Il lungo corridoio dei Réclame [No New]

 “VOCI DI CORRIDOIO” è il disco d’esordio dei RÉCLAME, il gruppo nato dall’incontro tra Marco Fiore con i fratelli Edoardo, Gabriele e Riccardo Roia che ha debuttato lo scorso dicembre tra i finalisti a ‘Sanremo Giovani 2019’.

“Voci di corridoio”, prodotto da Daniele Sinigallia, è il primo album di inediti di questa promettente formazione, che si è distinta fin dalle prime ore per la capacità compositiva e l’originalità della proposta.

Ispirandosi alla tradizione cantautorale italiana, con una costante attenzione alle sonorità alternative contemporanee, i Réclame pubblicano 8 brani per altrettante storie e personaggi: voci e frammenti di un mosaico dell’esperienza umana.

 Intervista a cura di Egle Taccia

 

 Di cosa parlano queste “Voci di corridoio”?

“Voci di corridoio” racconta otto personaggi differenti e complementari. Ognuno parla, con voce sincera e disillusa, delle proprie esperienze di vita, nella speranza di lasciare un po’ di sé all’ascoltatore. Il disco è concepito come un lungo corridoio, all’interno del quale possiamo osservare, solo dall’uscio, i vari locali ad esso collegati. Le camere che compongono il disco rispecchiano i coinquilini che le abitano: hanno arredi sonori differenti e, man mano che si procede, sempre più rarefatti.

 

Cosa vi è rimasto dell’esperienza a Sanremo Giovani 2019?

L’ esperienza di Sanremo Giovani è stata sicuramente formativa per noi. Abbiamo dovuto fare i conti con tutta una serie di dinamiche televisive a noi sconosciute, che sicuramente ci risulteranno utili per il futuro. Ci dispiace solo di non essere arrivati all’Ariston ma, per una band neonata come la nostra, esibirsi in prima serata su Rai Uno è già stato un risultato importante ed è anche stato un ottimo trampolino di lancio per il progetto.

Per i suoni vi siete ispirati al cantautorato e alla scena alternativa. Volevate proporci qualcosa di diverso da quello che possiamo definire come indie/pop?

All’interno del disco abbiamo cercato di far convivere narrazione e strutture pop. L’intento, da un punto di vista sonoro, è stato quello di creare un equilibrio fra acustica ed elettronica. Sinceramente non crediamo che sia un disco assimilabile all’indie/pop attuale né testualmente né musicalmente. Il nostro sound è più vicino all’alternative rock contemporaneo.

Cosa hanno in comune i personaggi che incontriamo nell’album?

Ogni brano del disco è concepito come un frammento che fa parte di una struttura più grande ed i singoli episodi non sono altro che un confronto con le nostre paure, i nostri dubbi, le nostre fragilità. La visione che risulta degli otto personaggi è solo parziale, ma è il tutto che conta, perché nella loro coralità, nell’eco confusa delle loro rivelazioni, emerge la loro vera natura. Il filo conduttore del disco è sia sonoro che contenutistico. I personaggi sono, a loro modo, tutti dei vinti alla ricerca di un motivo per vivere. C’è chi proietta le proprie speranze sugli altri, chi vive ancorato ad un passato che non si può ripetere e chi, infine, trova una via di fuga solo nella morte.

Cosa li rende così fragili?

Ogni personaggio del disco tenta di colmare un vuoto esistenziale. L’impossibilità di riuscirci genera una fragilità di fondo che si può coprire ma non eliminare.

In che modo amore e tossicodipendenza possono diventare un mix letale?

La dipendenza è una condizione umana che, anche senza essere direttamente legata all’abuso di sostanze stupefacenti, chiunque sperimenta nel corso della propria vita. La necessità di dipendere da qualcosa o da qualcuno è una possibilità che si annida all’interno di ogni essere umano e che da sempre lo affascina pericolosamente. Nel brano “Il vuoto sotto la pelle”, partendo da questo assunto, mettiamo a confronto il rapporto amoroso e la tossicodipendenza: due comportamenti che condividono la ricerca del piacere fisico e psichico.

 

Domanda Nonsense: Qual è il disastro più grande che avete combinato da piccoli nella casa d’infanzia?

Sicuramente la volta in cui abbiamo distrutto una porta a vetri con una bicicletta è stato un disastro memorabile.

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!