Incantevole, seduta al suo piano nella penombra, Anja Plaschg fa partire le prime note di “The End” dei Doors e conquista subito la scena, mentre il Teatro Regio di Parma si raccoglie in un silenzio religioso e la osserva come si osservano le divinità: lei, eterea, sprigiona tutta la sua qualità vocale e fa suo ogni verso, sia quando interpreta Jim Morrison, piuttosto che quando si perde in “Mistery of Love” di Sufjan Stevens; quelle parole, di altri autori, sono le sue nè più nè meno di quelle dei brani che ha scritto lei stessa.
Ci troviamo di fronte a una grandissima interprete, una delle più dotate della nuova generazione di cantautrici e lo scenario del Barezzi Festival la esalta, si rivela proprio la dimensione perfetta per il suo modo di intendere la musica, un modo personale che oscilla tra il classico e lo sperimentale, distorcendo l’atmosfera, distorcendo le note grazie anche a una fantastica band che la accompagna.
Anja trova le sue linee, le sue parabole e, letteralmente, manda in visibilio un pubblico attento e partecipe, sorpreso e ammaliato da questa ragazza austriaca che si muove tra Velvet Underground (“Pale Blue Eyes”), Cat Power (“Maybe not”) e brani personali (“Italy”, “Safe with me”), dimostrandosi una ninfa oscura e sensuale che si muove sulle note come a casa sua.
Solo applausi per lei, nel magico scenario del Teatro Regio di Parma, un luogo assolutamente unico.



















































