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Amalfitano ci racconta il suo nuovo album! [Intervista]

DOPO L’USCITA DELL’ALBUM “SONO MORTO X 15 GIORNI MA SONO TORNATO PERCHÉ L’AMORE È” E L’INDOOR TOUR CHE HA TOCCATO LE PRINCIPALI CITTÀ ITALIANE 

AMALFITANO

ANNUNCIA IL NUOVO SINGOLO

“NULLA IN CIEL”

DISPONIBILE DA MERCOLEDÌ 18 FEBBRAIO

 

Il cantautore Amalfitano ha da poco pubblicato il suo nuovo singolo “Nulla in ciel” disponibile da mercoledì 18 febbraio su tutte le principali piattaforme digitali. 

 

Dopo la pubblicazione dell’album “Sono morto x 15 giorni ma sono tornato perché l’amore è”, uscito il 24 ottobre, un viaggio emozionale di 12 tracce che racchiudono una molteplicità di pensieri e visioni e l’indoor tour che ha toccato le principali città italiane, registrando il tutto esaurito a Roma, Milano e Firenze, Amalfitano torna con un nuovo brano inedito.

 

“Nulla in ciel” è un pezzo sincero e meditativo, si apre con uno strumming di chitarra e la sola voce dell’artista, per poi arricchirsi con progressioni di piano e violini. Successivamente entrano batteria e basso, accompagnando il brano verso il suo culmine. Anche l’interpretazione vocale segue questo andamento, creando un equilibrio coerente tra intensità e struttura.

Il pezzo è una riflessione sulla perdita e sul ritrovamento del cielo inteso come centro spirituale della propria vita. Ho perso la fede nella salvezza del cielo, ma solo per aver visto il più bel sorriso della mia vita anche se solo per un istante, e poi nonostante un’intera vita che va a rotoli, sono salvo in qualche modo perché capisco che aver provocato quel sorriso mi fa dire che un ordine cosmico esiste e forse trovo pace lì dentro. Non è una canzone romantica, ma una canzone sul romanticismo” – commenta il cantautore.

 

Per la cover del brano, Amalfitano ha scelto un estratto di un fumetto, realizzato da lui stesso, chiamato “Il grande viaggio della grande canzone del grande mago ubriacone”. È la storia di un incantesimo notturno, la nascita di una canzone che viaggia verso luoghi sconosciuti, che fa cantare e fa ballare, ma in fondo ci fa anche domandare cos’è l’amore e cos’è la vita.

 

Lo abbiamo incontrato per parlare dell’album.

 

Intervista a cura di Egle Taccia

 

Come mai hai scelto questo titolo?

 

Il disco viene da una scritta che ho visto su un muro, in realtà non l’ho vista dal vivo, l’ho vista in una foto che girava su internet anni fa e questa cosa mi aveva colpito particolarmente anche perché non era scritta sul muro con la bomboletta, ma era incisa sul muro, c’era una sorta di violenza, una sorta di sofferenza, perché era stata incisa probabilmente con una chiave e non si capiva perché la lettera finale fosse piena di segnacci, non si capiva se era l’amore è o l’amore e, non si capiva se ci fosse l’accento o meno, e poi c’era un segno che cadeva giù. Questa cosa mi faceva un po’ ridere, perché sembrava appunto che questo avesse scritto sono morto per 15 giorni ma sono tornato perché l’amore è e poi era rimorto, come se fosse risorto per scrivere e poi fosse rimorto di nuovo subito dopo e mi ha colpito particolarmente quella scritta perché mi sembrava bella, divertente e piena di vita, mi sembrava che ci fosse tanta vita vissuta là dentro e mi è sempre girata nella testa, visto che avevo vissuto delle situazioni analoghe in cui mi sono sentito morto, risorto, morto di nuovo e risorto di nuovo, ho voluto utilizzare quel titolo.

 

E alla fine hai capito cos’è l’amore?

 

Sicuramente è una forza cosmica che ci spinge a dare un senso alle cose e a comprenderle e a viverle. La voglia di vita, la voglia di vivere, è l’amore.

 

Nel disco si parla d’amore ma non solo, quali sono gli altri temi su cui ti soffermi?

 

Mi piacciono alcune particolarità che si vivono, vedere delle cose enormi nelle cose piccole come aspettare l’autobus. Mi piace parlare di cose piccole come il sole di domenica, vedere cose, raccontare anche di me che leggo un libro, vado a fare una passeggiata in farmacia, che rifletto e mi sento nella stessa solitudine di Achille. È un po’ un dialogo con me stesso, con le cose che mi circondano, con i miei amici, con la vita che mi pulsa intorno.

 

Ha ancora senso parlare d’amore in un periodo storico in cui i sentimenti sembrano andati completamente in crisi?

