genere. Scrollarsi di dosso gli anni ’70 dovette essere difficile per Bowie, e probabilmente fu questa la ragione per cui egli scelse di inserire nel disco due brani di quel periodo: “Criminal World”, cover dei Metro, e per l’appunto “China Girl” della fu premiata ditta Ziggy & Iggy.

Non è ancora oggi molto chiaro il perché di questa scelta, fatto sta che l’interpretazione del Duca e la produzione di Rodgers, che provò ad intendere il titolo della canzone come un riferimento alle droghe pesanti secondo lo slang dell’epoca, ci consegna di fatto una canzone completamente nuova. Un groove di basso sensuale e richiami orientaleggianti (era lo stesso anno del film “Merry Christmas, Mr. Lawrence” di Nagisa Oshima, in cui Bowie recitava come protagonista assieme a Ryuichi Sakamoto) accompagnano il canto del Duca più seducente che mai. Nel famoso videoclip, Bowie insegue, affabula e seduce la ragazza cinese, interpretata dalla neozelandese Geeling Ng: la struttura della canzone cambia grazie ad una serie di ritornelli e vocalizzi che ne lasciano inalterata la struttura lirica, mentre l’invito al silenzio finale prelude a un’esplosione di passione resa in maniera unica a livello musicale, con il superbo assolo di SRV.

La versione pop di Bowie, grazie alla scena di passione esplicita nel video, si attirerà diverse attenzioni: accuse di razzismo già ben smontate dallo stesso cantante, che in realtà cantando una storia d’amore fra due persone di etnia diversa voleva dimostrare quanto sia assurdo il razzismo, accuse dalla censura che vietò il video in diversi Paesi… e un bel premio come “Best Male Video” agli MTV Awards del 1984, davanti nientemeno che a un certo “Thriller”.

Riascoltando le due versioni di “China Girl”, ancor oggi restiamo colpiti dal modo in cui questa canzone abbia potuto incarnarsi in due modi così diversi: le versioni di Iggy Pop e David Bowie si contrappongono e completano vicendevolmente facendoci quasi pensare all’immagine dello ying e dello yang, tanto per restare in oriente. Senza la prima versione oscura di Iggy, non avremmo avuto uno dei più grandi successi pop di Bowie, e viceversa l’ascolto della versione più luminosa suscita inevitabilmente il desiderio di ascoltare la più grezza ma altrettanto intensa interpretazione del 1977. “China Girl”, una canzone “vissuta due volte” che merita di essere ascoltata in entrambe le sue “vite”.

 

 

 

“China Girl”, versione dal vivo di Iggy Pop tratta dal tour di “Post Pop Depression” del 2016.

 

“China Girl”, l’iconico video del Duca Bianco pubblicato nel 1983.

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

Avatar