 

Parlare di amore in senso generale e cosmico come forza pulsante della vita ha sempre senso, non vedo perché uno non dovrebbe farlo. Parlare di sentimenti? I sentimenti un po’ cambiano. È sempre bello parlarne. Ogni tanto finiscono, ogni tanto si modificano, quindi sì, anche in quel caso ha sempre senso, non vedo perché uno non dovrebbe farlo, assolutamente.

 

Tu sei uno dei cantautori più forti di questo periodo e stai riscuotendo sempre più successo. Per questo album quali sono stati i tuoi riferimenti musicali?

 

Non ne ho avuti, l’unico riferimento musicale che ho avuto è la musica che ho ascoltato negli ultimi anni, forse gli anni più bui della mia vita, che è stato il country americano, c’è tanta America dietro. Gli arrangiamenti del disco hanno tanta America, dal gospel al country, al folk, alle sonorità americane di un’America che magari a noi non arriva, l’America più americana, che non segue le mode. Quella forse è stata l’unica mia vera ispirazione. Per il resto, gli ultimi anni sono stati un periodo in cui ho ascoltato pochissima musica e pochissima attualità, sono stato molto poco attuale, mi piaceva essere un po’ fuori dal tempo.

 

C’è un brano a cui sei particolarmente legato?

 

Il brano a cui sono più legato è “Vai a costruire le campane”, perché è la prima canzone, spero di tante, che è dedicata a mio figlio, ma dentro ci stanno tutte le mie passioni e anche un tema importante. In parte sono i consigli di vita che do a mio figlio, un po’ perché quei consigli di vita li ho attinti da due cose meravigliose che sono un libro, secondo me meraviglioso, di Nikos Kazantzakis, che è l’Odissea, un testo greco degli anni ’20 che parla di un Ulisse che si mangia la vita e viene mangiato dalla vita, qualcosa di estremamente vitale, che per me è abbastanza simile all’amore, mentre l’idea delle campane l’ho presa da un film di Tarkovskij e in più perché è un brano gospel, ho cercato di metterci il più possibile il gospel, che è difficilissimo da mettere nella musica italiana. L’insieme di queste due cose me lo fanno piacere tanto.

 

Il disco svela la tua passione per la pittura, infatti la copertina è una tua creazione, in che modo disegno e musica si intrecciano nella tua vita?

 

Credo che vengano tutti dallo stesso calderone, non credo che ci sia un dialogo tra le due, se non quello che vengono dalla stessa fonte. La voglia di disegnare, la voglia di scrivere, la voglia di suonare vengono alla fine dallo stesso pentolone, poi prendono strade diverse, non devono per forza dialogare coerentemente, possono farlo o no, però sicuramente mi piace disegnare e mi piace disegnare quello che mi piace vedere. È un po’ come quando faccio una canzone che mi piace ascoltare, faccio una canzone perché mi piace riascoltarla e faccio un disegno perché mi piace vederlo oppure perché voglio raccontare una storia o ricordare qualcosa che ho vissuto.

 

Qual è il sogno più grande che vuoi realizzare con l’arte?

 

Mi piacerebbe tantissimo ridare alle persone quello che hanno dato a me. Per me è stata una scintilla che mi ha fatto capire quanto è bella la voglia di vivere, la voglia di indagare, di assaporare i sentimenti, anche la voglia di ricercare le cose al di là dell’arte. L’arte è come quando lanci la pallina del flipper, è come se partisse il gioco, una scintilla, un Big Bang, sembra “e luce fu”, come l’inizio della Bibbia, quel tipo di sensazione che tante opere artistiche mi hanno dato, quell’esplosione, quella fiammata è la stessa che mi piacerebbe ridare agli altri, proprio perché probabilmente è una delle cose più belle che mi ha dato la vita.

 

Sei in tour per portare in giro il tuo nuovo album. Com’è stato ritrovare il tuo pubblico?

 

Bellissimo, perché si è ampliato e ne sono felice, è diventato ancora più numeroso. Poi è un pubblico estremamente vario. C’è gente molto grande, c’è gente molto piccola, c’è gente che ha appena 20 anni se non addirittura 18-19, come persone di 60 – 70, che portano anche i loro figli. E’ un pubblico estremamente variegato, gente che fa i lavori più disparati, quindi mi ha fatto notare che questo progetto è un po’ svincolato dalle mode, da delle mode settorializzate ad un determinato utente e poi è stato bello vedere che cantavano tutte le canzoni dell’album nuovo, che è uscito qualche mese fa. Sapere che questo album è subito entrato nella vita delle persone e che le canzoni le cantano, quindi che non vengono lì ad aspettare una canzone sola o a vedere un progetto che in questo momento ha hype senza canzoni, sapere che sono venuti proprio per le canzoni, mi ha riempito di gioia.

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